A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 13/07/2007
Un'opera del periodo berlinese dell'artista forse più significativo dell'Espressionismo.

Ernst L. Kirchner "Potsdamer Platz" 1914, olio su tela, 200x150 cm, Neue Nationalgalerie Berlino
Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938) esprime in modo esemplare il tormentato passaggio dalla poetica ottocentesca a quella che sarà la poetica della pittura moderna, mediante un dialogo aperto e senza pregiudizi, da artista ecclettico quale era, con la cultura del suo tempo, con Van Gogh, Matisse, il Futurismo.
Il suo segno, agli esordi, cresce su radici liberty e simboliste e sulla suggestione dell'incisione giapponese, finché, appassionato visitatore del Museo etnografico di Dresda, è folgorato nel 1910 dai 'racconti' che si snodano nei legni intagliati dell'Isola di Palau.
Kirchner, tuttavia, non è Gauguin. Non nutre nostalgie per l'esotica Arcadia dei mari del sud, ma guarda con attenzione alle forme sintetiche di quelle civiltà per innestarle nella tradizione xilografica tedesca.
Non a caso considerava il suo capolavoro il "Nudo con cappello nero" dove essenziali colpi di sgorbia scavano i fianchi della compagna Dodo Grosse, paragonata a una Venere di Carnach o a una Eva di Durer.
Kirchner ama il legno, eccelle nella xilografia, come dimostrano le magistrali tavole a colori per "La meravigliosa storia di Peter Schlemihl", una sorta di Faust bohèmien che vende la propria ombra al diavolo; in cambio ottiene emarginazione e solitudine, condizioni che, scrisse il pittore morto suicida, fanno dell'artista "una delle sentinelle spirituali del mondo."
Influenzato dalla poetica fauve, Kirchner realizza inizialmente soprattutto dipinti di paesaggi e ritratti di grande semplificazione formale dai contorni marcati e dai colori violenti, dipanando le sue composizioni in un contesto spaziale decisamente antinaturalistico carico di vitalità istintiva.
In seguito, dopo il 1911, la sua pittura vira decisamente verso una drammaticità esasperata e disperata, nella quale il colore viene usato esclusivamente in chiave psicologica e simbolica ed il segno si irrigidisce e si spezza in angoli secchi attuando la deformazione tipicamente espressionista (fu tra i fondatori di "Die Brucke") che andrà esasperandosi fino al linguaggio astratto e drammatico del periodo di Davos.
Celebri i suoi dipinti su Berlino, ritratti e scene di vita metropolitana estremanete espressivi della contemporaneità, eccellenti le sue incisioni, i disegni, le fotografie, gli scritti: fino alla sua tragica fine di suicida, Kirchner produsse come artista le opere forse più significative dell'Espressionismo tedesco.
Questo dipinto viene eseguito nel periodo bellico in cui l'artista è 'involontariamente volontario' sotto le armi, dove si imbatterà negli orrori della guerra derivandone una grave forma di depressione psichica che non lo abbandonerà più.
La composizione è dominata da due figure femminili, due eleganti prostitute, alte quasi due metri che occupano tutta la parte sinistra della tela, vestite di nero e di blu, con cappello piumato, veletta e scarpe dal tacco alto, con lunghi abiti che accennano appena la femminilità delle forme. Una figura è colta di profilo, l'altra di fronte, i tratti sono duri, le due figure si sovrappongono ma non si toccano, sembrano estranee l'una all'altra, rigidamente composte e graziosamente collocate su una sorta di basamento piatto e circolare (astrazione della 'piazza'?) evidenziato dal punto di vista prospettico posto in alto. Sullo sfondo, un ambiente architettonico sommariamente accennato (si riconosce un famoso caffè di Potsdamer Platz, il "Picadilly") la piazza vera e propria, animata di luci e di passanti, dove la cortina delle case delinea un cerchio più ampio ed introduce nella definizione spaziale una tensione dinamica centrifuga.
Allungate in verticale come da una lente deformante, tutte le linee del dipinto sono rigide, spigolose e taglienti, quelle che definiscono l'improbabile toponomastica, i tratti del volto delle due donne, il pennacchio di piume nere e biancastre che adornano i cappelli, l'irrealtà dell'insieme è acuita dai colori acidi e antinaturalistici dei volti giallastri e delle strade verdi, dalla sproporzione dimensionale tra i palazzi, ridotti a miniature di sfondo e le figure che, in un esasperato taglio prospettico, appaiono gigantesche.
L'icona femminile che Kirchner ci propone non è diversa da quella di tanti altri suoi dipinti (per esempio il celebre "Cinque donne nella strada", del 1913), una donna fredda ed ambigua di una bellezza scostante che ha perso ogni suo valore consolatorio e lascia intravedere, oltre le piacevoli apparenze, l'aridità dei sentimenti e la durezza della vita.