
Ci sono molti dubbi su quanta lingua si possa apprendere in una lezione di inglese; infatti, questi eventi sono per loro natura capricciosi e non oggettivamente misurabili.
L’insegnante non dovrebbe essere concentrato sul numero degli esercizi strutturali da somministrare alla classe di allievi e allieve. Si potrebbe ben spostare l’attenzione su altri elementi, quali la corrente delle conversazione che scaturisce velocemente da qualche elemento interessante da notare o di cui parlare in una particolare giornata.
Una simile pianificazione della lezione potrebbe essere generata ovunque, ovvero potrebbe prendere spunto da qualcosa di più “organico” rispetto ai soliti libri, con facili ricette per insegnanti, ma che spesso non fanno al caso nostro.
A che cosa sono interessati i nostri allievi/e? Quali sono gli argomenti che li appassionano e che permettono loro di utilizzare velocemente quegli elementi linguistici?
Luke Meddings afferma a questo proposito: “That’s what we’re teaching after all: language, not lessons. Look at a book: you’re having a laugh? I don’t think so. You’re probably being paid for preparation time, and you might as well do something useful”.
Dunque coraggio insegnanti ! Proviamo anche noi a far fluire la lezione da materiale autentico, da spezzoni di conversazioni origliate nei corridoi dell’Istituto portiamo in classe una lingua parlata che sia generata non dai libri, ma dalle esigenze degli studenti e delle studentesse che partecipano alle lezioni.
Volete provare? Non dimenticate di inviarci le vostre opinioni ed esperienze in merito
Giuliana Guazzaroni









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