Arrestata a Teheran perchè teneva un blog

Una giornalista iraniana racconta i suoi 36 giorni di cella. Arrestata perchè teneva un blog ovvero un diario su Internet.

“Scusi, signorina, ma quello che ho in mano è un’ordine d’arresto” Mi ha detto un’uomo di mezza età con la barba di due giorni. Quando l’uomo si è avvicinato ero appena uscita da una libreria. Mi è passato per la testa di opporre resistenza ma poi ci ho ripensato.

In macchina sono stata affiancata da due uomini dalle spalle larghe in giacca nera. L’uomo con l’ordine d’arresto si è diretto in Engelab Avenue, sventolando il documento per rassicurarmi del fatto che non erano sequestratori . “Siamo della magistratura - ha detto - e tutto verrà fatto nel quadro della legge islamica. Non si preoccupi. Non dovrebbe durare più di un paio d’ore” Ero infastidita ma sollevata, e non particolarmente sorpresa. L’arresto e l’interrogatorio di chiunque scriva articoli critici nei confronti del regime sono diventati un luogo comune in Iran. Sono una blogger, ed ho scritto spesso con chiarezza sulla vita nel mio Paese: un rischio professionale quindi.

Arrivati a destinazione, mi hanno lasciata in piedi all’esterno, con il sole di fine dicembre che penetrava attraverso la benda sugli occhi che avevano insistito perchè mi mettessi. L’aria fredda e frizzante faceva pensare al nord di Theran, il che voleva dire Evin, la prigione più tristemente nota. Sono rimasta lì in piedi per circa mezz’ora, con i polpacci doloranti.

“Scusi - ho chiesto alla persona che mi si è rivolta dopo - Quando pensa che sarò trattenuta qui?”, “Dipende da lei - ha risposto - Se collabora, sarà breve”. Sono stata fatta scendere lungo una scala a chiocciola. Una donna con voce vellutata mi ha chiesto di spogliarmi e mi ha allungato un’uniforme carceraria.

“Ma mi hanno detto che non sarebbe durato più di qualche ora”.

Sono stata fotografata e mi hanno chiesto peso, colore degli occhi e numero di figli. “Sono single” ho risposto. Tutto questo era umiliante . “Ecco perchè procura guai al nostro sistema - mi ha detto la donna -. Se fosse sposata non avrebbe tempo di scrivere sciocchezze del genere”.

Mi hanno portata in una cella, e una pesante porta di metallo si è chiusa alle mie spalle. Era una cella di tre metri e mezzo, con un piccolo lavandino. Le pareti nude, di color crema dipinte di fresco. Piegate sul pavimento, due lenzuola grigie. Il soffitto era a sbarre. Le guardie guardavano dentro ogni venti minuti circa da un buco nella porta. Stavo raggomitolata in un lenzuolo. A casa mi aspettavano a mezzogiorno. Che cosa vogliono da me? Al mio secondo giorno di reclusione ho chiesto a una guardia se sapesse perchè ero lì. “Non lo so - ha risposto - Glielo dirà chi la interroga”. Il giorno successivo mi hanno portata in una stanza in fondo ad un lungo corridoio e mi hanno detto di sedermi.. Una mano grassa con un’anello di agata mi ha messo di fronte il modulo dell’interrogatorio. Poi ha cominciato a chiedermi del mio webblog, che ha una serie di link a gruppi femministi occidentali.

“Accetta le accuse?” “Quali accuse?”

“Di aver scritto sul suo weblog delle cose che vanno contro il sistema islamico ed incitano la gente a far cadere il sistema. Lei invita il liberalismo americano corrotto a governare l’Iran”. “Ho cercato di scrivere le mie idee e le mie opinioni sul mio weblog e di comunicare con altre persone nel mondo in lingua farsi”. Era dispiaciuto.

