A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 15/03/2007
La fotografia come art moyen, arte media, a metà strada tra due estremi, in una zona dai confini incerti.
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UNA FIORENTE POLISEMIA
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Lo statuto ontologico di arte media è stato attribuito per la prima volta alla fotografia nell’ambito di una ricerca sociologica condotta da Pierre Bourdieu e diversi collaboratori [1] del Centro di Sociologia dell’Educazione e della Cultura. Dagli esiti dell’inchiesta sociologica nasce il concetto, tanto fecondo per la storia sociale della fotografia, di medianità, che offre, tutt’oggi, importanti punti di ancoraggio teorico nel tentativo di definire le caratteristiche proprie di un medium tanto variegato, insolito e di difficile collocazione come quello fotografico.
L’espressione propriamente usata da Bourdieu e dai suoi collaboratori, che compare nel titolo originale [2] della raccolta di saggi a sottolinearne l’importanza, è art moyen, arte media. Entrambi i termini, sostantivo e aggettivo, presentano quella prolifica ambiguità interpretativa che, una volta epurata dagli aspetti negativi e problematici, banali ambiguità che intendono l’espressione come sinonimo di mediocrità , si apre ad una profonda ricchezza di significato [3].
Ugualmente mediato, e per eccellenza, dalla macchina fotografica è il rapporto del fotografo con il fotografato, entrambi soggetti alla propria personalità e al proprio rapportarsi con quella dell’altro. Specchio o indice di questa relazione, la fotografia non può che portare su di sé i modi del loro rapporto, rendendo manifesta, nella posa del soggetto fotografato, la considerazione in cui questi tiene il mezzo fotografico e la maggiore o minore familiarità con il fotografo, che darà a vedere, invece, con i modi di utilizzo dell’inquadratura, della luce e nella scelta stessa del trattamento del soggetto la sua stima verso di esso e la sua propria etica fotografica.
A metà strada quindi tra il tradizionale quadro e il ready-made [6], la fotografia avrebbe permesso, con le possibilità aperte dalla sua sola esistenza, l’avvento dell’arte e, a nostro parere, anche dell’era contemporanea. Ultimo tassello dell’era moderna, da questa discendente per caratteristiche tecniche, avrebbe, infatti, costituito l’inizio dell’era mediale e relazionale dominata dai mezzi di comunicazione di massa, nonché il primo accenno a quella smaterializzazione sociale, artistica e comunicazionale oggi quasi definitivamente realizzata con l’avvento del digitale e del virtuale. Il termine mediale conduce con sé, dunque, tutta una serie di considerazioni che investono la fotografia di innumerevoli significati, molti dei quali dal sapore avveniristico. | |
| [1]Pierre Bourdieu (a cura di), Luc Boltanski, Robert Castel, Jean-Claude Chamboredon, La fotografia: Usi e funzioni sociali di un’arte media, Guaraldi, Firenze 1972. [2]Un art moyen. Essais sur les usages sociaux de la photographie. Nella traduzione italiana il termine media compare, invece, solo nel sottotitolo. [3]Claudio Marra collega l’accusa di mediocrità ai dibattiti ottocenteschi suscitati dall’invettiva di Baudelaire, che opponeva la pratica utilitaristica dell’industria al superiore valore delle belle arti. [4]P. Bourdieu (a cura di), La fotografia: Usi e funzioni sociali di un’arte media, Guaraldi, Firenze 1972, p. 45. [5]È di B. Croce la definizione di arte come «ispirazione chiusa dentro il cerchio di una forma». [6]I legami tra fotografia e ready-made sono stati messi in luce per la prima volta da Rosalind Krauss. [7]F. Nadar, Quando ero fotografo, Abscondita, Milano 2004. [8]Bourdieu mette in guardia dal ritenere che la crescente diffusione, negli anni Sessanta, di attrezzatura professionale tra la gente comune fosse da ritenere sintomo di un progresso nell’acquisizione di competenze tecniche e di consapevolezza estetica, dovendosi trattare, invece, di un fenomeno legato unicamente a leggi di mercato quali il dilagare del consumismo e del conformismo, l’adeguamento delle proprie macchine ottiche agli standard medi di diffusione e alla moda e non ultimo il ribasso dei prezzi dovuto alla già avanzata commercializzazione dei modelli. Tutte motivazioni estranee ad un reale avanzamento conoscitivo nei confronti della fotografia. [9]C. Baudelaire, «Il pubblico moderno e la fotografia», in Salon del 1859, in Scritti sull’arte, Einaudi, Torino 1992, pp. 217-222. | |
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