I PRINCIPI DEL MAGNETISMO LINEARE SONO BASATI SULL’ARTE CONCETTUALE , ASTRATTISMO, ASCETISMO.
Il Magnetismo “Lineare” nasce dopo l’elaborazione dei principi preliminari delle diverse correnti artistiche del XX secolo, è la conseguente logica finale di un vissuto di esperienze e concetti umani dell’ultimo secolo.
E’ un assemblaggio di teorie che all’unisono esprimono l’antifisicità e concetti come: l’astrattismo, il concettuale, la metafisica , il dualismo, la trascendenza .
All’Astrattismo, il Magnetismo L. si associa, poiché come esso si spoglia e si libera di ogni dettame accademico per esprimere, con l’immediatezza del segno, tratti che tuttavia si incanalano sempre in una struttura aderente ai principi fondamentali del disegno.
Tuttavia sono evidenti sostanziali differenze.
In primo luogo la risposta dell’osservatore dinanzi all’opera astratta è diversa da quella magnetica .
L’osservatore, infatti, posto davanti l’opera astratta, è invitato alla ricerca della perfezione, nei tratti espressivi dei personaggi rappresentati e cerca di elaborarli interiormente e quando riesce, magicamente, percepisce anche se non in maniera immediata, lo sguardo dei personaggi rappresentati e la “ pazzia” dello stesso folle artista creatore.
Nel M. , invece, l’osservatore è parte attiva nel vortice di “sobria pazzia” dell’opera stessa, percepisce lo sguardo e le cose rappresentate ma in un legame con colui che si è adoperato come guida nel nuovo percorso, “l’artista”.
Concludendo possiamo quindi dire che nel M. l’opera non viene sviscerata e trasformata in modo introspettivo come nell’A., ma l’elaborazione dell’opera viene esteriorizzata insieme al folle artefice dell’opera stessa.
Anche nel M. , il disegno accademico , le proporzioni , apparentemente inesistenti sono presenti.
La forma è la Linea, che diventa protagonista del volto, della posa, ma, a differenza dell’A. nulla è da elaborare, si trova tutto davanti a noi quasi disteso nell’opera .
Ciò che l’interlocutore vede è la rappresentazione simbolica di una stato d’animo quasi immortalato in uno scatto fotografico , la tangibilità dell’attimo catturato sulla materia, sia essa carta, legno o qualsivoglia materiale .
Tutto ciò sembra quasi appartenere al soprannaturale, all’ascetismo, ma se riflettiamo ci riconduce alla foto di un’immagine la cui attenzione del fotografo contemporaneo è catturare quel dato istante e quel dato di percezione dello stato d’animo dei personaggi fotografati.
La Linea, madre creatrice dei volti e degli oggetti posti nell’opera, ci sorprende perchè ci costringe a non fingere e a riconoscere nello specchio il nostro essere universale. Noi opera di noi stessi.
Ciò che si presenta al nostro io, nell’osservare l’opera, è un sicuro approdo in un nuovo mondo, costellato di linee che, dall’opera, pervadono l’interlocutore e che da esso fuoriescono in infinite connessioni simbiotiche con la realtà.
Come “l’Informale” abbiamo rotto lo spazio ma a differenza di ciò sono sconvolti i piani creativi e non sentiamo più la necessità di sperimentare la materia perché abbiamo già sperimentato.
La sperimentazione dello spazio utilizzato per l’opera, non è più solo materia, ma c’è insita all’interno l’idea della materia usata come mezzo per rappresentarci.
Con il M. diventiamo padroni dello spazio perché siamo spazio noi stessi.
Il Concettuale ci ha aiutato a comprendere che l’idea di esprimere un concetto è alla base dell’arte vista come creazione d’opera.
Con il Magnetismo, quasi assorti nel percorso ascetico, ci si serve di Dio (del metafisico del trascendente) per concettualizzare la nostra spiritualità.
L’opera tende ad essere pura essenza, espressione di uno stato d’animo tangibile, riconducibile ad ognuno di noi.
Il Magnetismo ci riconduce alle teorie del Dualismo “la non Forma “ ma dopo averla fatta sua, con la frammentazione dei tratti, ne nega i fondamenti anti-arte, e si ricompone nella riscoperta dell’arte stessa. E’ creazione di uno stato d’animo per mezzo dell’arte.
Con il M. per esprimere ciò che siamo, non esiste l’obbligo di evidenziare particolari e sfaccettature, perché resta il tratto forte e deciso della forma, sintesi estrinseca dell’essere umano.
Nel Magnetismo si possono ricondurre tutte le forme di espressione artistica accomunate per tratti pensieri e sintesi alla nuova teoria di lettura magnetica, come la poesia, la fotografia, la grafica, ed in ultimo, più riconducibile, la pittura.
La “Linea”, nell’opera, è libera crea spontaneamente il movimento il cui gesto diventa musica per suggerire l’intensità del segno.
Le esemplificazioni a cui tutto ciò si riconduce sono numerose, e di vario genere.
Il mito, in primo luogo, che non è ingenuo ricordo sommerso, ma rappresenta il lungo percorso dello spirito, partecipazione di un “vissuto”, substrato di ogni cultura.
Il “segno” che si erge a protagonista e ribadisce nella marcata individualità del tratto, la forza.
Il simbolo che vive nell’umana cultura in cui tutti i prodotti dello spirito sono intercomunicanti.
La Linea Mito così complessa è mito-segno-simbolo.
Così quand’anche le filosofie tendano ad omologare i percorsi dell’arte, la linea Mito, si eleva a creare un suo universo metafisico, aperto a contaminazioni, rinnegando l’inviolabilità delle ideologie, crea relazioni intersoggettive di fondamentale valenza storica e spirituale.
La Linea Mito, nel Magnetismo “La Linea”, è presente come significato simbolico originario, prodotto di una vera e propria empatia fra le varie matrici culturali.
L’espressività “Lineare “diviene capacità di manifestare, e di far sentire, un mondo di sensi: in cui, appunto, la presenza è espressiva e comunicativa nel suo stesso essere presenza.
La “Linea” offre una potenzialità di comprensione immediata; è esempio di comunicazione diretta, priva di “stazioni intermedie”, il messaggio è inviato direttamente all’interlocutore, una trasmissione di sensazioni, pensieri che l’immagine “pulita” trasmette rimanendo comunque in attesa di una azione-reazione comune all’artista ed all’osservatore.
Il segno diviene un incontro tra artista ed interlocutore è un tentativo dell’uomo di cogliere le forme dell’essere in forme “essenziali” , totalità esistenziale , nell’esperienza del vissuto.
Il segno nell’ opera d’arte è al servizio del pensiero, che a sua volta è al servizio dell’Essere che si manifesta nella forma.
L’osservatore come l’artista, spirito, si libera nell’etere sedotto dalla forma del tratto in quanto archetipo o modello di un vissuto universale.
Linee guida di Ida Saitta
arch. Vilma Torselli









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