A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 23/10/2006
Ricorso allo stesso sistema di codici visivi generali ed elementari per analizzare una fotografia o un dipinto o qualsiasi altra forma d'arte visiva.
Se in origine si è attribuito alla fotografia un ruolo sostanzialmente copiativo e riproduttivo della realtà, senza esplorarne appieno le enormi possibilità di impiego, a partire dai movimenti avanguardisti del ‘900 essa viene inserita tra i linguaggi culturali di carattere visivo per i quali il tecnicismo non esclude la possibilità di una più o meno marcata soggettivazione del risultato, alla stregua di quanto accade in pittura, tanto che oggi si dà per scontato il concetto che la fotografia non debba necessariamente essere fedele trascrizione del reale e che, come tutte le forme d'arte visiva, esprima, in un suo modo unico e diverso per ciascuno, una visione del mondo, quella del fotografo che realizza la foto.
Proprio dalle differenze con il reale, frutto di una scelta personale anche nell'utilizzo delle opzioni offerte dalla tecnologia, una foto trae il suo significato e la sua specificità, mentre si configura come un valore aggiunto, ma non il più importante, il fatto che la rappresentazione fotografica possa perfezionare ed integrare la nostra capacità di vedere il mondo che ci circonda, rendendo visibili fenomeni oggettivi che in condizioni normali sfuggono alla percezione della vista e del suo strumento ottico naturale, l'occhio umano.
Sulla complessa reciprocità di rapporti che nella prima metà del secolo scorso si instaurano tra arte visiva e fotografia, scrive nel
Il confine tra pittura e fotografia è oggi talmente labile che viene da chiedersi se il "realismo", nell'accezione più comune del termine, competa più alla fotografia o alla pittura, stante le numerose sperimentazioni, in campo pittorico, di stampo eminentemente fotografico, come testimoniano molti movimenti europei ed americani quali l’impressionismo, il realismo, l’iperrealismo, il postmoderno, e stante il parallelo dilagare, in campo fotografico, delle tecniche e delle elaborazioni digitali asservite ad esiti eminentemente grafici e pittorici (pittorialismo in senso lato)

E’ così che valgono anche per la fotografia, a tutti gli effetti considerata una forma d'arte, gli stessi concetti valutativi che si utilizzano nell'analisi di una qualsiasi opera visiva moderna, secondo i quali è definitivamente tramontata, a partire dall’Espressionismo tedesco, l'idea del bello estetico legato alla mimesi del reale, anche se oggi le nuove tecnologie digitali, con le enormi possibilità di manipolazione e di abbellimento dell'immagine, costituiscono una notevole tentazione proprio nella direzione di un concetto di bellezza stereotipato ed estetizzante, ma soprattutto falsificato, che tuttavia la sensibilità ed il talento di ogni fotografo può calibrare secondo la propria fantasia creativa e secondo correttezza e buon gusto, se non proprio secondo "arte".
Per analizzare una fotografia, così come un dipinto o una scultura, utilizziamo quindi lo stesso sistema di codici visivi generali ed elementari e perciò di ampia comprensione, cioè linee, colori, luci, ombre, spazio, volume, composizione e regole conseguenti (simmetria, irregolarità, direzionalità ecc.), in grado di attivare una percezione di carattere eminentemente sensoriale.
A titolo esemplificativo, si noti come l'accostamento tra due fotografie realizzate da Gianmarco Chieregato e due opere d'arte visiva moderna (una di Lucio Fontana, una di Franz Kline), mettano in risalto una evidente analogia nella scelta della soluzione segnica adottata dagli autori, con risultati puramente percettivi assai simili.

Non esiste, però, solo la lettura dell’immagine basata sull'osservazione delle forme, ma anche quella legata alla psicologia della forma e della percezione, coinvolgente il cervello, la mente, la psiche, la cultura dell'individuo, la sua vita, la sua storia, per una comprensione del significato storico e contenutistico e delle intenzioni narrative e documentaristiche dell’immagine stessa, comprensione mediata dai codici storico-culturali.
L’impatto emozionale, risultato delle due letture integrate, quella visiva e quella storica, è indispensabile e potente mediatore per l’attivazione della nostra intelligenza emotiva, chiamata prepotentemente in causa in ogni esperienza di ordine estetico, legata alla funzionalità di determinate aree corticali del cervello con forti connessioni con il sistema limbico e all'attività dell'amigdala e delle sue connessioni con alcune aree associative della corteccia visiva.
E’ ovvio che i riferimenti iconografici ed il significato storico-narrativo del ritratto di una persona nota, abbiano nella decodificazione del linguaggio un peso maggiore di quanto ne avrebbero per il ritratto di un anonimo sconosciuto, così come, invece, i codici visivi sono prevalenti quando si tratta di trasmettere un messaggio generico ed esteso, come ad esempio quello pubblicitario: ma poiché la fotografia, come il disegno o la pittura, tratta di contenuti semantici, bisogna mettere in conto una loro inevitabile ambiguità connessa al loro essere plurivoci, al loro avere significati aperti, una sorta di polivalenza gestaltica che può portare a diverse interpretazioni.
Ciò si verifica sia per i codici storico-culturali che per quelli visivi, anche se questi ultimi sono spesso più efficaci e precisi nell’attivare un immediato contatto tra immagine ed osservatore, essendo liberi da ogni blocco concettuale e poggiando su una base biologica, come indicano gli studi più recenti della neurobiologia, che indaga in che modo le varie aree del cervello rispondano a elementi visivi quali colore, forma, linea e movimento.
Le fotografie sono state pubblicate per concessione dell'autore
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© Gianmarco Chieregato