
La percentuale di detenute in Italia è così bassa che molti istituti penitenziari non hanno la sezione femminile.
In maggioranza le recluse sono giovani zingare, arrestate per furto o borseggio, spacciatrici, qualche donna di mafia, qualche signora dell’alta società condannata per aver fatto fuori il marito.
Donne spesso immigrate che non comprendono la lingua delle compagne di pena.
Donne che vivono in ambienti studiati per gli uomini e nonostante tutto riescono a dare a quegli spazi ristretti, che sono le celle, una sembianza di casa: foto e poster appesi alle pareti, la televisione, la macchinetta del caffè, qualche peluche…immagini ed oggetti che rievocano gli odori e i colori di cose perdute.
Donne dignitose, che continuano a curare l’aspetto fisico, la pettinatura, sempre truccate come se stessero per uscire da un momento all’altro…mai sciatte quasi per affermare una normalità che non fa parte del carcere e che pure viene ribadita in mille modi.
Donne che soffrono di nostalgia, molto più degli uomini, che vivono ogni giorno la lontananza dai figli eppure che cercano di fronteggiarla dando spazio alla laboriosità tipicamente femminile: dipingere, cucire un abito, leggere, scambiarsi ricette di cucina di cella in cella…cose di tutti i giorni che in carcere diventano la Vita.
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Noemi Novelli (webangel)








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