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'Leggere la Contemporaneità'

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 01/05/2008

Cinque testi consigliati da un opinion leader del mondo intellettuale

MAGGIO 2008

 

 

 

Cinque testi consigliati da un opinion leader del mondo intellettuale

 

'Leggere la Contemporaneità'     

- TESTI SCELTI DA MIRKO ZARDINI -

 

Questo mese il Centro di Documentazione Arti Visive si è rivolto a Mirko Zardini, architetto attivo a livello internazionale, che dal maggio 2005 ha assunto la direzione del Canadian Centre for Architecture a Montréal, distinguendosi per l’apporto creativo e l’originalità dei suoi progetti. Redattore della rivista Casabella (1983-88) e di Lotus International (1988-99), Visiting Professor in molte università italiane e straniere, nel corso della sua carriera Zardini ha dedicato buona parte dei suoi studi e delle sue ricerche al rapporto tra a architettura e città contemporanea e alle trasformazioni delle infrastrutture e del paesaggio. A dimostrazione del suo modo unico di vedere l’architettura, che parte dall’urbanistica fino alla cultura in generale, sono già a disposizione dei nostri lettori i seguenti testi.

 

 

 

> Sorry, Out of Gas: Architecture’s Response to the 1973 Oil Crisis, edited by Giovanna Borasi and Mirko Zardini, Edizioni Corraini | Canadian Centre for Architecture, Mantova | Montréal 2007

 1973. L’anno delle code infinite ai distributori di benzina; dei lampioni spenti alla sera; delle domeniche in cui prendere l’auto era tassativamente vietato. Causa di tutto questo: la crisi del petrolio scoppiata a seguito della decisione dell’Opec di tagliare la produzione dopo la guerra dello Yom Kippur, con il conseguente aumento del prezzo del greggio ormai insostenibile. Per la prima volta diventa chiara una cosa fondamentale: la dipendenza economica dell’Occidente dalle risorse energetiche degli instabili Paesi del mondo orientale. Questo il punto di riferimento attorno a cui si è sviluppata la mostra 1973: Sorry, Out of Gas al Canadian Centre for Architecture a Montréal - dall’insegna che i benzinai americani esposero nei giorni successivi la crisi - accompagnata da un catalogo che affronta in maniera illuminante ed esaustiva la crisi del 1973, vista come il diretto precedente storico del dibattito attuale sull’ambiente, sulle risorse energetiche e sul reperimento di combustibili fossili. Da allora la consapevolezza della durata limitata delle energie che la Terra mette a disposizione ha innescato un processo di ricerca e di sviluppo di fonti di energia rinnovabili; sono state migliorate le tecnologie; si sono distinti alcuni esperimenti sociali che hanno avuto effetti duraturi sia sull'architettura e che sulla politica, tanto in America quanto in Europa. Questo straordinario volume, progettato dal book designer Massimo Pitis, arricchisce l’immaginario di chi quegli anni li ha vissuti e di chi ancora non c’era attraverso una carrellata di fotografie, documenti, trascrizioni e scritti originali nati dalle vicende correlate alla crisi. Concepito anche da un punto di vista ‘infantile’, grazie all’inserto illustrato di Harriet Russell, questo libro ci rende tutti partecipi, dai più piccoli ai più grandi, ad un problema che ci accomuna indistintamente.

 

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> Nature Design: from Inspiration to Innovation, edited by Angeli Sachs, catalogue of the exhibition at Museum für Gestaltung Zürich, Lars Müller Publishers, Baden 2006

 

Coi suoi splendidi colori e le sue molteplici forme da sempre la natura è stata fonte di ispirazione per gli oggetti che circondano e riempiono lo spazio in cui l’uomo vive; è diventata un modello privilegiato che ha influenzato il modo di concepire e di sviluppare determinate forme e funzioni. E nella mostra Nature Design: from Inspiration to Innovation al Museum für Gestaltung di Zurigo, svoltasi lo scorso anno, la natura la fa da padrona. Progetti e oggetti provenienti dal mondo del design, dell’architettura, dell’architettura di paesaggio, della fotografia e dell’arte sono stati scelti come esempi della forza che la natura può esercitare sulla creatività umana, come punto di riferimento iniziale e di ispirazione da cui sviluppare un nuovo concetto e un nuovo modo di interpretare il rapporto con l’uomo. Tra i numerosi lavori emergono quelli di Peter Eisenman, di Olaf Nicolai, dei fratelli Ronan & Erwan Bouroullec, di Zaha Hadid, di Ross Lovegrove, di Wieki Somers e di Lars Spuybroek. Non mancano, come documentato dal catalogo, alcune installazioni pensate apposta per l’occasione. Con questo volume e con questa mostra si aprono le porte a nuove e diverse possibilità di guardare, di imitare e di reinventare la natura.

