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Biblioscrittura

63 Argomenti
Elogio della parola scritta
Un invito alla lettura vede il libro quale indispensabile momento di formazione individuale e ineludibile strumento per la costituzione di un sapere argomentato. Non intendo qui demonizzare i nuovi media. Non solo sarebbe antistorico, ma sicuramente non sortirebbe nessun effetto visto la globale pervasività , vorremmo in compagnia delle riflessioni di tanti autorevoli intellettuali richiamare l’attenzione di tutti i bibliomani e non sul "sapere che stiamo perdendo" da quando la televisione e tutti i suoi figli derivati che si ritrovano nel “social networking” assurge imperiosamente a divenire prima maestra in questa fase della nostra civiltà. Il sapere che stiamo perdendo è figlio della parola scritta, che ha costituito l’essenza della nostra civiltà fino ai nostri giorni, un sapere dialogico, astratto, costruttore di concetti, e produttore di pensiero argomentato.
Milioni di scimmie sulla ruota del blog
Ieri ho parlato dei tormenti di una guida/blogger. Oggi ho deciso di spiegarmi le ragioni di questi tormenti perché, tutto sommato, scopro di essere in buona compagnia. L’immagine che ho proposto ieri era quella di tante scimmie che ridevano liete e giocose davanti ai computers. La didascalia parlava chiaro: “abbiamo bisogno ancora di molte scimmie” disposte a fare fare blogging. Solo in apparenza una provocazione se si pensa che ormai ammontano a centinaia di milioni i blog nel mondo. In effetti tutti coloro i quali gestiscono uno spazio del genere sembrano comportarsi proprio come tante scimmie che si trovano a far girare sempre più velocemente la ruota del mulino dei moderni mezzi di comunicazione. Possiamo riassumere la situazione in due semplici considerazioni.
I tormenti di una guida
Un vero blogger, come una vera guida, prima di scrivere al mondo scrive a se stesso e con se stesso cerca di intendersi. Cosa tutt’altro che facile, azione quasi sempre difficile e tormentata. I pensieri sono sempre là che ti aspettano in un angolo del tuo cervello, si accumulano, ti tormentano, sempre pronti a fare domande, a generarsi, trasformarsi e trasformarti, in qualsiasi momento della giornata, qualunque cosa tu faccia, ovunque tu vada. Se leggi, se scrivi, se vedi la TV, ascolti la radio. Oppure vai ad un funerale, come oggi. Lui è steso là dentro, il prete recita i suoi versi, l’organo suona la solita musica e tu sei preso dai pensieri. I soliti? Anche nuovi, diversi da quelli che tu hai pensato la volta scorsa all’ultimo funerale. Ma questi, se possono essere pensieri tenebrosi, non sono da meno quelli che ti vengono se viaggi in treno.
Le parole sono le “puttane” di tutti
Le parole sono le "puttane" di tutti che il copy-writer rende vergini. Nell'epoca del tutto e del contrario di tutto; dove ogni idea è già obsoleta ancor prima di essere vista, sentita o letta, il solo modo per comunicare bene, è saper comunicare! Questo libro si legge tutto di un fiato per diverse ragioni. La prima perché riguarda la scrittura fatta da altri, la seconda perché dietro il nome del protagonista si cela un vero ex-primo ministro, anzi ex-primo ministro di attualità uscito di scena da poco, terza perché in esso si ritrovano tutte le moderne tecniche di scrittura e di comunicazione, e poi per ultimo è un buon thriller con un colpo di scena finale quanto mai attuale. La “scrittura fatta da altri”, altrimenti detta in inglese “ghostwriting” è una tipica attività moderna, ma forse non tanto, se si pensa al lavoro che facevano un tempo gli amanuensi i quali quasi certamente non si limitavano solo a copiare o registrare parole e scritti altrui, ma certamente scrivevano anche per altri. Erano i così detti “ghost-writers”, “scrittori fantasmi”.In rete ci sono diverse agenzie di scrittura che fanno lavori di questo tipo, spesso denominato “editing” moderni schiavi della penna che per vivere scrivono, inventano, rielaborano pensieri altrui, oppure addirittura danno pensieri a chi non ne ha affatto.
L’urlo del bibliomane: dimenticate la scrittura!
