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By Beatles di Maurizio Guccini
URL: http://guide.dada.net/beatles_/interventi/2003/04/133898.shtml
Beatles di Maurizio Guccini guida dal 16-04-2003
Il nostro amico Alessandro, di ritorno dal concerto di Paul a Londra, ci parla del suo rapporto con la musica dei Fab.
Ciao a tutti Sono di ritorno da Londra. Che dire... a volte davvero le parole sono inadeguate. Potrei profondermi in un florilegio di superlativi assoluti o desinanti in "issimo"... e ancora saremmo molto lontani. Paul è grande e la sua musica anche... ma non è tanto o solo questo. E' il modo in cui certe note colpiscono quelle camere segrete che abbiamo dentro di noi. Paul e i Beatles hanno segnato la mia vita. E davvero io credo che una canzone possa cambiare la polarità di un'esistenza. Siamo la somma delle nostre esperienze... (Just Like) Startin' Over è una di queste. e non perchè fosse particolarmente bella in sè. Ricordo la spasmodica attesa per il rientro di John. Gli annunci, le smentite. Poi, all'improvviso, il primo ascolto alla radio. Era il 1980... Voglio dire... ricordate? Si ascoltava musica orrenda nel 1980. Il progressive inglese era morto, l'hard rock pure, il Punk aveva già deposto le armi... perfino la disco-music aveva concluso la sua stagione "divertente". Non c'era una linea. Tutti allo sbando a cercare con la lanterna quel poco che si salvava. E allora, proprio in quel momento, riappare John. A riprendere il suo scettro. Il rock'n'roll era tornato. Per ricominciare da capo, Startin' over! Tutti. I Beatles (che senz'altro si sarebbero riuniti, prima o poi), la musica in generale, noi! L'eccitazione era al massimo grado. Il Beatles Fans Club di cui facevo parte si riuniva ogni sabato pomeriggio, sotto l'Hotel Duomo (si, quello dove alloggiarono i fab four). E credetemi...per quanto sia simpatico corrispondere via internet, nulla vale l'ascolto, condiviso con gli amici, di un nuovo singolo di un Beatle. Sappiamo come è andata a finire. Le ali maestosamente aperte, sono state abbattute da un pazzo. La banalità del male. Il filmato della veglia a New York... Quei cinque minuti di silenzio a Central Park, rispettato da migliaia e migliaia di persone... la telecamera che riprendeva il dolore dei volti. Volti giovani e antichi, volti di tutti i colori... volti dalle guance ghiacciate e le labbra tremanti. Vite sospese. Cosa faremo adesso? Rientreremo nelle nostre esistenze, certo... lavoro, famiglia, gioie e dolori... ma potrà ancora essere come prima? ...Potrà bastarci? Poi, gli altoparlanti, all'unisono, diffusero le note di Imagine e migliaia di occhi liberarono le lacrime. Anche i miei, davanti al televisore. Avevo 16 anni e la mia esistenza deviò. Ne sono certo. E allora un concerto di Paul non è solo l'occasione di rivedere un amico e ascoltare grande musica. C'è ben di più... e tra una We can work it out e una I saw her standing there... ti ritrovi a pensare... Giunto alla fatidica boa, comincio a sentire il bisogno di autovalutarmi, di capire cosa ho fatto e cosa faccio di questa vita che ho avuto in dono... alti e bassi, rimorsi e rimpianti... come tutti, immagino. Però di una cosa sono certo, una cosa che mai nessuno potrà portarmi via. La colonna sonora. Il film della mia vita ha avuto e continua ad avere una colonna sonora da sogno. In parte fortuna, in parte merito. Incontri giusti al momento giusto. Non è poco. Non è tutto... ma non è poco. E ora eccoli qui questi pezzetti di vita, uno dopo l'altro... Back in the USSR, Lady Madonna, SGT Pepper... non è solo musica, è un'esperienza catartica... perfino un pò violenta a dirla tutta. Se devo scegliere un'immagine che mi rappresenti... allora mi vedo all'interno di un negozio di dischi usati a far scorrere sotto i polpastrelli delle dita le copertine dei dischi alla lettera L o M, il cuore in gola, sognando di veder apparire quella copertina tanto desiderata. In tasca il mio quadernetto degli appunti o la copia Del Beatles Monthly. Probabilmente ho dato troppa importanza agli oggetti... al collezionismo... le persone valgono e meritano molto di più. Però fanno anche soffrire molto di più. Un disco non ti chiede niente, ti offre gioia o almeno sollievo ogni volta che ne hai bisogno. Here today mi ha aiutato tanto. Discorsi complessi. Sono passati 14 anni tra il mio primo e il mio ottavo concerto di Paul... Venerdì sera sono entrato all'Earl's Court in apnea. Un'immersione negli abissi. Inciampavo ad ogni gradino, sono entrato nel bagno delle donne (ok, ok.. giuro, non ho fatto apposta). Al bar ho comprato un panino al prosciutto...cosa c'è di strano? Sono vegetariano! L'ho buttato via, naturalmente. Mi sono seduto al posto sbagliato... senza chiedermi minimamente chi fosse quella giapponese che aveva sostituito la mia compagna di concerto (che mi guardava allibita cinque file più sotto). Uno stato di trance che mi ha accompagnato per quasi tutta la performance. Poi Paul è apparso sulla scena ed è stato come guardare nella propria anima. Un catalizzatore di emozioni, sensazioni, ricordi. Un momento pericoloso. Cosa ho visto? Beh, che si poteva fare di meglio, oh si. Ma anche di peggio! Il concerto? Perfetto. E' l'unico aggettivo che mi sento di spendere. Perfino nelle sue poche note stridenti: l'eccessiva compostezza del pubblico londinese, il kitsch mooolto americano del preconcerto, una versione di Calico skies da dimenticare, Il generale "understatement" dell'aspetto visivo (in rapporto ai fasti dei tour precedenti), Something all'ukulele continua a sembrarmi una presa in giro più che un omaggio... e poi un paio di frasi da tuffo al cuore. Prima di Your loving flame, Paul spiega che è dedicata alla sua lovely wife...Heather (lo so, la vita va avanti, ma io sono ancora innamorato di quel "Mia Linda" nei bis dell' ' 89). Il contrappunto arriva prima di My love. "L'ho scritta per Linda ma stasera la dedico agli innamorati nel pubblico". No, Paul. L'hai scritta per Linda e continuerai a dedicarla a Linda... ti piaccia o no! Noi ne abbiamo a decine da prendere in prestito dal tuo canzoniere. Tanti i "momenti migliori". You never give me your money al pianoforte, Getting better ancora più psichedelica che nel 67, la "novità" di Two of us... e poi le sue chiacchiere. I racconti dei massaggi "subiti" durante il tour. La risata più robusta Paul la strappa quando dopo aver cominciato a dire: "Once in Japan..." si blocca di colpo, guarda l'audience con occhi spiritati e aggiunge: "No! Not THAT time!" Un grande entertainer. Poi tutto finisce. La sala si svuota (non che fosse piena... Per la cronaca, I biglietti si trovavano normalmente nelle prevendite ancora il pomeriggio stesso). Gli altoparlanti diffondono una straniante slow version di Band on the run. Ma sono stato ad un concerto o dallo psicanalista? Ciao (e scusate le divagazioni personali... è stato più forte di me) Alessandro