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Portnoy: il mio blues anima di Chicago

A cura di Blues Girl

Pubblicato il 22/05/2006

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foto intervento  «Alcuni pensano che il blues sia triste, noioso, e forse in parte tutto questo è vero. Ma chi suona il blues lo fa per "scacciare il blues", quel particolare stato d'animo che solo attraverso la musica molti riescono ad esorcizzare». E se queste parole ci vengono nientemeno che da Jerry Portnoy, autentica leggenda vivente del blues, armonicista culto di Muddy Waters ed Eric Clapton, forse è proprio il caso di dire che mai definizione fu più calzante.
Attesissimo protagonista del concerto di ieri sera alla Cavallerizza, evento clou del Festival Blues Dal Missisippi al Po, nonché unica data italiana del virtuoso artista di Chicago, accompagnato per l'occasione dalla band di Guitar Ray (al secolo Renato Scognamiglio) e i suoi Blues Gamblers, Portnoy è stato al centro dell' "Incontro con gli artisti" di ieri, brillantemente condotto dal musicista, scrittore e traduttore piacentino Sebastiano Pezzani. Al suo fianco, fra le atmosfere piacevolmente informali di un aperitivo tardopomeridiano consumato sulla scalinata della Müntà di ratt, altri ospiti d'eccezione, a partire dalla fotografa svizzera Françoise Ducret, autrice dell'estemporanea Boom boom boom: i volti del Blues attualmente in corso alla Cavallerizza, lo stesso Guitar Ray, Giuseppe Cinel e Davide da Busti, rispettivamente voce e chitarra della J. C. Band, il gruppo piacentino che ha fatto da spalla all'esibizione di Portnoy. Voce baritonale, morbidamente carezzevole e risata contagiosa, l'ex armonicista della Muddy Waters Blues Band ha piacevolmente stupito gli astanti dichiarando sin da subito (e senza neppure essere interrogato a proposito) il suo folle amore per l'Italia e gli italiani: «I really love Italy. Italians have a soul and they understand music» («Amo davvero l'Italia. Gli italiani hanno un'anima e sentono, capiscono la musica»). E poi: «Avete buon cibo e buon vino e le donne sono molto belle, anche se non dovrei dirlo perché sono sposato da tanti anni». Portnoy, che abbiamo scoperto essere anche un grande affabulatore oltre che un eccezionale musicista, racconta, sull'onda dei ricordi, del suo incontro con il blues, di quell' «essere nato nel posto giusto - la Chicago degli Anni Cinquanta - al momento giusto», aver respirato la musica sin da bambino, nelle strade del quartiere in cui il padre gestiva un piccolo store, e dove erano soliti suonare alcuni dei grandi nomi che hanno davvero scritto la storia del blues».

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