A cura di Emanuela Badiali
Pubblicato il 13/01/2003
di Stefano Rubino
Pare che un tale, durante una conversazione con Nerone, avesse declamato per caso il seguente verso: «Quando sarò morto, bruci pure nel fuoco tutto il mondo!». Al che l'imperatore romano avrebbe replicato: «Al contrario, mentre sono vivo!».
Questo aneddoto è citato da Svetonio nella "Vita dei Cesari" all'inizio del suo paragrafo sul famoso incendio di Roma. Nerone fu subito considerato dai suoi contemporanei come il vero responsabile di quell'incendio e lo stesso Svetonio si muove sulla scia di questo sentire comune. Oggi esistono molti più dubbi sull'obiettività di certa storiografia romana solita attribuire a Nerone ogni genere di nefandezze. Non potremo mai sapere con certezza se fu davvero lui ad ordinare di dar fuoco a Roma oppure se si sia trattato di una disgrazia accidentale. Se però ci fidiamo dell'Astrologia e di come essa influenzi il carattere degli uomini, allora, pensando all'immagine svetoniana di Nerone che contempla dall'alto di una torre lo spettacolo dell'incendio e canta in abito da scena versi tratti da "La distruzione di Troia", dovremmo per forza convenire che essa potrà non essere storicamente vera ma è incredibilmente vicina all'essenza psicologica del personaggio. Perché? Lucio Domizio Nerone nacque ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.C. poco prima dell'alba tanto che «quasi fu toccato dai raggi del sole prima che dalla terra stessa». Egli è dunque un Sagittario ascendente Sagittario con Luna in Leone e con ben quattro pianeti in Prima Casa (il Sole, Venere, Marte e l'allora ignoto Plutone) di cui uno - il Sole appunto - strettamente congiunto all'ascendente. Una concentrazione di fattori "fuoco" veramente impressionante che non tarderà a produrre effetti nefasti sul carattere del giovane imperatore. Ogni Sagittario è dominato, come si sa, dal suo spirito visionario, dalla sua naturale tendenza ad andare oltre il conosciuto e l'ordinario. Per questo motivo i nativi sono solitamente dei viaggiatori incalliti e i più dotati fra loro si trovano talmente a loro agio nell'ambito delle esplorazioni mentali da diventare frequentemente filosofi o scienziati. Nerone, cosa abbastanza anomala per un Sagittario, provava una sorta di riluttanza a lasciare Roma e nel corso della sua breve esistenza compì un unico importante viaggio per l'inaugurazione del taglio sull'istmo di Corinto. E, complice probabilmente un restrittivo Saturno in nona casa, non diede neanche sfogo alle tendenze colonialistiche tipiche del suo segno natale, tanto che sotto di lui i confini dell'impero rimasero praticamente invariati. Quanto alla filosofia, Nerone la ripudiò ben presto su suggerimento della madre e probabilmente perché, chi presenta come lui Mercurio in Sagittario, è troppo ingenuamente attaccato alle sue certezze per poter sopportare i dubbi derivanti da una seria speculazione intellettuale. Visto anche che il pianeta era posizionato in undicesima casa, piuttosto che diventare un profondo pensatore preferì circondarsi di amici intellettuali. Dovendo così trovare una valvola di sfogo all'intraprendente esuberanza del suo Sole sagittariano Nerone scelse di farlo nel modo tipico di chi presenta una forte Prima Casa, ossia affermando in modo esibizionistico la propria personalità. Nel suo caso poi, il Sole era anche rafforzato da una strettissima congiunzione all'ascendente e fu dunque inevitabile che la ricerca del plauso altrui divenisse il fattore motivante della sua vita. Essere venerato come sovrano non gli bastava. Lui voleva letteralmente sbalordire i suoi sudditi come nessun altro aveva fatto fino ad allora. Non gli importò di essere un bravo imperatore. Alla stregua di un grande attore, voleva solo riuscire ad interpretare quel ruolo nel modo più spettacolare possibile. Pare che negli ultimi anni, per sedare la rivolta dei Galli, si fosse deciso a presentarsi inerme di fronte a loro convinto di portarli al pentimento con un pianto commovente. Durante il suo regno tutta la vita di Roma si trasformò in un grande spettacolo. Ludi circensi, combattimenti fra gladiatori e rappresentazioni teatrali si susseguivano con una frequenza impressionante. Per ricevere sovrani orientali organizzò cerimonie di accoglienza come mai se n'erano viste. Fece svolgere in teatro una finta caccia di tori, orsi e leoni e alla fine fece inondare il proscenio mentre finte navi e attori vestiti da soldati simulavano un'antica battaglia navale fra Persiani e Ateniesi. Costrinse i centurioni ad indossare maschere di commedie e i più stimati nobili della città a frequentare scuole di canto. Sperperò montagne di soldi per erigere teatri e monumenti, il più celebre fra i quali fu un'enorme statua bronzea alta 35 metri che lo raffigurava come il Colosso di Rodi. Si fece costruire una villa faraonica nel cuore di Roma, la celebre Domus Aurea, ricoprendola di oro, argento e avorio e pretendendo che al suo interno fossero realizzati campi, vigneti, laghi artificiali e persino un piccolo bosco in cui potessero scorrazzare veri animali selvatici. Arrivò a sostituire il mese di Aprile con il mese Neroneo e fu sul punto di chiamare Roma Neropoli. Secondo l'Astrologia chi ha una forte preponderanza di valori fuoco non vuole adattarsi alla realtà così come gli si presenta ma di quella realtà vuole essere lui stesso artefice e creatore, vivendo la vita come se fosse un grande dramma recitato. Con Nerone, Roma fu trasformata