 

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> David Le Breton, Il sapore del mondo. Un’antropologia dei sensi, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007

 

Camminare consente di percepire la realtà con tutti i sensi, di farne pienamente esperienza lasciando all’uomo l’iniziativa. Non privilegia unicamente lo sguardo, a differenza del treno o dell’auto, che istituiscono la distanza dal mondo e la passività del corpo. Si cammina per nessun motivo, per il piacere di gustare il tempo che passa, di concedersi una deviazione per meglio ritrovarsi alla fine del cammino, per scoprire luoghi e volti sconosciuti, per aumentare la conoscenza corporea di un mondo inesauribile di sensi e sensorialità; o anche, semplicemente, per rispondere all’invito della strada. Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio. Per Le Breton l’uomo vive prima di tutto come corpo e coglie il mondo che lo circonda attraverso i sensi. “Sento, dunque sono”: questa è l’affermazione, parafrasata da Cartesio, che coglie nel segno il fulcro della ricerca e degli studi di Le Breton e che sintetizza al meglio la sua concezione sull’uomo. Per quanto ciascuno di noi legga la realtà attraverso la storia e la cultura in cui siamo nati e che ci ha educati, il corpo, afferma l’antropologo, resta il primo filtro insostituibile con cui ci facciamo strada nel mondo esterno. I cinque sensi a loro volta ci permettono di cogliere il mondo che cambia, ma al tempo stesso ce ne restituiscono l’unità e il significato. E l’atto del camminare “riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione  che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi”.

 

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> Lester R. Brown, Plan B 2.0: Rescuing a Planet Under Stress and a Civilization in Trouble, Earth Policy Institute, W. W. Norton & Company, New York | London 2006 

 

Our global civilization today is on an economic path that is environmentally unsustainable, a path that is leading us toward economic decline and eventual collapse”, dice Lester Brown, presidente e fondatore dell’Earth Policy Institute di Washington D. C., un’organizzazione indipendente di ricerca sull’ambiente. Per quanto sia evidente che nessuna società possa sopravvivere al declino dei relativi sistemi di appoggio ambientali, molta gente ancora non è convinta dell'esigenza di una ristrutturazione economica. Eppure qualcosa si sta muovendo, forse anche a seguito dei dati che Brown ha reso noti nel programma Plan B 2.0, da cui emerge la tensione che infuoca il dibattito tra allarmismo e ottimismo sul tema dello sviluppo ambientale e dello sfruttamento delle risorse primarie. Il piano esamina la devastazione provocata dal processo di industrializzazione e da un’economia “del buttar via” auto-centrica e sbadata. Le cause e le relative conseguenze sono note a tutti: la scarsità di risorse energetiche, l’inquinamento, il disboscamento, l’erosione del terreno, la desertificazione, il collasso dell’industria ittica, le estinzioni totali, le carestie incombenti, le pestilenze e, non ultimo, il riscaldamento globale. Ma una soluzione sembra esistere, stando alle parole di Brown: “all the problems we face can be dealt with using existing technologies”. Agricoltura sostenibile, conservazione delle risorse, energie rinnovabili, auto iperefficienti e poco inquinanti, trasporti pubblici, riciclaggio… queste sono solo alcune delle “buone pratiche” di comportamento che potranno aiutare a preservare l’ambiente e le sue ricchezze per il futuro. L’obiettivo del programma non è quello di abolire la modernità industriale, ma se mai quello di riformarla e umanizzarla, focalizzando l’attenzione sulle misure pratiche da adottare. Pur nelle mancanze e nei limiti che può presentare la pubblicazione di un’analisi sulle problematiche ambientali e senza la pretesa di voler avere l’ultima parola in tema di sviluppo sostenibile, questo libro merita però di essere letto come punto di partenza verso una nuova sensibilità ed una più seria coscienza ambientale.

