
Thomas Lange
Genesi Wurth – Melodia Apocalittica
Art Forum Wurth, Capena (Roma)
7 luglio-28 ottobre 2007
Il mecenatismo non è il semplice collezionismo. Può condividere con il secondo una speciale passione per l’arte o un rapporto personale con gli artisti, ma se ne differenzia per un aspetto fondamentale: il mecenatismo fa nascere le opere d’arte, laddove il collezionismo se ne appropria (o se le aggiudica). In questo senso, la nostra è sì un epoca di numerosi e avveduti collezionisti, ma di rari mecenati, perché per esserlo bisogna pensare all’arte non come ad un oggetto di desiderio o di scambio, come qualcosa che scaturisce dal niente per il semplice fatto che si vuole che essa entri nel mondo e lo renda, se non migliore, almeno più ricco.
E’ ovvio che il mecenatismo non è solo una ingenua idealità. Persino i più antichi o illustri mecenati del passato usavano la promozione ed il sostegno alle arti per fini che poco avevano a che fare con esse, ma è un fatto che senza tale opera di promozione e di sostegno – quello che chiamiamo committenza, insomma – non avremmo avuto il Rinascimento.
In epoca moderna, però, il mecenatismo è stato gradualmente sostituito dal collezionismo e ciò è avvenuto non solo perché i pubblici poteri, in specie in Europa, si sono indirizzati verso la costituzione di musei, ma anche perché, per converso, l’interesse per l’arte ha assunto in molti casi una forma ed una dimensione private.
Il mecenatismo moderno ha comunque avuto anch’esso i suoi esiti museali. Senza citare i fin troppo eclatanti casi statunitensi dei Mellon, dei Kress, dei Guggenheim, in terra europea abbiamo avuto, più di recente, personaggi di notevolissimo spessore come i fratelli Saatchi in Gran Bretagna o gli italiani Giuseppe Panza di Biumo e Giuliano Gori, o come il tedesco Peter Ludwig .
Da circa un anno l’azienda tedesca Wurth ha aperto alle porte di Roma un proprio spazio espositivo, che affianca gli altri già in attività in Germania ed in alcuni paesi europei. Si tratta dell’Art Forum Wurth di Capena, dove attualmente è in corso una grande mostra del pittore Thomas Lange interamente dedicata alla famiglia Wurth.
Lange, classe, 1957, è un pittore formatosi nel clima neoespressionistico della Heftige Malerei degli anni Ottanta. Alla fine degli anni Ottanta la sua prima opera entra nella Collezione Wurth. Con Genesi Wurth, l’imprenditore Reinhold Wurth e la sua famiglia diventano, proprio come i mecenati del passato, i protagonisti di un ciclo pittorico in cui si esprime l’attenzione del pittore per la tematica del tempo, del confronto fra passato e presente e del destino ultimo dell’uomo.
Nel ciclo Melodia Apocalittica, il punto di partenza sono le note xilografie di Albrecht Durer dedicate ad illustrare l’Apocalisse di San Giovanni, con le quali Lange entra in una sorta di dialogo che si muove fra citazionismo e confronto iconografico, dal quale si emancipa un discorso personalissimo e profondo sull’accadimento apocalittico come nuovo inizio, come possibilità di rinascita per l’uomo.
Da questa mostra giungono anche motivi per riflettere sullo stato del rapporto fra artista e committente, questione che pareva scomparsa dalla scena artistica del contemporaneo, ma che invece ritorna prepotentemente alla ribalta e non solo in questa occasione. Essa riguarda, in ultima analisi, la libertà creativa dell’artista, come pure l’autonomia del suo linguaggio pittorico, temi di significativa valenza critico-teorica ai quali tuttavia Lange, da artista, corrisponde nell’unico modo in cui può farlo: con la concretezza della sua opera, in cui è dato di vedere il compiersi di una trasformazione e di un trascendimento: quello dalla mera occasionalità o dalla congiuntura alla dimensione paradigmatica di un tempo e di un mondo che appartiene a tutti. In questo, forse, risiede il dono più grande che Lange può fare al suo committente: quello di renderlo universale.
arch. Vilma Torselli









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