Un bibliomane che si rispetti è un irregolare dei libri in assoluto, nel senso che tutto ciò che trova scritto, stampato su carta, o in bits e bytes, lo legge, lo conserva, lo distrugge, lo dimentica, lo incolla per poi scollarlo, lo deforma, lo infila, lo sfila e rifila dappertutto, quando meno te lo aspetti lo ripropone deformato, dopo averlo presentato in anteprima. Tutte le parole che avevano un senso prima, nelle sue mani si deformano e si induriscono, si sciolgono e si diluiscono, da mute diventano sonore, da colorate si scolorano, da luminose si oscurano, da infuocate si raffreddano. Magma che si spegne e diventa cenere, per poi improvvisamente ricomparire, in altra forma, con diversi sensi ed opposte idee. Leggere, tagliare, cucire, incollare, conservare, distruggere ecco quello che faccio, anche senza saperlo e senza rendermene conto. Tempo fa, non so quando, né come, né dove ho conservato il testo che segue, l’ho copiato, adesso l’ho tirato fuori e ve lo presento. Non posso dirvi chi l’ha scritto, ma non conta. Importa ciò che dice.
Una novità assoluta: un intero libro scritto di sms
Guardate bene la foto che appare a corredo di questo post. E’ quella di un nuovo scrittore che ha scritto un libro il cui titolo sta facendo il giro delle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Secondo me passerà alla storia della scrittura creativa o quantomeno di quella tecnologicamente avanzata. Roba da non crederci. 'The Last Messages', questo è il nome dello scritto. Racconta la storia di un importante funzionario di una compagnia finlandese che si occupa di informatica e che, una volta licenziatosi dal proprio posto di lavoro, inizia a viaggiare per tutta l'Europa e l'India, mantenendosi in contatto con i propri amici solamente usando sms. I circa 1000 messaggi contribuiscono così a riempire le più di 300 pagine di libro, scritto dall'autore finlandese Hannu Luntiala, non nuovo per la verità, a esperimenti simili. Come da tradizione, ovviamente, i testi dei messaggi sono zeppi del gergo e delle abbreviazioni più comunemente usate. Non voglio nemmeno immaginare la fatica che dovrebbe fare un eventuale traduttore...
Un anno é fatto di 365 delusioni
Sono trascorsi già una ventina di giorni del nuovo anno. Se l'anno per definizione è "un periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni" allora possiamo cominciare a contare con chi, cinicamente, ma con grande realismo, ha lanciato agli uomini una definizione del genere. Parliamo di Ambrose Bierce un giornalista e scrittore dell'Ohio nato nel 1842, autore di un famoso "Dizionario del diavolo", che posseggo in lingua inglese da diversi anni, per le splendide edizioni della Folio Society. Ambrose scomparve sui campi di battaglia della guerra civile americana dopo di avere vissuto in maniera avventurosa la sua esistenza terrena. Ed in maniera altrettanto misteriosa scomparve dalla scena della vita. Il suo "Dizionario" è tutto intessuto di battute fulminanti, spesso provocatorie, sempre pronte a cogliere quella zizzania che avvelena l'anima degli uomini. In realtà il suo essere diavolo è più ironia che perversione, impregnata di una robusta dose di pessimismo. Come quando alla voce "aiutare" dice: "Crearsi un ingrato" oppure alla definizione di "cultura" così si esprime: "Tipo di ignoranza che caratterizza lo studioso".
Difendiamoci dagli “sploggers”!
Qui di seguito una comunicazione della Symentec su come difenderci dalla spazzatura dei blog. Leggete attentamente e adoperiamoci per salvare la nostra identità. Noi non siamo e non vogliamo diventare “spazzatura” del web e del mondo della scrittura. “Scrivere” significa comunicare prima con se stessi e poi con gli altri. Un modo per conoscere e condividere, connettendosi al mondo degli altri, accedere là dove non era possibile accedere prima e prendere il controllo del mondo e di noi stessi.
Scrivere come un kamikaze!
