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Non solo Astrologia ma.......

La felicita' non conosce domani

A cura di Emanuela Badiali

Pubblicato il 11/02/2006

di Osho

foto intervento OSHO
11 Dicembre 1931 - 19 Gennaio 1990            

L'ultima domanda:
Bhagwan, come posso arrendermi quando Giuda mi in­tralcia il cammino?


Nessuno intralcia il cammino. Nessun Giuda. La mente, tuttavia, ha la
tendenza a gettare la responsabilità su qualcun altro. La mente continua a
trovare vie di scampo: si tratta dell'inganno operato dalla mente per
salvare sé stessa, per proteggere se stessa.

Eccetto voi, nessuno vi intralcia il cammino: solo voi state ostruendo il
cammino. Non fate nomi. Non profferite il nome di Giuda, né quello di
Sata­na, del Diavolo o di Belzebù: nessuno sta ostacolando il vostro
sentiero. Tut­tavia, se crederete che qualcuno lo stia ostacolando, vi
sentirete sollevati. In questo modo non si tratta di voi, quindi che cosa
potete fare? E' qualcun altro che sta ostruendo il sentiero. Tuttavia io vi
dico che non c'è nessuno.

Le persone religiose, le cosiddette persone religiose, hanno sempre crea­to
cose simili. Esse hanno creato il Diavolo così ogniqualvolta commettete
peccato è stato il Diavolo a tentarvi e quindi ci si può sentire sollevati:
«Dopo tutto non sono stato io, è stato il diavolo». Gli induisti non
parlano del diavolo in quanto possiedono una loro mitologia, secondo cui
nella vita passata avete prodotto Karma sbagliati, che ora vi costringono a
crearne di nuovi e ancora sbagliati. Di nuovo vi sentite sollevati: che
cosa mai potete fare voi? La vita trascorsa, ora non può essere mutata, e
se chiedete a questi induisti: «Com'è accaduto che nella vita passata ho
prodotto dei Karma sbagliati?», essi ri­spondono: «In un'altra esistenza
hai fatto delle cose sbagliate». «Ma da prin­cipio, agli inizi veri e
propri, come ha potuto cominciare il peccato?» A questo punto si inquietano
e rispondono: «Non porre domande di questo genere: devi credere».

Lo stesso quesito può essere posto a coloro che credono nel Diavolo, che
sono in numero maggiore rispetto a coloro che credono in Dio, perché Dio
non serve granché, mentre il Diavolo serve molto. Dio, infatti, è un
tantino imbarazzante: se Dio esiste allora avvertite una certa
inquietudine; se però si tratta del Diavolo, la sua eventuale esistenza vi
fa sentire sollevati, visto che potete accollare tutte le vostre
responsabilità al diavolo. Se commettete un omicidio è stato il Diavolo ad
indurvi in tentazione; che cosa mai potete fare voi, vittime impotenti?

Ricordate: tutto questo non vi aiuterà. Non auto commiseratevi tanto e non
cercate di apparire delle vittime, perché si tratta di un inganno della
men­te. Eccetto voi, nessuno sarà in grado di aiutarvi. Non riversate,
quindi, altro­ve le vostre responsabilità; assumetevele tutte, perché solo
accettandole po­trete maturare. La gente continua ad usare astuzie che
appaiono molto logiche.

Naturalmente, quando vi inquietate fin quasi a diventare pazzi, poi vi
pentite, vi sentite colpevoli. A questo punto com'è possibile arrangiare la
cosa da un punto di vista logico? Allora dite: «Non volevo farlo». Quindi
af­fermate: «E' successo mio malgrado». Poi dovete ridipingere la vostra
imma­gine. Vi siete comportati da pazzi, pur avendo sempre pensato di
essere una delle persone più sagge e sane del mondo. Ora tale immagine si è
incrinata, che fare? Portate avanti il Diavolo, giuda, qualunque cosa andrà
bene: voi non avete fatto nulla, è stato qualcuno che vi ha costretto a
farlo.

Secondo la storia, quando Adamo fu scacciato dal Giardino dell'Eden avvenne
la stessa cosa: Adamo riversa ogni responsabilità sulla donna, su Èva,
dicendo: «E' stata Eva ad indurmi a mangiare il frutto». Ovviamente, Eva
afferma: «Io non ho fatto nulla, è stato il serpente». In questo modo,
grazie al serpente, va tutto bene. Povero serpente!

Tutti cercano di trasferire la responsabilità sugli altri. Se il serpente
po­tesse parlare direbbe: «E' stato Dio: Egli mi ha creato e lo ha fatto in
maniera tale che giungessi a fare ciò che ho fatto».

