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Oltre la musica

Lettera aperta per salvare la cultura in Italia

A cura di giovanni

Pubblicato il 21/10/2005

Tagli al Fondo Unico per lo spettacolo previsti in finanziaria

foto intervento Firenze 17 Ottobre 2005

 Io, Claudio Fantoni, in qualità di Artista del Coro del Maggio Musicale fiorentino e cittadino italiano, chiedo a Lei, Rocco Bottiglione, Ministro di questa Repubblica, di agire con ogni strumento possibile perché il Governo di cui fa Lei parte cessi d’operare continue riduzioni alle risorse destinate alla Cultura.

 Io, Ministro Bottiglione, non ho certo le responsabilità e neppure le capacità che ha Lei per esercitare un’efficace pressione perché il Governo torni sui suoi passi. Ciononostante credo sia giusto che ciascuno faccia la propria parte e, pertanto, desidero informarla che da domani, 18 Ottobre 2005, intraprenderò lo sciopero della fame (assumerò solo tre cappuccini il  giorno con qualche cucchiaino di zucchero) e che questo avrà termine quando sarà evidente e chiaro che in sede d’approvazione della Legge finanziaria le risorse destinate al Fondo Unico per lo Spettacolo non subiranno i tagli ad oggi previsti.

 L’azione di protesta che ho deciso di mettere in atto, ne sono consapevole, Ministro, è in qualche modo estrema e l’ho intrapresa, senza sopravvalutarne il peso, senza pensare che possa essere determinante ma solo perché ritengo che in simili casi sia un dovere civile offrire il proprio contributo personale ad una giusta causa.

 Sono certo che anche Lei, Ministro, come me, sia gravemente preoccupato per le conseguenze drammatiche che la Cultura nel nostro Paese rischia di subire e penso che converrà che la politica dei continui tagli operata dal Governo di cui Lei è autorevole esponente - così come l’aveva definita il suo predecessore Urbani - sia miope e poco intelligente e - io aggiungo - politicamente delittuosa, perché alla fine ucciderà la Cultura.

 La finanziaria 2006, se non modificata, sarà la quinta consecutiva che sottrarrà risorse destinate allo Spettacolo e credo che Lei sia assolutamente conscio - così come lo sono numerosi parlamentari, le organizzazioni di categoria e tutti i sindacati - che le conseguenze a questo punto sarebbero devastanti e che - dopo questi ulteriori ed irragionevoli tagli - ci troveremmo di fronte non a gravi danni ma ad un vero e proprio cumulo di macerie.

 Io, Ministro Bottiglione, sono preoccupato per il mio posto di lavoro e per quello degli altri 200 mila addetti che complessivamente operano nel settore e sono angustiato perché mi è stato sottratto volutamente il diritto di svolgere la mia professione con serenità. Il Teatro in cui lavoro, uno dei più prestigiosi al mondo, oggi è, infatti, in una crisi economica indotta da precise scelte ed azioni di governo e non fatalmente in ragione di una situazione di mercato sfavorevole.

 So che Lei, Ministro, farà in modo che tutto ciò non avvenga, ma al momento il Governo ha intrapreso l'oggettiva linea della dismissione di un intero settore e si sta assumendo la responsabilità diretta della prossima chiusura di migliaia di aziende che producono cultura, di moltissimi Teatri di prosa, probabilmente della totalità delle Fondazioni Lirico sinfoniche e sta decretando la perdita del posto di lavoro per decine di migliaia tra artisti, maestranze ed impiegati.

 Può, Ministro, un governo fare davvero tutto ciò? Non è semplicemente pazzesco pensarlo?

 Lei ed io, Ministro, sappiamo che, come ogni sistema, quello dello spettacolo può essere migliorato, che è possibile ottimizzare l’utilizzo delle risorse ed evitare sprechi; sappiamo che un organismo complesso ha bisogno di attenzione e, se malato, di una corretta diagnosi e delle opportune cure ma sappiamo anche che nessun buon medico si sognerebbe di intervenire su un paziente sottraendogli l’ossigeno, tentando di asfissiarlo.

Perché, dunque, Ministro, questo Governo invece sta mettendo le mani al collo alla cultura? Perché proprio nel nostro Paese è possibile avere il sospetto che quanto sta accadendo sia dettato non da una necessità economica ma da una volontà punitiva?

 Io non posso crederlo ma c’è chi ormai pensa che il suo Governo e la maggioranza di cui fa parte sia disposta a sacrificare un settore come quello dello spettacolo solo perché non strategico elettoralmente.

 La prego, Ministro, faccia in modo che questa convinzione sia smentita nei fatti, che la Cultura, che è un bene di tutti, non sia destinata a fare una simile fine pietosa: ridursi ad oggetto della più bassa e misera disputa tra fazioni partitiche.

 Ministro, ci aiuti ad evitare un simile scempio, talmente grave da lasciare certamente traccia nella futura memoria storica.

 La cultura rappresenta un elemento strutturale dell’identità e della tradizione del nostro Paese; è un bene e un diritto per tutti; è libertà e questa non dovrebbe disturbare nessuna parte politica.

 Cordiali saluti

Claudio Fantoni                      fantoni.claudio@virgilio.it

(Artista del Coro del Maggio Musicale fiorentino)

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