A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 26/03/2008
Un poeta dell'immagine che rappresenta le meraviglie della natura attraverso una pittura idillica, armoniosa e decorativistica.

Il giovane Carl Frederic Aagaard (1833-1895) lascia la sua piccola città natale, Odense, per trasferirsi nella capitale danese a studiare disegno presso l'Accademia Reale Danese; Copenaghen è in quel periodo il centro di una spettacolare ripresa delle arti, città di grande fermento intellettuale, la Copenaghen della Golden Age, di Hans Christian Andersen, del filosofo Søren Kierkegaard, del fisico HC Oersted.
Lo scultore Bertel Thorvaldsen e il pittore Eckersberg avevano dato l’avvio alla rinascita artistica della Danimarca con l'istituzione dell'accademia di Charlottenborg nel 1754, dalla quale sarebbero usciti i maggiori artisti dell’epoca, Christen Købke, Jens Juel, Constantin Hansen, Martinus Rørbye, J. Lundbye, Wilhelm Bendz , E Emanuel Larsen, per citarne solo alcuni.
La National Collection, questo il nuovo nome della Royal Collections dopo il pacifico passaggio da una monarchia assoluta ad una costituzionale, sostiene questi nuovi artisti e ne incorpora le opere, dando l’avvio al nucleo ‘moderno’ dei suoi depositi.
Aagaard inizia la sua carriera verso la fine di questo grande periodo in Danimarca, assistente presso l'Accademia e collaboratore del pittore Hilker presso l’Università, studiando disegno e coadiuvando il fratello, incisore su vetro, nel suo studio professionale. E’ poi per un breve periodo socio del pittore Heinr, ma il suo ultimo maestro è il pittore paesaggista Peter Kristian Skoovgaard, che influenza moltissimo il suo stile.
Per quanto riguarda la predilezione per il paesaggio e per l’Italia, uno dei paesi mediterranei più amati dagli artisti del nord, Aagaard si inserisce nella scia dei numerosi pittori danesi influenzati dall’opera di Christoffer Wilhelm Eckersberg, che nel 1813 giunse a Roma per specializzarsi come pittore di soggetti storici e, affascinato dai monumenti antichi, dalle rovine e dalle chiese medioevali, cominciò a dipingere prevalentemente all’aperto, secondo una visione eminentemente paesaggistica dove protagonista principale divenne la natura.
Nominato nel 1818 professore all'Accademia d'Arte di Copenaghen Eckersberg trasmise i suoi principi ed il suo stile a tutta una generazione di artisti, i numerosi studenti dei suoi corsi, contribuendo a formare in Danimarca la prima vera scuola d’arte.
Nel 1857 Aagaard espone i suoi lavori per la prima volta ed ottiene subito un grande successo, per tutta la sua vita seguente viaggia prevalentemente in Svizzera ed in Italia, perfezionando ed affinando il suo linguaggio stilistico.
Tra i suoi soggetti più noti, vedute del lago di Como, della costiera amalfitana, di Capri.
La sua pittura è caratterizzata da uno spiccato tonalismo giocato entro una gamma cromatica di colori pastosi e caldi, marroni, ocra, grigi e verdi, con particolare attenzione alla resa della luce atmosferica e delle sue variazioni.
La pittura di Aagaard si può definire ‘di genere’, per il persistere di caratteristiche fondamentali comuni a tanti altri pittori contemporanei interessati alla rappresentazione del paesaggio nei termini di una figurazione vivace, piacevole ed immediata.
Artista di notevole perizia esecutiva, Aagaard pone quale priorità la ricerca dell’armonia dell’immagine e della piacevolezza del risultato, con intento di evidente impronta decorativistica. I suoi paesaggi incantati sono tali sia perché l’autore cerca e sceglie il soggetto in modo mirato, come dimostrano i suoi viaggi tra le bellezze della nostra penisola, sia perché la trasfigurazione che egli ne fa sulla tela risente di una sua personale visione del mondo, improntata alla costante ricerca dell’armonia e della bellezza, specchio di una sostanziale armonia interiore, come accade per tanti paesaggisti di quelle terre che ancora oggi, per tradizione, conservano una grande sensibilità ambientalista.
Nel quadro presentato, una "Loggia sul lago di Como", la profondità spaziale, abilmente ed efficacemente suggerita dallo sfondo che si restringe ad imbuto verso i monti lontani, dilaga nell’ampio terrazzo pavimentato in primo piano, dove giochi di luce e cornici di fronde verdi suggeriscono un’atmosfera sospesa di calma profonda, in assenza della figura umana, pressoché ignorata dall’artista in tutte le sue opere.
Una pittura leggera, idillica, per certi versi ripetitiva, data la scelta ricorrente di ambienti naturali con caratteristiche assai simili (la pergola, la balconata, il loggiato ecc.), accattivante, senza imprevisti e senza sorprese, una lettura della realtà e della natura magari un po’ superficiale, edulcorata, arcadica e forse garbatamente artificiosa, per un poeta dell'immagine che ama guardare con sguardo benevolo un mondo “così bello quand' è bello, così splendido, così in pace."