 

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> Alain Corbin, Storia sociale degli odori, Bruno Mondadori, Milano 2005

 

Uno studio insolito, un’analisi dettagliata sui mutamenti subiti dalla percezione olfattiva nel corso del tempo. Ancora una volta uno studio sulla percezione sensoriale, come nel precedente testo di Le Breton, ma che questa volta prende una nuova direzione. Se udito e vista da sempre sono stati trattati con attenzione da filosofi e studiosi, tatto e olfatto sono stati relegati ad un livello inferiore per quanto riguarda le modalità percettive che l’uomo ha a disposizione per rapportarsi con la società, le culture e le classi sociali. Considerato fin dall’antichità come fattore di negatività, poco utile nella vita sociale, nel corso dei secoli l’olfatto e l’attenzione olfattiva si sono fatti strada tra le pagine della letteratura - grazie anche al contributo di Lucien Febvre - e si sviluppa, a partire dal Settecento, una sorta di ossessione per gli odori altrui, in particolare per l’accalcarsi di corpi nei bastimenti, nelle carceri e negli ospedali; il medesimo discorso si aprirà poi all’abitazione operaia cittadina, puntando il dito contro l’insalubrità dell’habitat lavorativo. Prendendo le mosse da queste considerazioni e dalle memorie del primo titolare della cattedra di igiene pubblica a Parigi, Jean-Noël Hallé, Alain Corbin coglie un mutamento epocale, avvenuto a metà del XVIII secolo, nelle modalità di percepire gli odori e ne individua le motivazioni sociali, analizzando da vicino i diversi comportamenti percettivi. Tra immaginario e quotidianità, attraverso cui l’autore ci restituisce il ritratto dell’epoca, vediamo emergere il concetto di persona e una nuova spazialità del corpo, prime cause di quella ‘privatizzazione’ dei rifiuti e degli odori e dell’intolleranza verso gli odori altrui. Ecco come la percezione olfattiva diventa in qualche modo una cartina tornasole della società stessa, un terreno di ricerca dei comportamenti umani troppo a lungo accantonato, ma che, al contrario, ha saputo anticipare le basi su cui si è strutturata la contemporaneità.      

    

 

 

FuoriLuogo|OutOfPlace

 

São Paolo_City Tellers | Francesco Jodice

 

 

MARTEDI’ 6 MAGGIO 2008

In occasione della presentazione del progetto SÃO PAOLO_CITY TELLERS, un progetto di Francesco Jodice, terzo appuntamento di FuoriLuogo|OutofPlace 2008, il Centro di Documentazione Arti Visive di Connecting Cultures ha acquisito e selezionato con l’artista una bibliografia specialistica in relazione al lavoro presentato:

 

* Mike Davis, Il pianeta degli slum, Feltrinelli, Milano 2006 (in catalogo)

* Gore Vidal, Navigando a vista, traduzione a cura di Caterina Cartolano, Fazi Editore, Roma 2006 (in catalogo)

* Mutations, a cura di Rem Koolhaas et al., Actar, Barcellona; Arc en reve, Centre d'Architecture, Bordeaux 2001 (in catalogo)

* Mike Davis, La città di quarzo. Indagine sul futuro a Los Angeles, Manifestolibri, Roma 1999 (in catalogo)

 

 Per approfondimenti e per scaricare il comunicato stampa visita il nostro sito alla pagina “Progetti”

 


 

e ancora...

Vi segnaliamo le nuove acquisizioni e alcune pubblicazioni di particolare interesse che potete trovare presso il Centro di Documentazione Arti Visive, suddivise per aree tematiche, e News&Links per essere sempre aggiornati sulle nostre attività.

 

 

ARTI VISIVE

 

*NEW!

Matthew Barney. The Cremaster Cycle, catalogue of the exhibition, curated and edited by Nancy Spector (Museum Ludwig, Cologne, June 6-September 1, 2002; Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, October 10, 2002-january 5, 2003; Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Febraury 21-June 4, 2003), Guggenheim Museum, New York 2002

 

