A cura di Emanuela Badiali
Pubblicato il 23/07/2001
di Riccardo Garbarino
Leone è segno fisso, maschile, domicilio del Sole. Non è eccessivamente spirituale, ma possiede generalmente una ben delineata concezione di vita, in cui si riflette l'innata nobiltà del suo cuore ed il substrato idealistico del suo essere. Accanto ad un'energia non comune e ad un altrettanto forte orgoglio, troviamo l'aspirazione non tanto al dominio quanto alla guida degli altri, non senza pericolo poichè facilmente si fa travolgere dai propri impulsi e dalle proprie passioni ed in istanti di agitazione rischia di commettere gravi imprudenze. La sua impulsività si manifesta soprattutto nelle imprese della vita sentimentale, si entusiasma improvvisamente sia per le persone che per le cose, la tenacia e la coscienziosità sono le sue più spiccate caratteristiche. Diversamente dall’Ariete, cerca di raggiungere le mete prefisse con mezzi pacifici, in via di una lenta ascesa, e se suo malgrado si trova nel pericolo di urtare con il mondo circostante, fa ogni sforzo per mitigare i contrasti ed evitare il conflitto: finchè non cede alla propria presunzione, la violenza lo ripugna, ma chiamato dal senso dell'onore e del dovere diventa un valoroso combattente, capace di atti di eroismo e di sacrificio, non sopporta nessuna forma di costrizione e l'assoluta indipendenza è la condizione indispensabile per la sua felicità. Il tipo di energia che esprime il segno trova corrispondenza anatomica nel cuore, la schiena e l’occhio destro. La corrispondente pietra natale è il diamante, pietra portafortuna il crisolito e l'ambra, pietre preferite tutte le gialle, pietre da evitare tutte le opache e le nere, metallo l'oro, giorno la domenica, numero il quattro, colori il giallo, il verde ed il bianco.
Leone è la creatura che Eracle incontra e sconfigge in una delle sue dodici fatiche e il racconto dell’uomo che sconfigge la bestia è uno degli archetipi più antichi. Tori, draghi, mostri di varia natura e consanguinei ostili spostano il concetto di una semplice lotta su di un significato più ampio, quale la lotta tra l’evoluzione dell’Io e le sue radici primitive. Eracle sconfigge sì la bestia, ma poi ne indossa la pelle e così facendo diventa suo simile sconfiggendo le passioni brucianti. C.G. Jung chiamò questa ricerca del sè processo d’individuazione, ossia il processo per cui un uomo diventa sè stesso, l’essenza intima della personalità, un viaggio che dura tutta la vita, viaggio che è il sentiero basilare dell’animo umano per scoprire il significato del proprio segno solare, qualunque esso sia. La leggenda medioevale di Percival e il Santo Graal ha origini nella mitologia celtica di Parzival e la Pietra Filosofale e personifica l’eroe che più si avvicina al segno del Leone ed alla ricerca del Sè. L’eroe nasce orfano di padre e cresce in un bosco con la madre, non conosce le proprie origini perchè la madre, temendo che la lasci e se ne vada per il mondo, fa in modo che non le scopra. Un giorno vedendo una schiera di cavalieri nel bosco, spinto dal fascino della nobiltà delle armature e dalla loro cortesia decide di unirsi a loro con immenso dispiacere della madre che muore dal dolore. Il padre dunque è assente ed il bambino deve andare alla ricerca di quel principio paterno sotto forma di avventure. Il mito ci porta attraverso le sue avventure sino al sogno di una cerimonia e di una donna che porta con sè un vassoio con il Santo Graal, nella cristianità di Percival, o meglio la Pietra Filosofale dell’alchimia simbolo dell’eterno sè, nella storia originale. Scopo della cerimonia sognata era che ponesse la domanda magica che avrebbe guarito il vecchio Re malato e fatto conquistare al Parzival la vergine ed il castello del Graal, ma Parzival rimase muto per l’insegnamento materno di non domandare alcunchè agli estranei. Risvegliatosi dalla sua visione impegò un processo di maturazione di vent’anni nella ricerca del castello del Graal e diventato eroe e vero uomo ritrovò il castello ponendo però questa volta la domanda magica che salvò il re.