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Ogliastra, blues e rocce rosse

A cura di Blues Girl

Pubblicato il 15/06/2007

Bianco-roccia, verde-bosco, blu-mare.

Bianco-roccia, verde-bosco, blu-mare. Così, tricolore, appare Cala Gonone, abbagliante schiaffo di luce dopo la penombra che ha impigrito l'occhio del viaggiatore nella lunga galleria che come un lombrico serpeggia nel ventre della montagna calcarea. «Isola nell'isola» è detta l'Ogliastra, a causa della farraginosità del giungervi via terra che l'ha a lungo preservata dalle «invasioni barbariche» del turismo di massa come da quello d'élite. Ai tempi in cui la Costa Smeralda già celebrava il suo tripudio, solo qualche audace villeggiante-pioniere si spingeva fino a quaggiù facendosi sballottare lungo impervi tornanti. Oggi, com'è inevitabile che sia, il gruppone ha raggiunto i fuggitivi. Niente cittadelle artificiali ed esclusivi a rosicchiare territorio al mare smeraldino, però.

Ricettività intensificata, certo, ed eccitazione convulsa nelle settimane di punta vacanziera. Ma, comunque sia, solo al più distratto dei visitatori, una volta approdatovi, può sfuggire d'essere capitato dove comincia quello che non sono in pochi a definire «il centro della costa più bella e selvaggia di tutto il Mediterraneo», costellata di grotte profonde e insenature segrete, spiagge di comodo accesso solo dal mare, un tempo placido rifugio di foche monache, oggi sfrattate dal traffico di natanti insostenibile per la loro riservatezza. Per farle tornare, come molti si auspicano, bisognerà abbassare il volume.

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