A cura di Emanuela Badiali
Pubblicato il 22/06/2001
di Riccardo Garbarino
MITI,
EROI E ASTROLOGIA
Cancro
è segno femminile, cardinale, domicilio della Luna. E’ piuttosto scarno di
parole e difficilmente si apre agli altri, ma ciò che in questo segno
comunemente viene spiegato col suo carattere chiuso in realtà è dovuto alla
timidezza e all'innata vanità. Sono gli stati d'animo, gli umori e spesso i
semplici capricci a far cambiare le sue opinioni, a mutare i suoi princìpi a
cui ancora poco prima quasi fanaticamente si era attaccato. La sua psiche e il
suo modo spirituale sono tanto più mutevoli in quanto l'immaginazione ha una
parte importante nella sua vita. Questo è il lato femminile e lunatico del suo
essere, ciò che lo fa apparire agli occhi degli altri come estraniato o, nei
casi meno pronunciati, un originale. La facilità nell'adattamento a circostanze
anche poco favorevoli della vita pratica, è indubbiamente la sua maggiore virtù
e si esprime nelle più svariate forme. Si mostra conciliante, cortese e perfino
cordiale e, pur non essendo eccessivamente socievole, può essere un piacevole
compagno in viaggio e di conversazione. Purtroppo queste sortite dalla propria
fortezza quasi sempre finiscono bruscamente con una rapida ritirata provocata da
uno dei soliti improvvisi umori. Nel matrimonio il tipo Cancro spesso rimane
trincerato nel guscio della sua riservatezza e solo di rado è disposto a
svelare i segreti più del proprio intimo. Il tipo di energia che esprime il
segno trova corrispondenza anatomica nel busto anteriore, lo stomaco, i liquidi
e l’occhio sinistro. Le corrispondenti pietre natali sono lo smeraldo e
l'occhio di gatto, pietre portafortuna l'adularia e la perla, pietre preferite
la perla e la pietra di luna (lei) e il cristallo (lui), pietre da evitare tutte
le verdi chiare, metallo l'argento, giorno il lunedì, numeri il due ed il
sette, colore il rosso bruno.
La
Madre è il mito del Cancro e, più del ragno o del drago, meglio si colloca il Granchio
nella figura di essa, ma ciascuno a questa parola attribuisce un suo diverso
significato. Non è soltanto il simbolo della donna, tutti noi siamo nati da
essa: può significare sicurezza, sostegno, radicamento, infanzia e famiglia,
sentimenti e passato, ma anche oscurità e mistero, e l’esperienza della Madre
in tutte le sue forme è profondamente radicata nella nostra natura interiore.
Le religioni più antiche del mondo iniziano con il culto della Madre Terra,
come adorazione del potere della terra di dare e togliere la vita. E poi la
Madre Chiesa, Gea, la sposa di Urano, costretta ad evirarlo per salvare la
prole, Era, madre terribile che si allea con un enorme granchio con l’Idra per
sconfiggere il figlio Eracle (Ercole): lo colpisce alle caviglie anziché
affrontarlo direttamente, l’ombra della
madre divorante disposta a tutto pur di non cedere il predominio al figlio. Il
grembo materno unione dei due opposti, maschile e femminile. Per il bambino la
madre è altrettanto potente, fonte di cibo e di vita, colei che dà o toglie
l’amore, e un Cancro sensibile ed aperto non la dimentica certamente. La madre
è anche la Gorgone Medusa e Perseo è incaricato da Atena di ucciderla onde
evitare che sua madre sposi il re Polidette. Qui l’archetipo materno sta nella
redenzione di una donna mediante la conquista di un’altra, ossia il
riconoscimento della madre personale con il confronto di quella archetipica, il
trasferimento su di un’altra donna dell’odio interiore verso la propria
madre. Nel mito della Madre vive sempre un consorte che al tempo stesso era suo
figlio ed anche il suo amante, ma accanto al simbolo dell’incesto il figlio-amante rappresenta la vita creativa della natura, cioè
l’artista. La Madre ed il giovane dio che simboleggia la vita creativa
rappresentano il modo di operare della creatività artistica: il Cancro
creativo, sia per il Sole nel segno, all’Ascendente o al Medio Cielo, è una
specie di levatrice, crea qualcosa che trae dalle sue profondità e realizza dal
tessuto dei suoi sogni. Quando la creatura
ha preso forma, è cresciuta e la fase è conclusa, l’individuo-artista
si sente svuotato ed inizia l’inverno.
Poi è pronto a creare di nuovo, ma è un mistero la fonte della propria
creazione: come il granchio vive nella striscia di sabbia a metà fra l’oceano
dei sentimenti in cui si tuffa quando lo raggiunge la creatività e la terra
ferma della vita in cui si arena a processo finito. Questo mare, oceano
dell’inconscio collettivo, regno della déa Teti, déa creatrice ed acqua
ella stessa, che contiene nei propri abissi il seme maschile e l’ovulo
femminile.