in un teatro, i senatori e i soldati in comparse e il popolo in pubblico plaudente. E siccome una Prima Casa carica di pianeti è sempre indice di spiccata egopatia, affidò a se stesso il ruolo di unico e assoluto protagonista. Amante della musica (Nettuno in Aquario) e convinto che col canto potesse esprimere al meglio la sua creatività (Casa Quinta in Toro), si mise a studiare la cetra e allenò la sua voce in modo maniacale evitando di parlare forte e rinunciando ai cibi più piccanti. Indisse un'infinità di gare canore e teatrali cui non mancò mai di partecipare come concorrente. Ma anche lì, la proverbiale insicurezza che si nasconde dietro il comportamento spaccone dell'Ariete-PrimaCasa non tardò a manifestarsi. Prima di salire sul palco era terrorizzato da quello che potessero dire i giudici. Temeva di essere battuto dagli avversari e così li spiava di nascosto oppure cercava di innervosirli insultandoli e, se questo non bastava, provava a corromperli. Se vedeva per strada una statua raffigurante qualche vincitore del passato la faceva abbattere e, stando a Svetonio, commissionò anche l'omicidio di un attore rivale. Nato sotto gli auspici del Sole si considerava figlio di Apollo, anzi un'incarnazione stessa del Dio e come tale non ammetteva che qualcuno potesse anche solo istillargli qualche dubbio sulla sua superiorità. I Romani si trovavano ad assistere sbalorditi alle processioni del loro imperatore che, vestito di porpora e con un mantello disseminato di stelle d'oro, celebrava i suoi successi sportivi e canori sullo stesso carro dove un tempo Augusto aveva festeggiato le sue più importanti vittorie militari. Preso solo dall'amore per se stesso (Venere in Capricorno e in Prima Casa) e preoccupato più di ogni cosa di affermare il suo personaggio in maniera sempre più istrionica (Plutone in Prima), Nerone cominciò a confrontarsi con i grandi eroi della tragedia greca: Edipo, Oreste, Aiace, etc. Ma in realtà non smise mai di fare Nerone che interpretava Nerone. A questo punto è interessante aprire una parentesi sul fatto che, in Astrologia classica, l'ascendente rappresenti, tra le altre cose, il modo con cui ci mostriamo agli altri (spesso la maschera che indossiamo) mentre il Sole è il simbolo della nostra vera essenza. Chi nel tema natale ha il Sole congiunto all'ascendente può fare fatica a distinguere fra la sua immagine pubblica e il suo io più profondo. Si può dire che li confonda in continuazione, ossia che non sappia più dove finisce lui e dove inizia il suo personaggio. Guarda caso Nerone, pur interpretando le tragedie più disparate, indossava sempre una maschera che riproduceva i suoi lineamenti. Questa incapacità di vedere oltre se stesso fu probabilmente all'origine della sua rovina. Per difendere il suo potere (o meglio per evitare che qualcuno gli rubasse il centro della scena) si prodigò a far fuori qualsiasi pericoloso concorrente: avvelenò il fratello adottivo Germanico, uccise a calci la seconda moglie mentre questa era incinta, costrinse il suo precettore Seneca al suicidio e dulcis in fundo fece uccidere la madre Agrippina, il cui fantasma lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni. Anche evitando di credere ad alcuni raccapriccianti episodi raccontati da Svetonio, la lettura del tema natale di Nerone porta a pensare che si trattasse effettivamente di un tipo poco raccomandabile. Marte in Prima è, già di per sé, abbastanza pericoloso. Se poi, all'interno di un quadro già stimolato in senso marziano, il pianeta viene a trovarsi vicino al Sole e a Plutone, ne viene fuori una carica di aggressività difficilmente controllabile. Nerone dovette convincersi presto che se non riusciva ad esprimere tutto se stesso con la musica e il teatro poteva sempre dedicarsi con notevole estro creativo all'esercizio quotidiano della violenza. E infatti, stupri di schiavi e schiave, risse nelle bettole, saccheggi notturni di negozi, pestaggi e omicidi rimasero sempre sue grandi passioni. Il popolo, alla lunga, si stancò di tanta arroganza e incominciò ad odiarlo apertamente, mentre il Senato e l'esercito si resero conto di non poter più continuare con un sovrano così mentalmente squilibrato (interessante notare che la Luna natale di Nerone era tra l'altro opposta a Nettuno). La sua totale aridità affettiva derivante dalla carenza di fattori "acqua" (e aggravata dalla "caduta" di Venere in Capricorno) lo lasciò poco a poco anche senza amici. Negli ultimi tempi aveva imparato a non fidarsi più di nessuno. Lui, che fin da giovane aveva disprezzato qualsiasi religione, incominciò a diventare morbosamente superstizioso e a vedere ovunque presagi e segni del destino, come accade probabilmente a tutti i Sagittario degeneri. Arrivò persino ad idolatrare una statuetta regalatagli da un plebeo che a suo avviso lo aveva aiutato a sventare una congiura. Nulla però riuscì a salvarlo dalla rivolta dei pretoriani guidati da Galba. Svegliatosi nel cuore della notte e accortosi che anche il suo corpo di guardia lo aveva abbandonato, si rifugiò presso la villa di un liberto e qui, fra mille indecisioni, decise di darsi la morte. Nessuno era stato all'altezza delle sue grandiose visioni. Roma devastata dal fuoco. Quale spettacolo poteva competere con questo? Solo lui poteva capirne la sublime bellezza. A lui, solo a lui spettava di celebrare col canto quell'immagine immortale. «E ora che muoio - deve aver pensato negli ultimi istanti - bruci pure nel fuoco tutto il mondo!».