Il 'Cremaster Cycle' è un arcipelago di stimolazioni visive, dove ognuno dei cinque film che lo compongono funziona da isola in cui si alternano personaggi mitologici ed enigmatici, nonché paesaggi urbani e naturali, che raccontano le vicende di un viaggio nell'universo della cultura statunitense, creativa e distruttiva” (Germano Celant, L’Espresso). Con questa mostra, accompagnata dall’imponente catalogo, Matthew Barney presenta per la prima volta l’intero ciclo di Cremaster, toccando due tappe europee per poi approdare a New York. Avvolto nell’aura di genio visionario e di inventore di metafore, che l’ha reso uno dei personaggi più curiosi e singolari nel mondo dell’arte degli ultimi decenni, con questa saga Barney crea un vero e proprio gioco di rimandi e allusioni a partire dall’ordine in cui i cinque episodi sono usciti - Cremaster 4 (1994), Cremaster 1 (1995), Cremaster 5 (1997), Cremaster 2 (1999), Cremaster 3 (2002) - che contiene un’evidente simmetria costruita attorno al numero 5 in posizione centrale (4-1-5-2-3). Il riferimento sessuale presente nel titolo, così come in tutto il ciclo, si risolve in realtà in un racconto capace di raggiungere un livello di visionarietà allegorica a cui però corrispondono sempre rimandi scientifici, biologici ed organici. Il risultato è un'epopea di sogni e di miti, in cui l'artista è protagonista, e che s'intrecciano a formare un labirinto di visioni in cui la spinta sensuale delle immagini si dissolve per diventare uno stimolo alla creazione di un’altra realtà.

  

 

ARCHITETTURA

 

*NEW!

Joseph Grima, Instant Asia. L’architettura di un continente in trasformazione, fotografie di Gaia Cambiaggi, Skira, Milano 2008

 

Un’istantanea, una collezione di frammenti, una sequenza di situazioni… Così Joseph Grima definisce questo libro, esprimendo così il suo desiderio di documentare questo fenomeno in maniera sincronica, non restituendone un’immagine globale, ma cogliendone l’essenza in modo soggettivo, come un resoconto personale che, per questo motivo, sarà anche parziale e riduttivo. Ma solo così è possibile catturare una realtà estremamente dinamica e in trasformazione: lo sviluppo delle città asiatiche. In pochissimo tempo molte società dell’Estremo Oriente hanno modificato le loro economie da agricole ad industriali, hanno sostituito le vecchie dittature a nuove democrazie, hanno raggiunto un nuovo livello di benessere… Tutto questo non senza effetti negativi: dall’isolamento alle fratture sociali, dallo sfruttamento seguito all’industrializzazione fino all’urbanizzazione con l’espansione di slum. E gli architetti sono stati in qualche modo i primi a dover affrontare lo spazio urbano, divenuto un’immagine ormai quasi anonima e senza identità, cresciuta sulle spoglie di tradizioni e luoghi antichi. Dalla Cina alla Corea del Sud e al Giappone gli architetti si chiedono quale forma dare alla domanda di modernità. Sulle pagine di questo volume l’autore dà spazio alle voci di questi interpreti in dialoghi originali e con immagini suggestive, scattate da Gaia Cambiaggi, e mostra le possibili strade per il futuro, alla ricerca di espressioni autonome e attente ad una nuova idea di contemporaneità.  

 

 

FOTOGRAFIA

 

*NEW!

Ereditare il paesaggio, catalogo della mostra, a cura di Giovanna Calvenzi e Maddalena d’Alfonso (Biella, Fondazione Museo del Territorio Biellese, 16 dicembre 2007-24 marzo 2008), Electa, Milano 2008

 

Frutto della ricerca intrapresa da Giovanna Calvenzi e Maddalena d’Alfonso, questo catalogo accompagna la mostra Ereditare il paesaggio e diventa un documento prezioso del lungo lavoro di studio e di valorizzazione del territorio, che già nel titolo trova il suo significato più autentico. Noi ereditiamo tutto ciò che ci viene tramandato dalle generazioni a noi precedenti, in base a quanto hanno saputo conservare e recuperare o, al contrario, dimenticare e distruggere. Strumento indispensabile di memoria e di storia, la fotografia è stata capace di suscitare grandi emozioni grazie al forte impatto che riesce ad avere sulle coscienze dei singoli e delle comunità. In particolare la fotografia di paesaggio ha avuto un ruolo che supera la semplice funzione documentaria, in quanto ha contribuito ad una nuova e più attenta consapevolezza del patrimonio ambientale, sia dal punto di vista artistico che architettonico e culturale. Da Luigi Ghirri, Gianni Leone ed Enzo Velati numerosi fotografi si sono interrogati sui mutamenti in atto nel territorio. Dai grattacieli di Shanghai di Olivo Barbieri ai rami spezzati di Tancredi Mangano; dalle insegne pubblicitarie immerse nella natura di Maurizio Montagna alle macerie lasciate dai terremoti del Sud d’Italia di Giovanni Chiaramonte; senza dimenticare i grandi maestri della fotografia di paesaggio, da Gabriele Basilico e Vincenzo Castella a Guido Guidi e Mimmo Jodice: ciascuno di loro ha colto le trasformazioni del paesaggio con occhio obiettivo e senza denuncia, lasciando alle generazioni future l’immagine di un nuovo territorio con cui confrontarsi.    