“Queste risposte non ci porteranno da nessuna parte, e lei starà qui degli anni. Ci dica la verità. Quando ha ricevuto per scrivere queste cose offensive contro lo stato islamico? Come siete organizzati lei ed i suoi amici webloggers?” Che cosa avrei dovuto rispondere? Sapevo che mia madre doveva essere terribilmente preoccupata. Che cosa potevo dire per avere la certezza di uscire? “Non siamo organizzati contro lo Stato - ho risposto. Scrivo perchè voglio criticare il sistema. Ci sono cose nel nostro Stato che non sono corrette”. “Perchè non manda un’email direttamente all’ufficio del leader supremo? Il leader supremo prende in considerazione tutte le critiche ed adotta misure correttive”. “Non ci avevo pensato - ho risposto - Non aveva senso, naturalmente, però ho visto uno spiraglio. D’ora in poi mi rivolgerò direttamente al leader supremo e smetterò di scrivere sul mio blog”. “Ma adesso è troppo tardi”, mi ha detto.

Tornata in cella ho pianto. Dopo un’ pò, si è aperta la porta. “Può chiedere il sacro Corano per leggere passare meglio il suo tempo qui” mi ha suggerito la matrona dai capelli grigi.

All’udienza successiva, quattro giorni dopo, ho ammesso molte cose, compreso di aver avuto rapporti sessuali con il mio ragazzo, che pure ha un blog. L’ammissione mi ha riempita di sensi di colpa, sia per aver parlato di dettagli così intimi sia per averlo tradito. Adesso è mio complice nel reato di sesso extraconiugale. Sono stata in prigione trentasei giorni. Ora aspetto il processo.

Rilasciandomi mi hanno ricordato di “ringraziare Dio che l’abbiamo arrestata noi. Se l’avessero detenuta quelli del reparto di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche l’avrebbero sicuramente picchiata. Qui è stata nostra ospite”. Prima di uscire, mi è stato chiesto gentilmente di riempire un modulo con i suggerimenti per migliorare le condizioni della prigione.

Farouz Farzami (traduzione di M.Levy) Los Angeles Times

Altre donne iraniane tengono diari su internet, mantenendo naturalmente l’anonimato

“Iranian girl” questo è lo pseudonimo della donna intervistata da Costanza Ruggeri















Una voce dal silenzio. Le emozioni e i ricordi di Iranian girl dalle pagine del suo diario on line. Intervista a una “ragazza virtuale” di Teheran





Forse il suo nome è Noor, forse Fariba, forse ancora Jannat.

Di lei sappiamo solo quello che il suo rigido anonimato le permette di dirci. Per il Web è solo Iranian girl, uno pseudonimo dietro il quale si cela una qualunque delle migliaia di ragazze che, testa coperta dall’hidjab, popolano le strade di Teheran. Internet invece, per lei, è «quel posto libero dove sfogarsi e condividere pensieri» e il computer una «scatola magica» dalla quale far esplodere sogni e speranze.

Le sue parole echeggiano il ticchettio delle sue dita su una tastiera. Il suo volto appare sul monitor come una cornice di emoticons e i suoi pensieri hanno le sembianze di un elenco di link e rimandi. La sua storia è uno scorcio di mondo che in Europa spesso conosciamo troppo poco e che, «in quanto occidentali, percepiamo in modo sbagliato».

Dopo aver letto le pagine del suo diario le scriviamo, e cerchiamo di capire come Internet possa cambiare la vita di una ragazza di Teheran.

Perché hai scelto di farti conoscere come Iranian girl?
Semplicemente perché scrivo da ragazza iraniana. Il mio scopo principale è quello di mostrare come veramente si vive in Iran, ma per me è meglio non usare il mio vero nome.

Nella vasta offerta di diari on line in lingua farsi, tu hai deciso di scrivere in inglese. Perché?
Considero Internet la più grande opportunità che noi iraniani abbiamo per gridare al mondo la nostra verità. Sfortunatamente però, al di fuori dei paesi islamici, ben pochi conoscono il farsi. Per questo motivo ho deciso di scrivere il mio weblog in inglese: perché penso che, sebbene sia un pessimo inglese, sia più comprensibile del persiano e penso che sia mio dovere parlare del mio paese e dei problemi che incontrano i giovani.

Dove hai imparato a usare il computer?
Ho imparato a usare il computer a scuola anche se, per lo più, ti insegnano nozioni generali. Per quanto invece riguarda la costruzione di un weblog ho seguito i suggerimenti di Hussein Derakhshan, il giornalista considerato il padre dei weblog iraniani che, poco più di un anno fa, ha pubblicato una guida per costruire in modo semplice un diario on line. Come me, la maggior parte dei ragazzi iraniani che oggi scrivono i loro pensieri on line hanno imparato da lui.