Mi occupo si lettura e di scrittura da quando sono nato, si può dire. Intendiamoci, leggo e scrivo come fanno milioni di altre persone. Nulla di eccezionale. Non sono famoso per niente. Ma di queste due abilità ne ho fatto una passione. Niente lustro, niente successo, niente soldi. Ma non è che questi miti siano poi molto importanti. La cosa decisiva per il nostro argomento è il fatto che la lettura e la scrittura appartengono al mio DNA. Per famiglia, per tradizione, per passione, per industria, per lavoro, insomma per vivere in maniera piacevole facendo ciò che piace di più, leggere e scrivere, appunto. La scrittura, oggi, non è più come una volta. Ricordate? Esistevano gli scrivani un tempo. C’era gente che non poteva permettersi una penna e si affidava a chi questa la sapeva usare. Oggi, invece, tutti scrivono, e molti credono di saperlo fare per svariate ragioni: per soldi, per vanità, per esibizionismo, per comunicare, per hobby, per perdere tempo, per lavoro e via scrivendo. Stiamo, comunque, sicuramente meglio che in passato.
Scrivere è sempre meglio che lavorare
Finalmente ho capito perché, non solo in Italia ma nel mondo intero, tutti vogliono scrivere, tutti sono presi da una vera e propria frenesia scrittoria che va al di là dell’amore per la parola ed i pensieri scritti. Un amore abbastanza antico che può assumere forme diverse. Da “filiali” a “maniacali”: “bibliofilìa”, “bibliofobìa”, “bibliocastìa”, “bibliognosìa”, “bibliolitìa”, “bibliologìa”, “bibliotafìa”, fino ad arrivare alla familiare categoria della “bibliomanìa” alla quale appartiene chi scrive, e chi decide di continuare a leggere ciò che scrivo. Tutte queste patologie sono affezioni volontarie, se fatte per scelta; congenite, se si nasce con esse; ereditate, se si ha la fortuna/sfortuna di avere un genitore nel ramo; trasmesse per collateralità o colleganza e così via. Ora sappiamo che può essere anche una decisione pensata, programmata per un mercato che si va facendo sempre più ampio, stimolante, competitivo, se non competente, mai in crisi, sempre in crescita.
Quello dello scrittore è un mestiere come tutti gli altri?
Tutti noi che tentiamo di scrivere qualcosa vorremmo che questa affermazione fosse vera perché ognuno vorrebbe imparare il “mestiere di scrivere”. Il guaio è che la scrittura non è un “mestiere” come tutti gli altri, barbiere, piastrellista, calzolaio, imbianchino o tipografo. La scrittura non è un lavoro che si impara in qualche negozio, da un maestro o in una officina. Può anche accadere una cosa del genere, come è accaduto nella storia di tutti i tempi, ma sono eccezioni che confermano la regola. Il “mestiere di scrivere” è come il “mestiere di vivere”, un’arte che non si impara. Chi diventa “scrittore” lo è ben prima di diventarlo, ne possiede la qualità sin dalla nascita. Alla stessa maniera di chi sa vivere, sa di saperlo fare prima di impararlo. Lo scrittore di cui si occupa l’articolo che qui appresso riportiamo sa di avere trasformato la sua innata abilità di scrivere in un vero e proprio “mestiere” con il quale “vende” la sua merce che perciò ha un doppio valore: sa essere sia arte che artigianato.
“Scrivere come un dio”
“Scrivere” è una manifestazione tipicamente umana, però spesso leggiamo di qualcuno che “scrive da dio”, oppure scrive in maniera “divina”. Vuole essere, ovviamente, un complimento anche se, a dire il vero, nessuno sa come scrive un dio. Le Sacre Scritture che costituiscono la Bibbia, i testi del Corano e testi simili, potrebbero essere un esempio di ciò che significa una scrittura “divina”. Tutti sanno, però, che questi libri furono scritti da uomini che intendevano interpretare e riportare la “parola di Dio” così come era stata loro riferita. Nessuno ha avuto ancora la fortuna ed il piacere di ascoltare in diretta la parola di Dio, il dio di tutti gli uomini, o di leggerla per iscritto per procedere poi ad una valutazione estetica, stilistica e contenutistica. Eppure qualcuno ha tentato una cosa del genere: hanno dato un premio al Papa che, si sa, per chi ci vuole credere, essere il rappresentante del Dio dei Cristiani in terra.
