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Il significato dei 12 segni zodiacali

Miti, Eroi e Astrologia - I PESCI

A cura di Emanuela Badiali

Pubblicato il 24/02/2002

di Riccardo Garbarino

foto intervento

Pesci è segno mobile, femminile, domicilio di Nettuno e Giove. Fisicamente è uno dei più fini e fragili ed in genere ha un aspetto trascurato, indolente, quasi sempre trasognato, indeciso e pauroso. La morbidezza del carattere è indubbiamente la sua massima caratteristica. Sognatore, dotato di un'immaginazione straripante è utopista in misura molto maggiore del tipo Aquario ed è fortemente inclinato verso una profonda e sincera religiosità, verso il misticismo e l'occultismo, la natura è piuttosto ricettiva e passiva come pure la disposizione a servire gli altri ed a soccorrerli. Singolare è il lato materiale della sua esistenza: pur essendo privo di un vero senso della realtà, completamente estraneo al desiderio di possedere beni o di accumulare ricchezze, riesce sempre in un modo o nell'altro ad assicurarsi almeno il minimo necessario per l'esistenza. Sempre soggetto ad oscillazioni psichiche che possono verificarsi perfino di ora in ora, la sua esistenza è come un continuo rialzarsi e cadere, sembra camminare sulle onde del mare. Il tipo di energia che esprime il segno trova corrispondenza anatomica nei piedi, ghiandole linfatiche e liquidi organici. Le corrispondenti pietre natali sono l'ametista ed il carbonchio, pietra portafortuna l'ametista, pietre preferite il turchese ed il diamante, pietra da evitare il rubino, metallo l'argento, giorni il mercoledì ed il giovedì, numeri il tre ed il sette, colore il viola.

Nel segno dei Pesci non esiste un dilemma particolare poichè essi stessi incarnano il dilemma umano del venire a patti con la propria parte trascendente. Un tema comune a molte antiche fiabe è quello dell’unione di un comune mortale con un essere appartenente ad un altro livello di realtà che di solito è rappresentato da un cigno o da una sirena. Quest’ultima accetta di vivere sulla terra in un corpo mortale ad una particolare condizione che solitamente ha attinenza con il non porre certe domande o il non aprire un scatola, in altre parole riguarda il rispetto per i misteri dell’altro regno. Tuttavia la curiosità e la mancanza di rispetto dell’uomo finiscono per avere il sopravvento e l’incantesimo è spezzato. Il pesce è anche uno dei simboli della cristianità e l’era cristiana è anche detta era dei pesci: con l’avvento del cristianesimo Dio s’incarna come uomo costituendo un ponte tra il terreno ed il trascendente. Se questo aspetto costituisce il simbolo dell’aspirazione, l’altro simbolo, quello dell’abnegazione, è ben descritto dall’”ama il tuo prossimo come te stesso e porgi l’altra guancia” sempre che l’altro pesce, rimosso e chiamato diavolo, non prenda il sopravvento. Nell’ultimo segno dello zodiaco sono rappresentate tutte le debolezze umane, i desideri, i bisogni, i sogni, le illusioni ed il bisogno di amore. Nei due pesci che nuotano in direzioni opposte, ma che sono legati da una corda d’oro, c’è il dilemma dell’incontro con le due dimensioni che guida la vita dei nati sotto questo segno: c’è chi segue la sirena delle illusioni cosmiche, chi esprime il genio di Einstein e chi, venendo a patti con il mondo transpersonale, esprime poesia, musica, teatro ed opere d’arte poiché anch’essi, appartenenti al mondo d’acqua, possono creare in campo artistico. La tematica della vittima e del redentore ben rappresenta il dualismo insito nel simbolo dei Pesci, e l’identificarsi in colui che la vita ha dilaniato o in colui che salva dal dolore rappresentano le due facce della stessa medaglia. I due pesci non possono essere separati dal cordone ombelicale che li lega ed il caotico mondo materno è sempre lì a ricordare che è di gran lunga più facile identificarsi con essa per poi soccorrere la vittima esterna di turno anziché sé stessi. Il dissoluto Dioniso è figlio di Persefone e si dice essere nato due volte e indotto alla pazzia dalla gelosia di Era. Salvato da Hermes, vaga per il mondo con la sua allegra combriccola alla ricerca delle sue origini, insegna l’arte vinicola in Egitto e in India ed infine giunge a Tebe, suo luogo di nascita. Qui il re Penteo disprezza la dissolutezza del dio e lo fa arrestare, ma Dioniso lo rende pazzo e il suo seguito, in preda ai fumi dell’alcool ed al delirio religioso, uccide il re e lo decapita, subendo così lo stesso destino del dio che egli aveva rifiutato. Dunque la base irrazionale del mondo e il delirio collettivo si raffigurano nell’Io cosciente di Penteo che rifiuta la parte dissoluta dionisiaca che comunque è in lui e subisce lo stesso destino.

 

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