La logica continua a trovare i mezzi e i modi e tutto sembra molto logico.

Vi racconterò un aneddoto:
II vecchio fabbro di una cittadina stava dicendo ad un amico che quando era
giovane sua madre desiderava per lui la carriera di dentista, mentre suo
padre lo sollecitava a diventare un fabbro. «Sai», disse il vecchio fabbro,
«è una fortuna che mio padre l'abbia avuta vinta, perché se fossi stato un
dentista sarei morto di fame». «E questo come lo sai?», chiese l'amico.
«Bé», disse il fabbro, «posso dimostrarlo. Sono stato qui, in questa
bottega, per più di trent'anni svolgendo un sacco di lavoro nella mia
qua­lità di fabbro, tuttavia, in tutto questo tempo, neanche una volta c'è
stata anima viva che mi abbia chiesto di estrarre un dente».

Sembra logico. La logica appare logica, ma non lo è. Nelle piccole cose può
anche rivelarsi logica, tuttavia quando vi avvicinate alle questioni
fonda­mentali e definitive dell'esistenza, la logica rappresenta la più
illogica delle cose. Nell'arrangiare le piccole cose può anche funzionare,
ma la vita è più grande della logica. La logica costituisce solo una parte,
una parte assai minu­scola, dell'intera esistenza.

Date ascolto alla vita. Chiudetevi in voi e meditate di più. Chiudete gli
occhi e meditate di più ed allora vi accorgerete chi è a sbarrare la vostra
stra­da. Giuda? Non c'è nessuno all'infuori di voi. Se state facendo
qualcosa che non va, prendetevene la responsabilità, perché solo in questo
modo riuscirete un giorno a superare tutto questo. Se siete voi che state
facendo questa deter­minata cosa, allora ci sono delle possibilità: se non
la volete fare, potete an­che non farla; ma se è qualcun altro che vi sta
costringendo a farla, ogni possi­bilità è perduta, la libertà è
impossibile.

Libertà e responsabilità vanno di pari passo: sono due facce della
medesi­ma moneta. Se desiderate la libertà dovete assumervi la
responsabilità di qua­lunque cosa stiate facendo. Se non volete
assumervela, allora perdete anche la vostra libertà. Tutti desiderano
essere liberi e nessuno vuole sentirsi re­sponsabile. Si continua a
scaricare la responsabilità e riversando la responsa­bilità sulle spalle
degli altri si gettano via contemporaneamente tutte le possi­bilità di
essere liberi. Siate responsabili! Se siete incorsi nella collera, vuol
dire che siete incorsi nella collera; non dite: 'mio malgrado', non tirate
in bal­lo Giuda, non dite: «E' stato qualcun altro a costringermi, qualcuno
che si è impossessato di me». No, nessuno si è impossessato di voi.

Qualunque cosa avvenga, si tratta di una vostra scelta. Avete scelto voi la
strada. Potete anche essere del tutto inconsapevoli di come l'avete scelta,
visto che talvolta desiderate una cosa e ne scegliete un'altra e questo
crea il problema. Ritenete di volere una cosa e ne scegliete un'altra.
Oppure deside­ravate qualcosa di diverso ed avete scelto la stessa cosa, ma
il risultato è diffe­rente.

Ecco un esempio: voi cercate di esercitare un dominio sulle persone e si
tratta di una vostra scelta. Desiderate dominare la gente, tuttavia quando
la sottoponete al vostro dominio, la gente combatte, dato che anche gli
altri vo­gliono fare la stessa cosa nei vostri confronti. Cercheranno di
dominarvi e la cosa non vi piacerà: intorno a questo nascono lotte,
gelosie, un vero e proprio inferno. Voi dite: «Non volevo questo», però
desideravate dominare le per­sone e questo è stato l'origine di tutto.

Cercate sempre la causa: se esiste un effetto, deve esserci una causa.
L'ef­fetto non può verificarsi, non è possibile, se in primo luogo non
aveste scelto la causa. La gente desidera mutare gli effetti, senza
cambiare la causa. Questa è la mentalità più consueta, che è poi la
mentalità sciocca. La mentalità intel­ligente è di tipo totalmente
differente: ogniqualvolta desidera che non si verifichi un determinato
effetto, si addentra profondamente nella causa, sbaraz­zandosene, e allora
non ci sarà più alcun problema!

