
Non è uno di quelli che lo fa per guadagnare un po’ di soldi e avere qualche cucciolo in giro per casa. Deve invece conoscere i problemi di salute della razza, quelli genetici, e avere la responsabilità di non passare questi problemi a degli ignari compratori.
Un buon allevatore ha studiato attentamente e fatto delle ricerche sullo standard e la storia della razza, i suoi punti forti e quelli deboli, e dà queste informazioni con onestà al futuro acquirente. Vi dovrebbe cioè dire gli eventuali problemi che possono avere avuto i genitori del cucciolo, e quali possono avergli trasmesso.
Un buon allevatore pianifica una nuova nidiata con l’unico scopo di avere dei cuccioli migliori dei genitori, non per profitto o per vanità. Non alleva per vincere di più, per avere più soldi, o anche solo per avere un altro Carlino.
Un buon allevatore ha il tempo e la presenza di spirito di essere lì per le sue fattrici e per i suoi cuccioli. Inoltre valuta e fa ogni sforzo per associare al meglio i cuccioli e i loro futuri proprietari per quanto riguarda il temperamento, le attitudini, le qualità fisiche. Non permette quindi che delle persone che abitano in un appartamento prendano il più rumoroso e turbolento cucciolo solo perché è corso loro incontro: lui corre incontro a tutti! Ma dopo sei mesi, quando non smetterà mai di abbaiare, non avrà più una casa. Una buona valutazione e collocazione permette al cucciolo di stare in una casa per tutta la vita.
Un buon allevatore deve assicurarsi prima di tutto che il cucciolo vada in una casa dove è amato, a prescindere dal suo aspetto fisico o dai risultati che può ottenere alle mostre.
Un buon allevatore si tiene in contatto con coloro cui ha venduto il cucciolo, non solamente per vedere gli sviluppi del suo programma di allevamento (come cresce cioè il cucciolo), ma anche perché gli sta a cuore lo stato del cucciolo nella sua nuova casa.
Mirko Rizzi
Mirko Rizzi









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