La scrittura come bomba
A dire il vero non mi piace la parola "bomba". Al solo pronunciarla questa parola, che suona e rimbomba tra le due terribili lettere "b", rilanciando come palle impazzite le vocali "o" e "a", risuona di paura, terrore, rumore, dolore... Ed è strano che essa possa in qualche modo fare rima con "scrittura". Ma tant'è. A chi l'ha immaginata come una esplosione, la scrittura, in fondo, fa un effetto del genere: si gonfia, si riempie, si alimenta, si insinua, sibila insinuandosi nella mente e nei pensieri di chi scrive, appare e scompare, ferisce e lenisce, scova a nasconde, deruba ma gratifica chi legge e rilegge, cerca e smarrisce, si perde e si ritrova. Tutto questo vuole essere "Bombacarta" scomodando gente come: "…Ingeborg Bachmann, Charles Baudelaire, André Blanchet, Carlo Bo, Italo Calvino, Carlo Cassola, Nicolò Cusano, Giacomo Debenedetti, Ignazio di Loyola, Agostino d’Ippona, Charles Du Bos, Robert P. Harrison, Peter Lippert, Flannery O’Connor, Luigi Pareyson, Daniel Pennac, Marcel Proust, Rainer Maria Rilke, Arthur Rimbaud, Pier Vittorio Tondelli, Emanuele Trevi, Oscar Wilde." Provate a scrivervi e proverete anche voi il gusto della scrittura, il mistero della lettura e il piacere della scoperta creativa.
La fatica di scrivere
Chi non conosce la lezione del canarino di Raffaele La Capria ? Questa storia l'ha raccontata lui stesso, il noto scrittore napoletano. "Fu un canarino che si posò sulla mia spalla, mentre attraversavo i giardini della Villa Comunale, a farmi intuire quanto potesse essere difficile il mestiere di scrivere. Quel canarino mi emozionò, ma non trovavo le parole per trasferire quella emozione agli altri. Scrivere è infatti prima di tutto comunicare una emozione". Se per lui fu un canarino, per me fu un colombo. Memorie che diventano metafore di una esistenza fatta di evanescenze, di illusioni, di epifànie trasferite sulla carta, diventate parole dettate al vento della storia personale, inseguendo i turbini della storia del mondo.
Il mestiere di scrivere per chi non scrive di mestiere
John Scalzi, business writer statunitense, ha postato recentemente nel suo blog un bell’ articolo in cui fornisce una serie di consigli rivolti a tutti coloro che scrivono per passione, senza aspirare a diventare Hemingway, ma interessati a migliorare la propria capacità comunicativa. Scalzi dà un suggerimento non banale: “pronunciare ad alta voce quello che si scrive”. Questa indicazione nasce dal presupposto che la scrittura non dovrebbe essere molto più articolata e involuta di un dialogo parlato fra scrivente e lettore. Se una frase è difficile da dire non c’è niente che suggerisca che sarà facile da leggere, il consiglio quindi è semplice: cancellare e riscrivere.
Come si fa carriera con la letteratura
Se, dopo di avere letto l’articolo e il libro che vi propongo, continuate ad avere ancora voglia di leggere e di scrivere, allora vuol dire che avete stomaco e mente: forte il primo, in grado di digerire ogni cosa che dovete ingerire; blindata la seconda, per saper pensare e soprattutto ripensare. Andrete di sicuro incontro al successo perché avrete saputo conciliare il letto, il diniego e la merda in maniera soddisfacente per afferrarlo e impossessarvene. Ci sarà poi il problema di mantenerlo, ma questo viene facile perché sarete entrati nel giro e avrete imparato come districarvi. L’importante è che dal letto non vi rialziate se non dopo avere appagato desideri e istinti innominabili sia per lui che per lei, a seconda, infatti, se siete una donna o un uomo a scrivere e a leggere. Circa il diniego, bisogna comprendere che dire no non significa sempre no. Può anche significare: non so, non ho letto, non capisco, non mi frega, non è no ecc. Negare un libro è facile. Basta non averlo letto per stroncarlo o respingerlo. Per quanto concerne poi la cacca, bisogna dire subito che nonostante tutte le ipocrisie questo elemento è il più naturale di tutti gli elementi di cui è fatto il nostro mondo. Non è il caso, quindi, di scandalizzarsi se editori e agenti fanno di esso l’elemento primario di riferimento e sostentamento.
Noi guide di supereva siamo bloggers oppure no?
