A cura di Emanuela Badiali
Pubblicato il 14/09/2007
al Museo dei Tarocchi
Comunicato Stampa:
esposizione
I TAROCCHI PELOSINI – SANTINI DEL PRETE
dal 22 Settembre al 21 Ottobre 2007
al MUSEO DEI TAROCCHI
via A. Palmieri, 5 40038 Riola (Bologna) Italy
visitabile solo su prenotazione
Tel.Fax. +39 051916563 Tel. +39 051916750 Tel. Portatile +39 3394675826
www.museodeitarocchi.net
inaugurazione
sabato 22 Settembre 2007 ore 17.30
Presentazione: Morena Poltronieri e Giovanni Pelosini
Nel corso dell’inaugurazione si terrà la Performance
IL SENTIERO DEI TAROCCHI: IV l’IMPERATORE
di Giovanni Pelosini e i Santini Del Prete
con azioni-omaggio di: Barbieri Calori martino; Alfonso Caccavale;
Bruno Capatti; Giovanni e Renata Strada
A seguire: rinfresco nel Giardino del Museo
I SANTINI DEL PRETE E L’ARTE DEI TAROCCHI
I 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi segnano l’eterno ed inesauribile cammino
dell’uomo. La sensazione che emana la visione dei Tarocchi Pelosini Santini Del
Prete, dove appaiono una serie di scene performative, è legata all’ironia e alla
messa in discussione dell’Arte, se separata dalla vita, e alla sua esaltazione,
se intesa come parte integrante della stessa.
L’orchestrazione, voluta da Giovanni Pelosini, esperto tarologo, è densa di
vibrazioni mai uguali tra loro, ma armoniche nell’assetto creativo. I personaggi
che popolano questo mondo, i Santini Del Prete sono dei ferrovieri, nella vita e
nella scena artistica, a sottolineare l’importanza della non-separazione,
elemento necessario affinché il simbolo (symballo da mettere insieme) non si
disperda nella frammentazione, divenendo al contrario diamballo o diavolo,
emblema del caos.
Questo percorso sonda i segreti della poesia visiva, abbracciando un sapere
ermetico profondo e penetrante, tale da rinnovare il valore dell’esistenza.
Questa raccolta di Tarocchi evoca la celebre opera di Italo Calvino Il Castello
dei destini incrociati, ove il valore delle lamine è assorbito da quello della
vita e viceversa, annullando ogni separazione dell’alto col basso.
Barbara Martusciello scrive a proposito: «Quello che in questa storia
incuriosisce e interessa più di tutto, dal punto di vista critico, è la
dichiarazione da parte dei due artisti, opera dopo opera, performance dopo
performance, esposizione o evento, di non essere artisti ma… ferrovieri. Non è,
questa loro, una negazione del loro valore o di quello dell’arte ma una presa di
posizione che si può tranquillamente collocare tra Duchamp e… Totò […]
Inscenando una sorta di tablaux vivant all’aria aperta - nella splendida natura
toscana, al mare o in campagna - o scegliendo altre location, hanno dato vita a
ironiche ma corrette versioni del Mago, della Sacerdotessa, del Matto (unica in
cui compare Pelosini), del Diavolo, della Temperanza o dell’Appeso… In alcuni
casi ne hanno tratto performance ma sempre ne hanno reso immagini fotografiche
che hanno poi usato per produrre quadri fotografici, fotografie vere e proprie -
sia manipolate che nette - e strepitosi mazzi di carte ufficiali dei Tarocchi»
Lo stesso Pelosini rammenta: «la Proporzione Aurea delle immagini evoca l’antica
tradizione esoterica e gli studi di Pacioli e di Leonardo, ognuna delle ventidue
fotopoesie possiede dettagli dagli atavici significati allegorici, arricchiti da
nove endecasillabi in rima e linguaggio danteschi, in chiave anche numerologica.
I ventidue Arcani “Pelosini-Santini Del Prete” entrano così, per gioco e per
ispirazione, per intrinseca forza del simbolo, nella folta schiera dei mazzi di
Tarocchi che si sono diffusi in Europa e nel mondo a partire dal XIV secolo».