A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 10/10/2007
Una pittura che scaturisce attraverso un procedimento espressivo estremamente libero e disinvolto, in cui l’incompiutezza, il frammentismo diventano elementi di stile.

Luca Bellandi, " To be continued ", acrilico, cm. 100 x 120
“L’ arte” ha detto una volta Schnabel “è un’altra dimensione del pensiero”. In pittura questo pensiero si manifesta spesso nel rappresentare cose, oggetti, segni, secondo un’evidenza che non pretende – né forse si illude - di costruire un discorso more geometrico, ma solo di adunare forme, che sono poi ciò di cui il suo linguaggio è propriamente fatto. Le forme ovviamente parlano, ma spesso non dicono di se stesse, rappresentano semmai qualcosa di più interiore e primitivo che solo la pittura fa scaturire. Un filosofo, del resto, ha detto che solo l’arte lascia essere.
La pittura di Luca Bellandi risulta da una sorta di chiamata o di appello a qualcosa che è celato e/o disperso nella memoria, nel vissuto, nell’interiorità, nella condizione stessa del vivere. Essa scaturisce attraverso un procedimento espressivo estremamente libero e disinvolto, in cui l’incompiutezza, il frammentismo diventano elementi di stile. Un linguaggio leggiadro ed aperto, dunque, ma capace di creare atmosfere con una sapienza misurata che sa accordare gli elementi compositivi (pennellata, colore, forma) a quelli puramente visivi.
Di questa pittura, infatti, protagonista è la cosa – oggetto, abito, animale, fiore – che campeggia con la forza di un improvviso hic et nunc apparentemente incompiuto, ma che proprio da questa incompiutezza trova la sua ragion d’essere. Come a dire che l’incompiutezza è la nostra condizione di umani, sulla cui evidenza possiamo esercitare solo azioni memoriali o associative.
Sotto un’apparenza negligente e svagata, insomma, la pittura di Luca Bellandi insinua il dubbio dell’indecifrabilità delle cose ed è quindi sottilmente eversiva di quelle gerarchie di significati che siamo soliti assegnare a ciò che vediamo.
Che questo dubbio sia a suo modo fascinoso, che questa eversività sia aerea e giocosa è il frutto non ambiguo di un’ironia alla quale il pittore sa assoggettare a sua arte. Mai prendersi troppo sul serio, sembra dire con la saggezza della legèreté.