Desiderate che la gente vi ami, pur facendovi prendere dalla collera e
dall'odio nei confronti di coloro che vorreste vi amassero; quando poi essi
non vi amano e provano anch'essi collera e risentimento nei vostri
confronti, voi dite: «Stanno avvenendo cose che io non ho mai desiderato mi
capitasse­ro». Siete voi che le avete scelte; voi desideravate
qualcos'altro, ma la vostra scelta si è rivelata errata: cercate le cause.

Proprio pochi giorni fa è venuto un sannyasin a dirmi che nessuno qui lo
ama mentre lui ama tutti ed era alquanto seccato. Gli ho chiesto di portare
qualche prova riguardo a qualcuno che lui ama senza esserne riamato e io
avrei chiesto un parere a queste persone. Esse diranno la medesima cosa e
cioè che amano, mentre nessuno restituisce loro questo amore. Egli non è
stato in grado di portare alcuna testimonianza.

Ognuno continua a pensare di essere una persona che ama le persone senza
essere contraccambiato, mentre le cose non sono mai andate così. Si tratta
di qualcosa che va contro la legge, contro il dharma, contro la legge
fondamentale dell'esistenza.

Se amate, l'amore torna a voi. Se questo non avviene, allora calatevi più
profondamente nel vostro intimo: da qualche par­te, al posto dell'amore
avete fatto qualche altra cosa.

Un giorno un uomo chiese al suo principale, se poteva prendere a prestito
l'auto della fattoria per il 30 del mese successivo. «Certo», disse il
fattore, il principale. «La puoi prendere in prestito. Perché ti serve?».
«Mi sposerò proprio quel giorno». «Bene!», disse il principale. «Chi è la
fortunata?». «Bé, non è che l'ho ancora scelta», fu la risposta, «prima
volevo esse­re sicuro di ottenere l'auto».

Cose non essenziali. Prima volete esserne sicuri, poi ritenete che quelle
essenziali seguiranno naturalmente. Mutate questo atteggiamento: pensate
prima alle cose essenziali e poi seguiranno quelle non essenziali. Pensate
pri­ma a quanto è essenziale! Che cosa è essenziale? L'effetto non è
essenziale, mentre lo è la causa. Gli altri non sono essenziali, mentre lo
siete voi.

Qualunque cosa accada oggi voi, in qualche misura, avete fatto in modo di
seminare, sia pure inconsapevolmente ed inconsciamente, tutto questo ed ora
dovete raccoglierlo. La gente continua a pensare che riuscendo a cavarse­la
con ciò che non è essenziale, l'essenziale verrà comunque.

Per esempio: le persone ritengono che se riescono a guadagnare abba­stanza
denaro saranno felici, ma non è così. Se siete felici, sarete facoltosi,
questo è vero, sarete ricchi. Se siete felici, sarete ricchi. Una persona
felice non può essere che ricca: magari non avrà grossi palazzi, tuttavia
sarà ricca. Voi, però, cercate innanzitutto di avere ricchezza, allora
ritenete che sarete felici. Le cose non vanno mai così, perché la ricchezza
non può essere causa di felicità, mentre la felicità è sempre causa di
ricchezza.

Voi ritenete che le cose essenziali verranno comunque: «Lasciate che pri­ma
mi occupi delle cose non essenziali e in questo modo creerò una
determi­nata situazione». Dapprima potere, prestigio, ricchezza, ovvero
tutte cose non essenziali.

Cercate di vedere profondamente nel vostro intimo e pensate a ciò che è
essenziale.

Siate felici! Proprio in questo momento voi potete essere felici, nessuno
vi sta sbarrando il sentiero. Se non potete essere felici proprio in questo
momento non potrete esserlo mai più. La felicità non ha niente a che fare
con il futuro. La felicità non conosce domani, perché essa non dipende da
qualche altra cosa; si tratta unicamente di un atteggiamento: voi potete
già essere felici così come siete ora.

Cercate solo di essere felici, senza alcuna ragione. Resterete sorpresi:
po­tete essere felici senza che ve ne sia alcuna ragione, perché è la
felicità che rappresenta la ragione per molte cose, costituendone la causa
fondamentale. Dato che lo potete, sforzatevi di essere felici. Avete
cercato la felicità per l'al­tra via, ora sforzatevi di raggiungerla a
partire dalla causa fondamentale. Ec­covi in primo luogo la causa, cioè
essere felici, e poi gli effetti seguiranno per conto loro.

Ricordate sempre di non cercare scappatoie, perché questa è la strada
sicura per smarrire l'esistenza.


Tratto da:
The Search Chapter #5
Chapter title: Happiness Knows No Tomorrow
5 March 1976 am in Buddha Hall

Copyright © 2005 Osho International Foundation


 Fonte:  Studio Unione Universale




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