Nuova crisi alla Birra Castello di Udine

Mobilità per portare lo stabilimento a 70 dipendenti «Nessuna garanzia di continuità»

San Giorgio di Nogaro

Nuovo allarme da parte dei rappresentanti sindacali dei lavoratori della Birra Castello. «Dopo anni, mesi e settimane, passati a discutere sulla necessità di elaborare un piano di riorganizzazione e sviluppo per consolidare l’attività della Birra Castello, inaspettativamente la direzione aziendale ha nuovamente aperto una procedura di mobilità (di licenziamento) per 18 dipendenti e ciò in maniera unilaterale» sostiene un comunicato di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil e delle Rsu diffuso ieri.

«Una procedura, a detta aziendale inevitabile in quanto la proprietà vuole dimensionare lo stabilimento di San Giorgio di Nogaro con decorrenza gennaio 2007 su 70 dipendenti, con una produzione di 650.000 hl annui tra marchi propri e marchi per conto terzi».

Il sindacato lamenta il fatto che non sia stato “consegnato alcun piano industriale articolato su linee di intervento commerciale, promozionale, di investimenti sugli impianti, linee di finanziamento a sostegno degli investimenti stessi”.

«Insomma nessuna garanzia sulla continuità dell’unità di San Giorgio per il futuro - si ribadisce - ma viceversa si è in presenza di una grossa operazione tesa a ridurre drasticamente il costo del lavoro e ciò in funzione di un qualcosa di ben più grave».

Il timore è meglio espresso: «Una azienda non può programmare e consolidare nei prossimi anni una attività basata su una produzione di soli 650.000 hl eludendo il fatto che ogni anno c’è un naturale aumento dei costi delle utilitis, del personale, delle materie prime, dei trasporti, ecc.

E da questa considerazione appare del tutto evidente come questa riduzione del personale sia funzionale ad una graduale dismissione dell’attività di San Giorgio di Nogaro nel tempo e conseguentemente un trasferimento dell’attività nello stabilimento di Pedavena da poco acquisito. È questo il reale progetto della proprietà nelle persone dei signori Verardo e Leondini».

Che fare? «Al sindacato e alla Rsu che da mesi stanno tentando in vari confronti una strada complessa e articolata onde ridurre il più possibile i disagi per le ricadute sui lavoratori, non rimane altro che riprendere le iniziative. In quanto si avverte la reale perdita qui in regione di un marchio come quello della Birra Castello che aggiungerebbe beffa allo scippo del marchio Moretti avvenuto qualche anno fa..»

E un’accusa: «Stupisce in questa vicenda l’assoluta mancanza di ruolo e di indi rizzo dell’Associazione degli Industriali di Udine e la latitanza delle varie istanze pubbliche provinciali e regionali, alle quali si è fatto più volte ricorso».

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Pubblicato il martedì 07 novembre 2006 in: Crisi Birra Castello

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