Guardi Sanremo?
A cura di Blues Girl
Pubblicato il 08/09/2007
Pete Seeger Il profeta del folk si 'pente' e compone 'Big Joe blues'
Pete Seeger le canta a Stalin. A 88 anni ha scritto la sua prima canzone contro le efferatezze del regime sovietico. Alla sua età si possono ancora avere dei ripensamenti. Seeger è l'insuperato profeta della musica folk, il cantore dei diritti civili, che ha sparso in tutto il mondo i versi di We shall overcome e Guantanamera, e a cui recentemente Springsteen ha dedicato il suo disco intitolato Seeger sessions, sperando di risvegliare nel suo nome i vecchi ideali su cui è cresciuta la nazione americana.
Tutto inizia da una polemica montata da un suo vecchio discepolo, Ron Radish («Negli anni Cinquanta avevo imparato da lui a suonare il banjo» racconta, «due dollari per tre ore di lezione») che lo ha criticato per non aver a suo tempo preso le distanze dal regime sovietico, di battersi per la libertà e la giustizia sociale e poi di non accorgersi dei crimini commessi in nome del comunismo. A sorpresa, il vecchio folksinger, che vive del tutto isolato in una casa nei boschi nei dintorni di Beacon, cento chilometri a nord di New York, gli ha risposto, non solo ammettendo che «forse sì, quando sono stato in visita nell'Unione Sovietica, avrei dovuto chiedere di poter vedere i Gulag», ma aggiungendo anche il testo di una canzone nuova di zecca, interamente dedicata alle malefatte di Stalin.
S'intitola Big Joe blues e dice: «Ha governato col pugno di ferro. Ha messo fine ai sogni di molti in ogni paese. Aveva l'occasione di creare una nuova partenza per la razza umana, e invece l'ha riportata indietro, nello stesso orribile posto».
Il venerando guru della musica folk è ancora attento, attivo, compone canzoni e suona il suo vecchio banjo, anche se la sua voce si è fatta tremolante, incerta. Ma ancora oggi si vanta di far cantare qualsiasi platea, di grandi o piccini, e così ha fatto, con un gruppo di amici, anche con la canzone dedicata a Stalin. «È un yodeling blues» ha spiegato «e il mio vecchio amico Woody Guthrie avrebbe potuto scriverla più o meno così negli anni Cinquanta».