Ultimi interventi

  • "Le mie prigioni" di Wanna Marchi

    Oltre che a me il libro, a quanto pare, non è piaciuto neanche agli esponenti della critica. Infatti è stato inserito da subito nella lista "delle opere trash" Un brano di seguito.

  • "La libertà dietro le sbarre" Candido Cannavò

    Il libro scritto molto bene dal noto giornalista Candido Cannavò, a mio avviso non è reale. Cannavò si è limitato a raccontare la complessità di questo carcere superficialmente; giornalisticamente. Come non farebbe un operatore sociale o una figura professionale che si occupa di rieducazione.Cannavò da molto rilievo alla figura dell'ex direttore del carcere , al quale il libro è dedicato. La lettura mi rammenta le parole di una donna vera, una psichiatra e scrittrice egiziana ingiustamente incarcerata proprio perchè esternava le sue scomode realtà: "LE PAROLE NON DOVREBBERO SFORZARSI DI FARE PIACERE, NON DOVREBBERO NASCONDERE LE FERITE CHE CI PORTIAMO SUL CORPO, GLI EPISODI DISONOREVOLI DELLA NOSTRA VITA. A VOLTE LE PAROLE CI SORPRENDONO, CI ADDOLORANO, MA POSSONO ANCHE SPINGERCI AD AFFRONTARE NOI STESSI, A PORCI DOMANDE SU CIO' CHE ACCETTIAMO DA MIGLIAIA DI ANNI." Nawal el Saadawi Ed ancora altre parole quelle di Silvia Tortora "A VENT'ANNI DI DISTANZA CONTINUO A CREDERE CHE PURTROPPO IN QUESTO PAESE DELLE PERSONE PERBENE NON SI HA PAURA, NE' RISPETTO, DEI MASCALZONI SI" Ed è giusto chiederci quale è stato il ruolo dei colleghi giornalisti di Cannavò nella vicenda di Tortora? Quante sono state le parole inutili troppe volte scritte ed il fango gratuitamente gettato per distruggere un'uomo normale, un'uomo innocente, un'uomo la cui immagine era forse più pubblica di altri. E quale è stato il ruolo dello stesso Cannavò nella vicenda Pantani? Quante volte ha gettato quest'uomo, già sull'orlo del precipizio, in prima pagina dandolo in pasto ad avvoltoi senza scrupoli. Ed ora Cannavò pubblica questo libro dalla copertina celeste che ricorda il cielo e la libertà e ci dice fra le righe che lui non è capace di farsi giudice che ammira quel "gran d'uomo" che è Luigi Pagano: Luigi Pagano "il redentore" che sa trasformare criminali in uomini onesti. E questo libro decide di scriverlo guarda caso quando già circolano voci sulla rimozione di Luigi Pagano dall'incarico di direttore. Una coincidenza? Credeteci voi a questa "bella storia". Io penso che dovremmo ribellarci alle verità distorte, perchè la filosofia "del tutto va bene" non aiuta, anzi non fa altro che peggiorare la situazione già drammatica. Un carcere sovraffolato, un carcere mal gestito, un carcere dal quale evadono con estrema facilità criminali pericolosi, dove muoiono detenuti colpiti da leptospirosi: l'infezione provocata dall'urina dei topi (perchè i topi a San Vittore sono dappertutto) e guarda caso muoiono detenuti stranieri, detenuti di serie B (sono i topi che li vanno a cercare?) i detenuti di serie A vengono internati nella sezione meno fatiscente, quella ristrutturata (soprannominata dallo stesso ex direttore "d'eccellenza"). Un sistema grazie al quale persone che esternano opinioni scomode, che vanno contro corrente non solo non vengono ascoltate, ma vengono emarginate , "fatte fuori" perchè rappresentano un turbamento a quella quiete apparente. Non mi sembra che questo significhi "Libertà dietro le sbarre" Non mi sembra che questo direttore osannato dai mass-media in realtà abbia dimostrato tutta quella democrazia che viene lui attribuita. Concluderei con lo slogan dell'associazione "Il Detenuto Ignoto": "Non mi batto per il detenuto eccellente, ma per la tutela della vita del diritto nei confronti del detenuto ignoto, alla vita del diritto per il diritto alla vita." A San Vittore fino a poco tempo fa non c'è stato spazio per i diritti dei detenuti "ignoti" ma soltanto per quelli dei detenuti "eccellenti."