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Linguaggi dell'arte moderna

Matthew Barney

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 05/03/2008

Cremaster Cycle, "grande metafora genitale" tra arte, performance, happening e architettura.

Racconto il modo in cui una forma combatte per trovare una propria definizione ", queste, in estrema sintesi e nelle sue stesse parole, le intenzioni narrative di Matthew Barney alla base del Cremaster Cycle, saga epica del muscolo crimasterico, un protagonista sicuramente originale, analizzato senza traccia di ironia né di qualche furbesca ricerca di erotismo o di allusione sessuale, per una "grande metafora genitale" come la definisce Ada Venié, per l' analisi scientifico-andrologica di un viaggio nell'inconscio attraverso la criptica simbolicità di un racconto che qualcuno ha definito voluttuosamente casto.

Ed ogni viaggio ha bisogno di uno spazio, mentale o reale, entro il quale avvenire e dipanarsi, ogni viaggio attraversa luoghi, scopre orizzonti, crea relazioni, ogni viaggio ci cambia, avvicinandoci ad una meta finale della quale non sempre siamo consapevoli, soprattutto il viaggio entro un "interiore" fisico-biologico che non implica solamente un'evoluzione spazio-temporale, ma una graduale, laboriosa, travagliata e traumatica trasformazione verso una progressiva definizione di sé.

Pur nella sostanziale impossibilità del racconto organico di una trama o di una narrazione consequenziale, oltretutto superflua in questa sede, il rapporto tra interno ed esterno, tra interiorità psichica ed esteriorità corporea pare il leit motiv ricorrente in grado di ricucire i vari episodi del ciclo ed istituire un legame tra l'accadere e lo spazio dell'accadere..... continua >>>>>>

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