A cura di Emanuela Badiali
Pubblicato il 24/08/2001
di Riccardo Garbarino
Vergine è segno mobile, femminile. Come quello dei Gemelli, è dominato da
Mercurio, ma mentre il primo è un segno di aria, quest’ultimo è un segno di
terra e questa differenza si manifesta evidente nella stessa forma
mentis: nella Vergine dà una intelligenza grave, ponderatrice, pratica, in
una parola «terrena». La Vergine, priva della medesima agilità intellettuale
del Gemelli, presa alla sprovvista non improvvisa, preferisce tacere,
riservandosi la prognosi poi, nella solitudine lentamente riflette e ripensa
tutto ciò che si riferisce all'argomento per fare infine le sue considerazioni
in forma chiara e precisa. E’ capace d'immergersi per ore e ore in silenziosa
contemplazione di un tramonto, del mare o di un paesaggio ed è pure incline a
girare altrettanto a lungo e da solo nei boschi e fra i prati. Difficilmente si
apre anche a coloro che conosce bene, è estremamente sensibile e suscettibile
alla minima manchevolezza nei suoi riguardi da parte degli altri, si offende
facilmente per motivi irrisori e ne soffre a lungo in silenzio. Il tipo di
energia che esprime il segno trova corrispondenza anatomica nell’intestino e
nella regione addominale. Le corrispondenti pietre natali sono la giada e la
corniola, pietre portafortuna le verdi
montate in argento ed il platino, pietre preferite il turchese e la corniola,
pietre da evitare tutte le gialle, metallo l'argento, giorno il martedì, numero
il cinque, colori il grigio ed il bianco.
Persefone è
l’archetipo verginale, è l’esteriorità della vita e, nel rapporto con la
madre Demetra, déa delle messi, ricorda il mondo innocente dell’infanzia nel
quale non c’è ancora separazione, conflitto e paura. Passeggiando con la
madre, Persefone attende ignara l’avvento delle responsabilità e della vita
adulta, come accade ai nostri giorni quando un avvenimento importante che
solitamente è collegato ad un transito di Plutone dà inizio ad una fase di morte
e rinascita. Dunque Persefone nel prato coglie un fiore che Ades ha piantato
per ammaliarla e subito si spalancano per lei le porte delle tenebre: viene
strappata a Demetra e costretta a soggiacere con il dio degl’inferi. Dalle
invocazione della madre e per intercessione di Zeus il periodo di convivenza con
Ades si alterna al soggiorno sulla terra, ma intanto il frutto del rapporto si
concretizza in Dioniso, controparte passionale di ciascuno di noi. Se nella
fugura del Leone è riassunto il rapporto tra padre e figlio, in quella della
Vergine è riassunto il rapporto tra madre e figlia, il sacrificio che la figlia
deve compiere per poter diventare madre, l’essere madre e amante pur
conservando interiormente la propria integrità. Esiste uno strano rapporto tra
l’energia scorpionica e verginale che va al di là della semplice definizione
froidiana di anale rilsciato e anale
ritenuto e che può richiamarsi all’attrazione fallica per la verginità
che ancora aleggia in certe parti della nostra società. Originariamente la
parola vergine indicava una donna nubile, senza riferimento a parti anatomiche
inviolate, Virgo nel senso della
padrona di sè indipendente che non dipende da un marito divino come vediamo
nella mitologia greco-romana. Questa è la rappresentazione della dea vergine
Artemide ritratta con cinquanta mammelle per mostrare che essa rappresenta la
nutrice che dà vita a tutto. La dea governava da sola, autosufficiente e poteva
considerarsi la consorte di tutto ciò che è vivo, perciò il significato del
segno è anche la psiche padrona di sè, l’individuo integrato in sè stesso
che può dare liberamente senza paura di perdersi nell’altro, senza temere
relazioni che lo dominino o lo distruggano. Come sesto segno dello zodiaco la
Vergine riguarda la sintesi reale delle esperienze dei primi cinque stadi
dell’esperienza individuale: la capacità d’imporsi dell’Ariete, la
costruzione della stabilità del Toro, la curiosità e la comunicazione dei
Gemelli, il radicamento del Cancro e la creatività del Leone. La Vergine è
anche legata all’alchimia medioevale, la trasmutazione della sostanza, il
prendere qualcosa grezzo e trasformarlo in qualcosa di utile ed in ciò richiama
la figura di Hermes, il Mercurio degli alchimisti, nella sua forma femminile,
sino a che egli stesso non cade nella sindrome
da saccenza.