Guardi Sanremo?
A cura di Blues Girl
Pubblicato il 29/08/2001
Van Morrison nasce a Belfast nel 1945, suo padre, che faceva il portuale, collezionava dischi di jazz e blues americano.
Van cresce ascoltando la musica di Muddy Waters, Mahalia Jackson, Lightin’
Hopkins e John Lee Hooker.
Trascorre la sua adolescenza suonando la chitarra,
il sax e l’armonica in una serie di band skiffle e rock’n’roll, prima di formare
il suo prio gruppo R&B nel 1964: gli Them.
Nel 1967 comincia la sua
carriera solista a New York dove incide il suo primo album “Blowin’Your Mind”
prodotto da Bert Berns.
Dopo la morte di Berns nel 1967 Morrison recluta un
gruppo di jazzisti per registrare “Astral Weeks”, un classico senza tempo che
raggruppa elementi di musica celtica, improvvisazioni jazz e
R&B.
Stabilitosi prima a Boston e poi in California, Morrison reduce
una serie di album tra cui “Moondance”, “Tupelo Honey” e “St Dominic’s Preview”
mentre suona incessantemente con la sua band la Caledonia Soul Orchestra.
Il
tour “It’s Too Late To Stop Now” nel 1974 segna la fine del suo periodo più
prolifico, Van ritorna in Irlanda per esplorare ulteriormente le sue radici
celtiche. L’album che ne segue “Veedon Fleece” (1974) offre un suono molto più
quieto e pastorale, e sarà la sua ultima produzione per almeno tre anni.
Torna sotto gli occhi del pubblico nel 1977 con il disco “A Period Of
Transition”, un album co-prodotto con Mac ‘Dr John’
Rebennack.
Successivamente si trasferisce a Londra e escono “Wavelength”
(1978) e “In To The Music” (1979), nei quali i temi spirituali trovano la
miglior espressione.
Il tema della ricerca spirituale diventa prominente
negli album degli anni ‘80: “Common One”, “Beautiful Vision Inarticulate Speech
Of The Heart”, “A Sense Of Wonder”, “No Guru No Method No Teacher” e “Poetic
Champions Compose” rivelano Morrison come un artista di integrità e spiritualità
senza rivali.
Nel 1988 rivisita le sue origini irlandesi con “The
Chieftainson Irish Heartbeat”. L’album successivo “Avalon Sunset” del 1989 fu
commercialmente il suo miglior successo e concluse una decade particolarmente
produttiva.
Più prolifico che mai, Van varia il suo approccio musicale
negli anni ’90. “Enlightenment” (1990) e “Hymns To The Silence” (1991)
continuano la strada della personale scoperta spirituale, mentre nel 1993 con
“Too Long In Exile” si orienta verso il blues , riuscendo ad entrare nelle
classifiche con un “remake” di “Gloria” suonata assieme al suo amico di infanzia
John Lee Hooker.
Dopo l’acclamato “Days Like This” (1995) viene “How
Long Has This Been Going On” (1995) un album dalle sonorità perlopiù jazz
insieme al suo compagno Georgia Fame.
Subito dopo l’uscita nel 1997 di
“The Healing Game Venne Philosopher Stone” (1998), un album contente 30 inediti
registrati tra il 1971 e il 1988, un mix di nuovi brani e di classici
reinterpretati come “Wonderful Remark” e “Bright Side of The Road”.
Nello
stesso anno (1988) Van vince un Grammy per la sua collaborazione con John Lee
Hoker in “Dont’t Look Back”, di cui é anche il produttore.
“Back On Top”
esce nel marzo 1999 ed è largamente acclamato come uno dei suoi album di maggior
successo, facendo scalare le vette della top 40 al singolo “Precious Time”.
Dopo una carriera di quasi 4 decadi , il 2000 vede il ritorno di Van
alle radici, un cerchio musicale che si chiude con “The Skiffle Session – Live
in Belfast”. Riunitosi con gli eroi musicali della sua gioventù, Van si unisce
al maestro Lonnie Donegan e a Chris Barber sul palco del Belfast Whitla Hall per
una performance che ha del magico. L’energia e l’entusiasmo dei musicisti e del
pubblico vengono catturati in pieno su questo album, in un’applauso di critica.
Il settembre del 2000 vede l’uscita di “You Win Again” un album in
coppia con Linda Gail Lewis, che copre una grossa fetta di classici rock e
country oltre a contenere l’inedito “No Way Pedro”.