Fotomontaggio emblematico del dadaismo berlinese, caotica messa in scena dei fatti in un'immagine complessiva della dissoluzione beffarda del principio di razionalità.
Fare pittura, per Silvia Cardini, vuol dire per forza fare i conti con una tradizione che ha avuto molto da dire sulla realtà oggettiva dell’immagine, senza perdere di vista il fatto che la pittura non è che un altro modo di dare un nome alle cose e che il reale rimane comunque irraggiungibile.
Un quadro premonitore che rappresenta la percezione dell'artista sulla situazione politica tedesca di quel periodo, inquietante metafora di ciò che il futuro riserverà alla Germania di lì a poco.
Al centro del lavoro di Nauman la condizione umana, la sua mutevolezza, il suo necessario comunicare, il fare arte come fatto o istanza antropologica-comportamentale che si impone come evento.
La pittura come potente e coraggioso ritorno delle ragioni dell’interiorità e della consapevolezza, un ritorno al senso del sé, in mancanza del quale non può esistere senso della realtà.
Linguaggio astratto che non significa contemplazione disincarnata o fuga nell’indifferenziato, ma messa in scena di un corpo a corpo con il mondo delle cose, del quale non viene esclusa la materialità.
La profondità prospettica alla base della resa naturalistica, alla quale l’artista consegna il compito di rendere l’individualità, silente ma carica di mistero, del personaggio.
Fatali donne-albero in attesa, in una composizione di inquietante incongruenza entro uno spazio in cui latita, alla maniera dei surrealisti, un profondo e conturbante erotismo.
Il commento di Alessandro Tempi ad un dipinto che rielabora le forti impressioni visive del breve soggiorno torinese dell'artista, sotto la suggestione delle letture di Nietzsche.
Alessandro Tempi presenta le tavole di Roberto Priod, immagini di fiori inesistenti o inattendibili, dipinti secondo una memoria fallace o confusa, ma capace di ibridazioni impensate.