La domanda è legittima, considerato che scriviamo di tutto. Se lo siamo allora dobbiamo prenderne coscienza anche nei confronti del mondo esterno. Intendo la società che ci gestisce e quella con la quale interagiamo. Come ad esempio la categoria dei giornalisti che sembra odiare se non proprio noi guide, tutti i bloggers o bloggisti che dir si voglia. Tra le tante cose che il web ha cambiato, sta cambiando e ancora dovrà cambiare nella vita di tutti noi è il modo di leggere, scrivere, pensare e comunicare. Non è cosa di poco conto specialmente se si considera che l'accesso alla rete è ormai diventato una cosa abbastanza facile e comune. Solo chi vuole isolarsi si taglia i fili del telefono e gode della sua condizione. Eppure col web, anche chi gli fa schifo questo mondo e vuole esiliarsi, può farlo rinchiudendosi da qualche parte, lasciandosi soltanto il filo del telefono. Continuerà a sentire il respiro del mondo, registrandone il soffio sullo schermo alla luce di bits & bytes. Potrà addirittura farsi un giornale suscitando le invidie di chi scrive per professione sui giornali e che ancora si chiamano giornalisti. Non a caso questi ultimi sembrano odiare chi scrive sui blog e sulla rete in genere. Ecco un interessante articolo di un bloggista in proposito. Sarebbe interessante conoscere anche il parere degli altri colleghi guide in proposito. Se ci siete battete un colpo!
Antipasto per bibliomani
“In principio era il verbo e il Verbo era presso Dio”. Non è il caso di chi si cimenta con la scrittura, di chi scrive e ha la mente che gli bolle in piena turbolenza creativa. I pensieri vanno e vengono, si accavallano e si rincorrono, come in vortici di vento che non si sa da dove provengono né si sa dove andranno. Uno dietro l’altro, uno sull’altro, uno contro l’altro. Chi potrà mai dire come nascono nella mente di chi scrive l’azione narrativa, la figura del personaggio, i gradini della vicenda? Parole che trascrivono movimenti, ispirano sentimenti, suscitano emozioni, riproducono suoni mai uditi, prefigurano scenari mai visti, pronunciano parole mai parlate. La prima frase è l’incipit, il colpo di bacchetta che dà il la all’orchestra, che colpisce l’attenzione del lettore e non lo molla più fino alla fine.
Mai pubblicare un libro a pagamento!
Mai pubblicare un libro a pagamento. Se vale, il libro trova un editore. Certo, ci sono anche autori incompresi: Moravia pubblicò il primo libro a sue spese, se non sbaglio, e “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa fu inizialmente rifiutato. Ma si tratta di eccezioni. Se si pubblica un libro sacrificando il proprio denaro, vuol dire che nessun editore importante lo ha preso in considerazione. E il biglietto da visita per ottenere recensioni e attenzione è pessimo. Quindi: io, per fare un esempio pratico, io come tanti altri!, non so se Daniele sia un bravo o cattivo scrittore, ma non ho né tempo né voglia di accertarlo. Proprio perché, con tanti libri interessanti da leggere e rileggere, il primo approccio non è stimolante. Scrivi ancora, caro Daniele, non cedere all’ambizione.
Sapete che cosa è uno "splog"?
Vittime del proprio successo i weblog (o blog), i diari personali on-line, sono entrati nel mirino di spammer e hacker. Quali sono i fatti dietro questa nuova minaccia? Riveliamo come usare in modo sicuro questo nuovo media on-line. Ormai si riteneva che la scrittura fosse fuori moda, abbandonata per sempre, in un mondo in cui i giovani trascorrono più tempo di fronte a televisione o videogiochi che non leggendo un libro. Invece ora la scrittura è tornata di moda tra i giovani, grazie agli SMS, i messaggi e-mail e, recentemente, anche una forma di moderni diari personali chiamati "blog". Secondo Technorati, un sito Web specializzato in blog, ogni giorno vengono creati 80.000 nuovi blog e vengono immessi on-line oltre 900.000 nuovi messaggi. Gli studi sul fenomeno mostrano che i blog hanno trovato rapidamente un vasto pubblico di lettori: solo negli Stati Uniti, quasi 50 milioni di utenti di Internet hanno dichiarato di leggere articoli pubblicati sui blog.
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