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Arte e architettura

Antropocentrismo

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 11/02/2008

L'architettura come mezzo per abitare il mondo e colonizzare la terra da parte dell'uomo.

Palla al piede della cultura moderna occidentale, l'antropocentrismo dogmatico dell'homo faber che induce strategie comportamentali giustificabili esclusivamente dal punto di vista dell'uomo, dalle origini fino ad ieri ha prodotto in occidente un'architettura saldamente antropocentrica, dove antropocentrismo, concezione filosofica che considera l'uomo come centro e fine ultimo dell'universo (de Mauro, “Dizionario della lingua italiana”), vuol dire umanesimo in senso lato, e dove architettura vuol dire una forma che nasce dalle ragioni interne di un uomo libero, l'uomo vitruviano di Leonardo, che ha scoperto l'origine di tutto in sé stesso, in sostituzione ad una forma definita dall'esterno sullo schema di un concetto tolemaico dell'universo.

Non più organizzata secondo una visione teocratica piramidale, l'architettura umanistica cerca le sue ragioni nella mente, nello spirito, nell'anima dell'uomo: è ciò che accade dal lontano ‘400 italiano ed è un'esperienza che ha contaminato tutta la cultura a seguire.

Attività necessaria ed inderogabile, l'architettura nasce come un mezzo per abitare il mondo, non un fine da perseguire, o, se vogliamo, come uno strumento da usare per perseguire un fine che non è quello di fare architettura, ma quello di colonizzare la terra anche attraverso l'architettura.
L'architettura è peculiarità eminentemente umana in quanto evolve nel tempo, a differenza dei sistemi costruttivi degli altri esseri viventi che restano sostanzialmente invariati: svolta dall'uomo per l'uomo, è quindi in un certo senso una realtà doppiamente autoreferenziale che non ha via d'uscita da sé.

La critica all' antropocentrismo, uno dei più accaniti dibattiti della contemporaneità, si propone di districare la cultura contemporanea, quindi anche l'architettura, dal paradigma classico antropocentrico per orientarla verso i nuovi orizzonti di una concezione più allargata che nell'arte visiva è in atto dai primi anni del passato ‘900.
In epoca recente, l'anti-antropocentrismo, specie in architettura si è identificato nella lotta al dispotismo dell'uomo sulla natura con un'inedita attenzione all'ambiente ed atteggiamento rispettoso dell'ecosistema: ne è scaturita una nuova consapevolezza della necessità di una cosciente cooperazione e compartecipazione biologica per una progettazione che non si impone sulla natura, ma cerca di sfruttarne appieno le potenzialità accettandone anche le restrizioni, assimilando nella progettazione nuovi materiali, ottimizzando i consumi ed amministrando responsabilmente le risorse. Si è così definito il moderno concetto di ‘architettura sostenibile'.
Geo-architettura, bio-architettura, architettura bioecologica, land-architecture sono le variegate definizioni di correnti che recepiscono la necessità di integrazione pacifica tra ecosfera e tecnosfera per “Fare pace con il pianeta” secondo l'incitamento di Barry Commoner.

Più difficile capire il concetto di antropocentrismo quando si imbocca il cammino tracciato da moderne correnti quali architettura decostruttivista, architettura concettuale, anti-architettura, dis-architettura ecc., per le quali anti-antropocentrismo significa abbandono dei nessi relazionali e disinteresse per ogni logica assemblativa, scissione dei rapporti sintattici tra i vari elementi dell'architettura con conseguente destabilizzazione percettiva dell'osservatore-fruitore e ribaltamento delle correnti regole di utilizzo dell'architettura stessa, con atteggiamento spesso prettamente intellettualistico e marcatamente teorico.

Pur entro una auspicata varietà di linguaggi che rendono vivace e costruttivo il dibattito attorno all'architettura contemporanea, non va perso di vista il fatto che tutta l'architettura nasce per essere abitata, intendendo il termine nella sua originaria radice etimologica posta nel verbo ‘habere', nata per essere ‘posseduta' dall'uomo che la progetta e la realizza per sé e per i propri scopi, con attività quindi inevitabilmente ed indiscutibilmente autoreferenziale ed antropocentrica.

Lo ‘spazio' in quanto ‘luogo' della vita dell'uomo ha peculiari caratteristiche ed è orientato e correlato con le capacità sensoriali, intellettive e cognitive del soggetto senziente, del quale costituisce il contesto ambientale. Il modo in cui l'uomo si relaziona con il ‘luogo' attraverso gli stimoli percettivi che lo coinvolgono non è opzionale, ma definito e specifico della struttura fisica e mentale che millenni di evoluzione hanno costruito per lui.
L'architettura che, fatta dall'uomo, come l'uomo vive e si relaziona con lo spazio, non è frutto di scelte casuali, ma anch'essa correlata sia alle caratteristiche psico-fisiche dell'artefice-fruitore, sia al layout ambientale entro cui egli la colloca, verticalismo, orizzontalismo, perpendicolarismo, simmetria ecc. non sono concetti inventati dall'uomo, ma chiavi di lettura del mondo desunte dall'osservazione e dal confronto con i luoghi, la natura, la storia.
Come ci ricorda William Morris, "L'architettura abbraccia l'intero ambiente della vita, e rappresenta l'insieme delle trasformazioni operate sulla superficie terrestre in vista delle necessità umane", per questo essa non potrà mai prescindere dall'uomo nè potrà sottrarsi ad un più o meno marcato carattere di antropocentrismo, il che non è né un bene né un male, ma è uno dei modi della condizione dell'essere uomini .

Leggi l'articolo per esteso in Artonweb http://www.artonweb.it/architettura/articolo18.htm

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