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Eventi

Roma, L’INVENZIONE DELLE STELLE. OMAGGIO A GALILEO

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 26/04/2008

5 maggio – 08 giugno 2008, nell'occasione della commemorazione del quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche con cannocchiale eseguite da Galilei, una mostra che è una trasposizione nell’arte contemporanea di alcune delle sue teorie scientifiche e astronomiche.

foto intervento L’INVENZIONE DELLE STELLE. OMAGGIO A GALILEO
a cura di Daniela Brignone
Roma, Castel Sant’Angelo, 15 maggio – 08 giugno 2008
Inaugurazione 15 maggio ore 18

Un viaggio avvincente lungo i secoli attraverso le più antiche teorie della fisica e dell’astronomia fino a quelle più recenti, in un confronto di sistemi e di modus operandi che hanno alimentato dibattiti scientifici e filosofici. La mostra “L’invenzione delle stelle. Omaggio a Galileo”, che si svolgerà nei locali di Castel Sant’Angelo dal 15 maggio all’8 giugno 2008, nasce dalla commemorazione del quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche con cannocchiale eseguite da Galilei nel cielo di Padova, nel 1609. Il 2009, infatti, è considerato dall’Unesco e dalle Nazioni Unite l’Anno dell’Astronomia.
L’esposizione, curata da Daniela Brignone, intende presentare una trasposizione nell’arte contemporanea di alcune delle teorie scientifiche e astronomiche elaborate da Galilei, interpretate e realizzate da tre importanti artisti italiani che hanno fondato la propria attività creativa sui principi fisici, matematici e filosofici: Lino Minneci, Silvia Pisani, Pupino Samonà. Il titolo della mostra è frutto di una commistione tra latino, lingua usata da Galilei nelle opere letterarie, e lingua volgare, con lo stesso metodo adoperato dallo scienziato per coinvolgere, oltre al pubblico dei dotti, anche quello popolare, alla ricerca di un consenso più vasto. La parola invenzione dal latino inventio (scoperta), assume quindi un duplice valore, essendo riferita alla scoperta dei corpi celesti e dei loro moti da parte di Galilei ed all’invenzione creativa degli artisti contemporanei. All’interno della mostra saranno esposte circa 40 opere, tra sculture e dipinti, tutte ispirate alla ricerca scientifica, in molti casi selezionate tra quelle che interpretano le teorie seicentesche di Galilei, e altre che ne rappresentano un’evoluzione.
Partendo da Galilei e dalla nascita del suo metodo scientifico, con un breve excursus nelle teorie dell’antica Grecia, riprese dallo scienziato, la mostra arriva ad inquadrare, nel corso dei secoli, nell’interpretazione artistica, anche il cammino teorico della fisica moderna, dalla Relatività alla Meccanica Quantistica.
Fenomeni naturali e teorie scientifiche sono le basi su cui si fonda l’arte di Lino Minneci, che, associando alla scultura la cultura scientifica di cui è portatore, sperimenta nelle sue opere le potenzialità del ferro. Le linee segnate dal tondino di ferro sono il carattere principale dei suoi manufatti artistici. Sono queste che, oltre a contenere e definire il soggetto, gli infondono quel movimento e quella vitalità interiore, tale da far vibrare la scultura e lo spirito di chi osserva.
Modelli matematici, fisici ed astrofisici sottendono all’operato di questo artista contemporaneo che, servendosi della scienza, spiega i fenomeni della natura, celebrando l’uomo, la sua intelligenza e la sua ricerca di verità. Nelle opere di Minneci si scorgono i nuovi orizzonti, tra scienza e tecnologia, in un universo fatto di satelliti e formule scientifiche, di forze e controforze alle dipendenze di leggi fisiche, tra il corpo e lo spazio che lo circonda.
Silvia Pisani, supportata dallo studio della fisica moderna e della medicina vibrazionale, esprime il concetto di "materia - vibrazione", che si manifesta attraverso la forza espressiva del colore ed il mistero che caratterizza la luce. Elemento-guida è il movimento, lo stesso che aveva affascinato Galileo, aspetto fondamentale con cui l’artista esprime l'immanenza di tutto ciò che ci circonda.
La Pisani, attraverso una studiata varietà di colori, crea movimenti e ritmo che riprendono la velocità dell’esistenza umana, il frenetico trascorrere del tempo, toccando quanto c’è di più profondo nell’essere umano: il suo modo di essere, vivere, sentire, ragionare e conoscere.
La materia pittorica diventa metafora di quella perdita di centralità dell’essere umano che Galileo e Copernico avevano pienamente teorizzato ben 400 anni fa. L’uomo contemporaneo vive le stesse incertezze, teme tutto ciò che è imprevisto ed è in balia dell’anomia sociale.
Sin dal 1950, Pupino Samonà, di cui verrà ricordata la figura, ad un anno dalla sua scomparsa, si accosta ai nuovi scenari della fisica molecolare e dell'astrofisica, elaborando una pittura che ne rende linee di forza, meraviglie e sconvolgimenti. Egli è forse il primo artista del secondo dopoguerra che, riprendendo le lezioni futuriste, approda ad una nuova forma di arte fatta di soli, stelle, orbite ed eclissi.
L’artista non ha inteso raffigurare ciò che non è raffigurabile, ma ha preferito captarne il pathos, accostando concetti evanescenti, come le strutture molecolari, al “farsi materia”, proprio dell’arte della rappresentazione.
Per Samonà, moderno Galileo, “scoprire” significa rendere apertamente visibile il concetto, conoscerlo e farlo conoscere attraverso le immagini. Costanti del suo lavoro sono la ricerca sulla luce, il movimento, l’energia, l’ordine/disordine, concetti questi racchiusi in quell’immenso universo che affascinò Galileo.
La sua pittura rende quasi tangibili condensazioni e deflagrazioni, scorci di tenebre e improvvise luminescenze, luci che vibrano e pulsano, vertigini stellari e buchi neri, tutti considerati come fondamento primordiale del Cosmo.
La mostra è patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali, Regione Lazio, Provincia e Comune di Roma, Agenzia Spaziale Italiana, ENEA, Istituto Nazionale Fisica Nucleare.

L’INVENZIONE DELLE STELLE
Roma, Museo Nazionale di Castel sant’Angelo
Lungotevere Castello
Orari: mar.–dom., ore 9,00-19,00

Salvo Barbasso - Ufficio Stampa Nike
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