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===================== 3 ARTE OGGI

“Frecce di luce – Duetti solisti”, parte III

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 21/05/2006

Da "Duetti solisti"


La lingua perfetta

 

La lingua perfetta aveva quattro zampe,
da virtuose mani callose
in una carriola sospinta,
alle prime luci del promettente giorno.

E tutte le domande
che nell’inquietudine dei giovani ardono,
parevano aver trovato la pace,
nel ritmico sfarfallio di una coda,
chetate dalle infinite sorprendenti variazioni,
eseguite su quell’unica nota-parola:
“Bau”.

 

La seduzione dell’arte

 

Pastelli multicolori,
sulla carta rugosa e scura,
meticolosi tratteggiano,
schizzi nervosi di morbida cera,
calda.

Rabbiosi sussulti,
d’angeli feriti,
son sciabolate dimesse,
d’un artista del vacuo,
col suo stiletto graffiante,
percuote estraniato,
corde d’intensità sconosciuta.

Cosa sai dirmi piccolo uomo,
d’un mondo così effimero,
che non sia solo,
umile silenzio ?

 

Lacrima sola

 

E di rugiada sei goccia,
da lussureggiante foglia
dolcemente a riposar nel Mare.

 

Le mani del pianista

 

Le mani del pianista,
eran come sbuffi brillanti,
s’un drappo di nuvole di velluto.


Le mani del pianista,
eran come argentei riflessi di lune,
su specchi d’altri mondi.


Le sue dita lucenti,
eran come i fieri lampioni,
dei paeselli sulle colline in fondo al mare.


Le sue note dissennate e toccanti,
eran come lo struggente lamento,
d’un angelo ferito.


I suoi movimenti estranei e fluenti,
eran come ombre di luce,
su scarne pareti di silenzio.


Gli spettatori del pianista,
eran come statuine di morbida argilla,
plasmantesi nell’idillio del fugace rapimento.


Giochi di luci abbaglianti,
vapori irreali come affettuosi ricordi,
è la fine d’un capolavoro.

Alcuni istanti sono irripetibili sculture di ghiaccio,
dinanzi al muto destino.

 

L’inafferrabile bolla di sapone

 

Camminando su sentieri d’aria,
sfidando la bufera,
oltre lo spumeggiar dell’onda del mare,
marmoreo contro l’aurea daga del sole,
inafferabile il mio bacio vola da te.

Racchiuso in questa fragile bolla di sapone,
il mio cuore si fa tuo,
cento e più volte vagando per il mondo,
alla ricerca della tua morbida guancia,
ove finalmente morire.

 

Ora che nel vento

 

Come di una foglia,
esiste lucida fronte,
e labirintico dorso,
tutt’uno che non si conosce,
eppur dell’altro sente,
indubitabile l’esistenza,
così io,
irrequieto uomo di monte,
son nato alla ricerca della mia metà.

Come non potresti,
chiedere a foglia alcuna,
d’esister al vento,
umiliata della sua metà,
così Dio non osar sottrarmi,
ciò che per lunghi anni,
mi hai condannato a cercare.

Amore, gaudio e sofferenza,
vorrei credere,
senza alcun crudele spettatore,
sogghignante dietro le quinte velate.

Ora che nel vento,
sereno scompaio.

 

Paeselli di montagna

 

Isole di luce,
la notte,
tra alberi curiosi.

 

Pianto d’amore

 

Immemore del tempo,
sei clessidra d’infinita tristezza,
nella grotta della solitudine,
sei di lacrime scintillanti,
silenziosa cadenza.

 

Spazi incolmabili

 

Il mio mondo è così vicino,
discosto solo d’un palmo dal tuo,
di là d’un insospettabile angolo beffardo,
che mai sapresti riconoscere esserti amico.


Il mio mondo è così lontano,
che lesto sfugge il greve arrancar della ragione,
sfuma e si dissolve,
in un altrove che ferisce e tortura.


Spazi incolmabili,
contrafforti d’aria tra gli affetti più cari,
son gelide pareti,
che dividono e spezzano i sogni.


Il pensiero,
cruda chimica del sentimento,
plasma del mondo ogni percezione,
come in un quadro alterato e distorto.


Desolato signori,
ma mio non è il vostro pueril architettar credenze,
che s’infima usanza vi stracolli di concetti,
che l’orma del mio passo ivi è già stata compressa,
ed ora alberga sola in una landa silente.


Sussurrami parole introvabili,
e forse dal cielo,
esse cadranno nel mio mondo.

Spesso non c’è soluzione.

 

Uomini senza cassetti
(omaggio a Salvador Dalì)

 

In un serraglio di fratelli,
come girini ammassati in una fossa comune,
nacqui figlio unico.

Tutt’attorno a me,
marionette dagli occhi di ceramica,
roteavano disorientate,
nel corpo e negli sguardi,
nel fondo d’un cassetto.

E dal fondo d’uno di questi,
raramente vidi sgorgare altro,
fuorchè barbare cianfrusaglie,
 o il desertico vuoto.

Per la gioia,
dell’Oscuro Benefattore.

Visione globale


Tarpami o Diva,
un sorriso dalla piccole ali,
una volta ancora.


Come passero caduto dal nido,
e spezzato alla vita,
io vivo in ogni istante,
l’insostenibile peso,
degli anni a venire.


Cosa c’è dentro le scatolette Simmenthal
(omaggio al genio di Raymond Carver)

 

Cosa c’è dentro,
le immense scatolette,
della Simmenthal ?

Per quanto mi riguarda,
tutte stipate là dentro,
stavano voragini immense.

Come quando in quel parcheggio assolato,
dopo averle viste divorare nel cuore,
dal mio fulvissimo amico peloso,
ci ho guardato dentro,
ruzzolando in un pozzo senza fondo,
scavato nella mia anima,
che sapeva esser quello,
l’ultimo dono,
prima della partenza.

 

Sassi

 

Sassi nel cuore,
attraverso le vene,
irradiano onde di sangue,
nell’anima in burrasca,
elevandola,
sostenendola
o affossandola.

Poesie.

 

continua >>>>>>

 


 

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