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A cura di Noemi Novelli (webangel)
Pubblicato il 17/12/2004
Madri che scontano la pena con i loro figli. Bambini in gabbia: è una vergogna!
Foto di Anna Marceddu
Non sono previste misure alternative per le detenute con figli in età compresa da 0 a 3 anni, in modo da allontanare dal carcere queste donne e permettere loro di scontare la pena in centri di accoglienza o agli arresti domiciliari.
Alcuni anni fa una legge (legge Finocchiaro del 2001) ha finalmente stabilito che le donne con i figli in età inferiore ai dieci anni hanno diritto alla sospensione della pena e che possono trascorrere il periodo di detenzione in centri appositi. Questa legge purtroppo non riesce a decollare. C'è chi dice "per mancanza di strutture idonee dove poter accogliere le madri detenute con i bambini." C'è chi dice "per l'irrilevante numero dei casi in Italia." Cinquanta baby detenuti, vivono attualmente nelle carceri :troppi pochi per movimentarsi e cercare di risovere il problema...c'è da pensare ad altro!
Dire che è una vergogna, è dir poco.
I cancelli che si aprono e si chiudono, i suoni amplificati del carcere, le liti tra compagne di cella, le televisioni accese fino a notte inoltrata... bambini che giocano in un cortile spoglio con le mura così tanto alte da imprigionare anche il desiderio di osservare, la voglia di scoprire il mondo tipica dei primi anni di vita.
E non solo...se la pena della madre è pesante ed il periodo da trascorrere in carcere ancora lungo, lo strazio del distacco è inevitabile.
Il bambino compiuto il terzo anno di età viene portato via ed affidato ad istituti o familiari. Madre e figlio vivono così un trauma che diventa quasi lutto. La donna infatti si attacca morbosamente al suo piccolo, vedendolo come unico scopo di vita e come sostegno morale per vincere la solitudine e la desolazione del carcere, il bambino perde improvvisamente quell'unico punto di riferimento che è stata la madre per tre anni e si sente perso ed abbondonato.
Alcuni psicologi hanno analizzando il comportamento di un gruppo di bimbi, affidati a familiari, dopo aver vissuto i primi tre anni di vita in carcere con la madre. Hanno così constatato che una buona percentuale di loro presenta disturbi più o meno gravi, tra i quali difficoltà ad addormentarsi, aggressività, scarsa socializzazione con gli altri bambini e compagni di scuola materna.
Le associazioni di volontariato e non solo,come al solito si mobilitano organizzano campagne di sensibilizzazione sull'argomento, lanciano appelli sui giornali "Via i bambini dal carcere" "Bambini in carcere:è una vergogna"...per adesso è tutto fermo, staremo a vedere.
Per saperne di più la Guida ti consiglia di leggere:
Lo sviluppo del bambino in carcere
di Gianni Biondi editore Franco Angeli