 

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William A. Ewing, Nathalie Herschdorfer, Jean-Christophe Blaser, reGeneration. 50 photographes de demain 2005-2025, catalogue de l’exposition, Thames & Hudson, Paris 2005  

 

Questa mostra nasce dall’appello che i tre curatori ed esperti di fotografia presso il Musée de l’Elysée di Losanna hanno lanciato a più di sessanta istituzioni in tutto il mondo, ciascuna delle quali ha presentato dieci neodiplomati, da cui sono stati selezionati cinquanta giovani artisti. Qual è lo scopo di questa sfida lanciata alle nuove generazioni? Quello di capire che cosa portano di nuovo i giovani fotografi del XXI secolo, con quale sguardo osservano il mondo, come si pongono nei confronti della tradizione precedente, e ancora, se sono ancora legati al mezzo tradizionale e alla camera oscura o se affidano tutto il loro lavoro alla tecnologia più moderna. Queste alcune delle domande a cui reGeneration cerca di rispondere, nella consapevolezza che parlare di ‘nuove generazioni’ implica una continuità di processo: rigenerare significa infatti evolversi a partire da un punto determinato. All’interno di un panorama estremamente vasto ed eterogeneo, per provenienza degli artisti e per soggetti fotografati, questo libro conferma come la fotografia non abbia perso nulla del suo potenziale originario e avverte che nuove leve sono alle porte, pronte a lasciare il loro segno.  

  

 

AMBIENTE

 

*NEW!

Gianfranco Bologna, Manuale della sostenibilità. Idee, concetti, nuove discipline capaci di futuro, Saggistica e Manuali, Edizioni Ambiente, Milano 2008

 

In occasione dell’anno internazionale del pianeta Terra esce la seconda edizione di questo volume, in un momento in cui il concetto di sostenibilità diventa di grande attualità. Tant’è che si parla oramai di ‘Sustainability Science’, indicando con questo termine quello straordinario laboratorio di idee, indagini e teorie che ha dato vita ad una nuova scienza in grado di conciliare approcci e visioni differenti per affrontare il ‘problema Terra’. Infatti oggi l’approccio sostenibile si muove lungo linee e secondo principi ben diversi rispetto a quelli che hanno guidato la politica e la scienza fino a pochi anni fa. Scienza e tecnologia sono in grado ora di procedere insieme e di trovare soluzioni efficaci per un’idea di sviluppo credibile, capace di coniugare le esigenze della civiltà contemporanea con la complessità della natura, senza per forza perseguire il mito della ‘crescita’ a tutti i costi. Ed ecco che nel libro di Gianfranco Bologna si ripercorrono le tappe storiche che hanno scandito l’utilizzo e il significato del concetto di sostenibilità, muovendosi attraverso campi disciplinari differenti e restituendo l’attualità e la ricchezza del dibattito in corso: lo scopo è quello di affrontare insieme la sfida che l’ambiente ci pone e di indicare soluzioni concrete che sappiano inserirsi nei processi sociali, economici e produttivi in atto e che siano in grado di sfruttare al meglio le risorse per il bene del nostro pianeta.

  

 

 

 

NEWS & LINK

 

> Martedì 6 maggio, negli spazi di via Merula 62, verrà presentato il progetto SÃO PAOLO_CITY TELLERS di Francesco Jodice, terzo appuntamento del ciclo FuoriLuogo 2008. I materiali verranno esposti al pubblico a partire dalle 18.30, con ingresso gratuito; alle 19.00 seguirà l’incontro con l’artista e la discussione del lavoro insieme ad Adelina von Fürstenberg, curatrice, fondatrice e presidente di Art for The World, e Jose Roberto Shwafaty de Siqueira, artista brasiliano.

 

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