A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 23/01/2008
Una disciplina che non è evoluzione della pittura, che non è clonazione della realtà, che non è riproduzione dell'esistente. E' fotografia. Un articolo in collaborazione con Gianmarco Chieregato.
"La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo solito bla-bla: tecnica, realtà, reportage, arte, ecc.: non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare che il particolare risalga da solo alla coscienza affettiva." (Roland Barthes).
| Il cammino interiore che Barthes suggerisce per cogliere 'l'anima' dell'immagine è l'inverso di quello che il fotografo deve compiere per trasferire nell'immagine informazioni sensoriali non visive presenti sulla scena al momento dello scatto, odori, suoni, sensazioni tattili, stati d'animo ….. per fare in modo che la sua fotografia non rappresenti solo ciò che si vede, ma ciò che si 'sente', per usare parole di Ansel Adams. | |
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Con ciò affrontando una sfida non facile, sia perché nel cervello la coscienza affettiva e quella cognitiva sono strutturate distintamente, sia perché la vista, così come l'udito, si orienta verso la coscienza rappresentativa e cognitiva, a differenza dei sensi del tatto, dell'odorato e del gusto, eminentemente 'affettivi'.
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