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Personaggi

Una breve e semplice Storia del BLues:

A cura di Blues Girl

Pubblicato il 13/12/2007

deportazione degli schiavi d’Africa, Work Songs, Spiritual…

Ecco a voi una “scolastica” e interessante “storia del blues” a cura di Federico Armeni, che passa dall’analisi della forma blues agli spiritual, dall’origine pura della musica blues, quindi la deportazione degli africani in america (da lì nasce la musica afro-americana!) alle prime forme canzone del Novecento.

Forma blues

Il blues è sostanzialmente uno stato d’animo nonché un sentimento etnico, ed è sempre il prodotto di una comunità, un atteggiamento mai singolare, ma che implica la presenza di qualcun altro, seppur ideale.
Il blues è frutto delle espressioni che la musica afro-americana ha avuto che originariamente non avevano nulla di artistico, ma consistevano soltanto in delle grida, delle urla con valore funzionale, cioè servivano per un fine, come i “calls” “cries” e i “work songs”.
Le negro-ballads sono gli antenati del blues, poiché erano delle melodie che raccontavano degli eventi, che parlavano ad esempio di un insetto che distruggeva le piantagioni di cotone, o delle avventure di John Herry che ingaggiava una lotta con un martello pneumatico o dell’oca che faceva di tutto per non farsi uccidere. Di queste storie se ne conoscono molte versioni, questo perché la cultura afro-americana si trasmetteva oralmente (non esisteva scrittura) ed era quindi difficile che una storia cantata prima sia uguale a quella cantata dopo.
Il blues ha una formula strana, poiché segue un preciso meccanismo:
Ci sono 3 versi: il primo verso è formato da una formula (ad esempio: “mi sono svegliato stamattina”). Nel secondo tempo si ripete la formula, magari con qualche piccola variante, nel terzo c’è la “conclusione” alla formula (”mi son svegliato stamattina, e tu non c’eri più”). Il motivo per il quale il secondo verso è uguale al primo è perché, essendo i blues improvvisati, ci doveva essere il tempo di pensare a quello che bisognava dire dopo, nel terzo verso. Il negro a seconda della situazione che incontrava, improvvisava e queste improvvisazioni nascevano dalla necessità di comunicare; si accompagnava sempre con uno strumento a corda come il Benjo e l’Halam. Anche quando il bluesman era solo usava il meccanismo “call and response” facendo rispondere, se proprio non c’era nessuno fisicamente, alla propria chitarra.

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