Il Cinema degli Artisti

Le Arti e il Cinema Italiano 1940-1980, una mostra che documenta il rapporto fra arte e cinema italiano secondo una visuale storica e tematica di grande interesse.

Il Cinema degli Artisti

Le Arti e il Cinema Italiano 1940-1980

Castello Pasquini, Castiglioncello (LI)

Fino al 4 novembre 2007

Quando, negli anni Venti, in una soffitta della Chaussée d’Antin, a Parigi, nasceva sotto l’egida di Ricciotto Canuto il “Club degli Amici della Settima Arte”, raccogliendo personaggi comei pittori Picasso e Léger, musicisti come Stravinsi e Ravel, scrittori come Cendrars e Apollinaire, il cinema stava muovendo i primi, ma non più incerti, passi che lo stavano conducendo a diventare quella “industria dei sogni” che tanto avrebbe caratterizzato la vita, l’immaginario e la cultura del Novecento.

E’ evidente che il Club di Canudo andava in una direzione opposta e l’avanguardismo che ne caratterizzava gli intenti farà da modello ad altri analoghi sodalizi interessati ad un uso sperimentale dell’immagine cinematografica. Ma gli scambi ed i travasi fra pratiche artistiche e mezzo cinematografico erano comunque destinati a rimanere una costante, traducendosi nelle più diverse forme di collaborazione. L’appropriazione che avanguardie e neo avanguardie hanno fatto del cinema, l’influenza di queste ultime sulla scenografia, l’attenzione dei registi verso la storia dell’arte e degli artisti, fino all’esplicito citazionismo ed all’impegno in prima persona di diversi artisti nella produzione cinematografica, sono tutti fenomeni che stanno a dimostrare come la partita fra arte e cinema non sia affatto chiusa e, soprattutto, come l’esito di quest’ultima non sia affatto scontato.

Una bella mostra, allestita presso il Castello Pasquini di Castinglioncello, documenta il rapporto fra arte e cinema italiano secondo una visuale storica e tematica di grande interesse, prendendo in esame il periodo che va dal 1940 al 1980. La mostra si articola in diverse sezioni, nelle quali il rapporto fra cinema e arti visive viene declinato con ricchezza di esemplificazioni e di testimonianze: si va dalla citazione di soggetti pittorici nell’inquadratura cinematografica all’immagine artistica come set o sfondo del racconto cinematografico; dall’apporto che gli artisti hanno dato alle produzioni cinematografiche ai disegni realizzati dai registi. Completa l’itinerario della mostra una sezione dedica alle locandine cinematografiche realizzate dal cartellonista livornese Carlantonio Longi.

Ma questa mostra costituisce anche l’occasione per riflettere su come, al di là del periodo di tempo da essa documentato, il rapporto fra cinema e arti visive si sia, almeno in Italia, talmente impoverito da risultare assente. Viene infatti da domandarsi: perché dagli anni Ottanta in poi questo rapporto pare mancare ? Forse perché i nostri più recenti registi sono cresciuti e si sono formati nella cultura dell’immagine (o dell’immaginario) televisivo (quella, per intendersi, dei videoclip e degli spot pubblicitari) del tutto avulsa dalla tradizione artistico-visuale che invece è stata una sorta di punto fermo nella formazione degli orizzonti culturali dei loro predecessori. C’è di che riflettere, mi sembra.

Alessandro Tempi

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Pubblicato il venerdì 14 settembre 2007 in: Cronache d'arte contemporanea

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