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Il Credo di Una Donna

A cura di Emanuela Badiali

Pubblicato il 19/02/2006

E' il frutto dei lavori svolti dal Women’s Global Strategies Meeting 29 novembre-2 dicembre 1994. E’ stato scritto da Robin Morgan in collaborazione con Perdita Huston, Sunetra Puri, Mahnaz Afkhami, Diane Faulkner, Corrine Kumar, Simla Wali, Paola Melchiari. Lo trovate in libreria: Robin Morgan, Cassandra non abita più qui, Ed. La Tartaruga, Milano 1996

foto intervento

 

       

 

Noi,  esseri  umani e donne, sospese sull’orlo del nuovo millennio. Noi siamo

la maggioranza della  specie,  ma  abbiamo  abitato  nell’ombra.  Noi  le

invisibili,   le analfabete, le sfruttate, le  profughe, le  povere.

E  noi  votiamo:  mai  più.

Noi  siamo  le  donne  affamate di riso, casa, libertà, delle altre, di noi

stesse.

Noi  siamo le donne assetate di acqua limpida e risate, di letture, d’amore.

Noi  siamo esistite in tutti i tempi, in ogni società.

Siamo  sopravvissute al nostro  sterminio. Ci siamo ribellate e abbiamo

lasciato dei  segni.

Noi  siamo  la continuità, intessiamo il futuro col passato, la logica con la

poesia.   Noi  siamo le donne che tengono duro e gridano  Sì.

Noi  siamo  le donne dalle ossa, voci, menti, cuori spezzati eppure siamo le

donne che osano sussurrare No.

Noi siamo le donne la cui anima nessuna gabbia fondamentalista può contenere.

Noi siamo le donne che rifiutano di permettere che si semini morte nei nostri

giardini, nell’aria,  nei fiumi, nei mari.

Noi  siamo,  tutte  e  ciascuna,  preziose,  uniche, necessarie. Noi fatte più

forti,  benedette,  sollevate  perché  non  uguali.  Noi  siamo le figlie del

desiderio.  Noi  siamo  le  madri  che  daranno alla luce la politica del XXI

secolo.

Noi   siamo   le  donne  da  cui  gli  uomini  ci  hanno  messo  in  guardia.

Noi  siamo  le  donne  che  sanno  che  tutte le questioni ci riguardano, che

reclamano  il  loro  sapere,  reinventeranno  il  loro domani, discuteranno e

ridefiniranno ogni  cosa, incluso il potere.

Sono  decenni  ormai che lavoriamo a dar nome ai dettagli del nostro bisogno,

rabbia,  speranza,  visione.  Abbiamo  rotto  il nostro silenzio, esaurito la

nostra  pazienza.  Siamo  stanche  di  enumerare  le  nostre  sofferenze per

intrattenere o essere semplicemente ignorate. Ne abbiamo abbastanza di parole

vaghe  e  attese  concrete; abbiamo fame d’azione, dignità, gioia. Intendiamo

fare di meglio che resistere e sopravvivere.

Hanno tentato di negarci, definirci, piegarci, denunciarci; ci hanno messo in

prigione,  ridotte  in  schiavitù,  esiliate,  stuprate, picchiate, bruciate,

asfissiate,  seppellite e ci hanno annoiate. Ma niente, neppure l’offerta di

salvare il loro agonizzante sistema, ci  può trattenere.

Per  migliaia  di  anni,  le  donne  hanno  avuto responsabilità senza potere

mentre  gli  uomini  avevano  potere  senza  responsabilità. Agli uomini che

accettano  il  rischio di esserci fratelli offriamo un equilibrio, un futuro,

una   mano.   Ma con loro o senza di loro, noi  andremo  avanti.

Perché  noi  siamo  le  Antiche, l’Essere Nuovo, le Native venute per prime e

rimaste, indigene come nessuno. Siamo la bambina dello Zambia, la nonna della

Birmania, le donne del Salvador e dell’Afganistan, della Finlandia e di Fiji.

Siamo canto di balena e foresta pluviale; l’onda sommersa del mare che monta,

immensa,  a spezzare in mille frammenti il vetro del potere. Siamo le perdute

e le disprezzate che, piangendo, avanzano nella luce.

Questo  noi  siamo.  Siamo intensità ed energia. Siamo i popoli del mondo che

Parlano che non aspetteranno più e  non  possono essere fermati.

Siamo sospese sull’orlo del millennio alle spalle la rovina, davanti nessuna

mappa, il sapore della paura acuto sulle nostre lingue.

Eppure  faremo il  salto.

L’esercizio dell’immaginazione è un atto di creazione.

L’atto di creazione è un esercizio della volontà.

Tutto questo è  politica.  E’ possibile.

Pane. Un cielo pulito. Pace vera. La voce di una donna che canta chissà dove,

melodia  che  spira  come  fumo  dai  falò  campestri.  Congedato l’esercito,

abbondante  il  raccolto. Rimarginata la ferita, voluto il bambino, liberato

il  prigioniero,  onorata  l’integrità del corpo, ricambiato l’amante. Magico

talento  di trasformare i segni in significato. Uguale, giusto e riconosciuto

il  lavoro.  Piacere nella sfida che porta, concordi, a risolvere i problemi.

La  mano  che  si  alza  solo nel saluto. Interni dei cuori, delle case, dei

paesi  così solidi e sicuri da rendere finalmente superflua la sicurezza dei

confini. E  ovunque  risate,  sollecitudine,  festa,  danze, contentezza. Un

paradiso umile, terrestre, ora.

Noi  lo renderemo reale, nostro, disponibile. Noi disegneremo la politica, la

storia, la pace. Il miracolo è pronto.

Credeteci.

Siamo le donne che trasformeranno il mondo.

 

 

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