Lettera di un ragazzo difficile

Un ragazzo di 21 anni scrive dal carcere in cui è recluso.

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Una cella di San Vittore

La giornata scorre monotona, non faccio niente. Apparte pensare.

Ieri mi è capitato di ricordare i giorni in cui tu ti ingegnavi, cercavi a tutti i costi qualcosa che potessimo fare, quà dentro.

Poi ho ricordato la mia scuola, il cortile di casa mia, la moto e con questo pensiero mi sono addormentato.

Mi sono svegliato in questa cella, con l’idea che è tutto passato e con il passare del tempo avverto il sopraggiungere della mia rovina. Volevi convincermi che questo non è fallimento. Ed invece è il fallimento completo della mia vita. Ed è ridicolo dirlo quando si ha ventuno anni.&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;&#nbsp;

Troppo male ho fatto al prossimo per essere perdonato. Ma forse tutto il male non l’ho fatto io, forse se avessi avuto affetto, una guida, pure due schiaffi quando occorrono, non sarei dove mi trovo.

Invece nessuno ha mai pensato a me. Nessuno ha avuto fiducia in me. Sono stato sempre considerato un delinquente un ragazzo di strada. Questa mancanza di affetto e di fiducia è stata la mia rovina.

Non posso,adesso, più vivere in mezzo alla società, perchè la società mi rifiuta. Sono diventato inutile, messo a marcire quà dentro a sovraffolare il carcere che è già sovraffolato abbastanza.

L’unica consolazione è quella di aver conosciuto una persona pazza almeno quanto me.&#nbsp;

&#nbsp;Mi chiedo come si può in tutto questo fango riuscire a cogliere un fiore.

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Pubblicato il sabato 18 dicembre 2004 in: Pensieri, parole e lettere

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