Quali sono i costi della connessione?
Navigare in Internet, a Teheran, è piuttosto economico e ci sono diversi Internet Provider che offrono differenti servizi ai più svariati prezzi. Connettersi costa più o meno 250 Toman (2.500 Rial che equivalgono a 30 centesimi di euro) l’ora. I problemi più grossi sono legati alla lentezza della connessione, ti capita di restare disconnesso proprio sul più bello.

È difficile per una donna accedere a Internet?
Internet sta diventando ogni giorno più popolare. La concezione che voi occidentali avete di quello che succede qui è assolutamente distorta. L’Iran non è quel paese tecnologicamente arretrato che pensate: molti di noi hanno un computer a casa e il governo non impone censure sull’utilizzo della Rete, come invece accade in molti altri paesi. Le donne che non hanno questa possibilità possono entrare liberamente in un Internet Cafè: il fatto che siano monitorate o meno dipende dal tipo di locale da cui si connettono. Certo, questo accade a Teheran, a Esfehan o a Mashhad, nelle città più piccole e nei villaggi le cose sono molto diverse: lì le donne vivono situazioni difficili da immaginare.

Cosa significa per te poter usare un weblog?
Innanzitutto gridare le mie parole e sapere che il mio messaggio vola dalle pagine elettroniche al mondo. Per noi iraniani Internet è la terra dei sogni, e il weblog la finestra attraverso la quale far conoscere la nostra verità. Il Web ci ha aperto il mondo e il weblog è lo strumento che possiamo utilizzare per aprire il nostro. È una sensazione fantastica: puoi scrivere qualsiasi cosa, e tutto il mondo ti può leggere.

Quando i miei genitori e mio fratello dormono e la luce è spenta, io sono felice di avere un posto dove trascorrere il tempo. Adoro chiudere la porta della camera, aprire la finestra e assaporare i profumi. Mi piace rompere il silenzio della notte con la mia canzone preferita e, perdendomi tra le pagine del Web, andare dove voglio.

Analizzando il fenomeno dei blogs in Italia, è evidente che negli ultimi tempi cresce il desiderio, quasi l’esigenza specialmente nelle adolescenti, ma non solo, di avere diari on-line e di condividere con una più ampia fascia possibile di navigatori, pensieri e riflessioni. Su queste pagine virtuali i navigatori si confrontano su temi d’attualità di cultura o semplicemente parlano d’amore o del loro vissuto quotidiano. Girovagando nella rete mi sono imbattuta in vari blogs,alcuni dei quali davvero interessanti, di seguito alcuni frammenti di un diario on-line….

….il diario di una ragazza di 23 anni dalla vita normale, frequenta l’università, ha un ragazzo con cui trascorre i fine settimana, un rapporto abbastanza conflittuale con i genitori, un desiderio molto forte di comunicare…

… il blog anonimo è di una ragazza italiana. Vive a Milano,(si può capire dal suo diario on-line) fortunatamente… fosse nata in Iran avrebbe seri problemi con la legge. ..soltanto per alcune sue frasi. Una volta monitorata, può sembrarci assurdo ma potrebbe essere incriminarla per sesso extraconiugale (per l’islam fondamentalista è reato) e non solo…

4/08/2004

“A 23 anni:

sono stata buddista,

sono stata cristiana,

sono stata wiccan,

ho fatto un tatuaggio

ho lavorato tanto,

ho dato esami all’università

ho fatto viaggi,

sono stata felice,

sono stata triste,

sono stata depressa.

Ho fatto l’amore

ho fatto sesso

ho fatto casino

sono stata giornalista

sono stata centralinista

sono stata inutile

sono stata utile

sono stata picchiata

sono stata carnefice

tutto sommato sono stata molte cose

ma sono sempre stata me stessa.”

30/04/2004

“Detesto chi crede di aver trovato la luce in ideologie banali,

detesto chi crede di aver trovato la soluzione non dentro di se ma all’esterno,

detesto quelle acque chete che sembrano morte ma che interferiscono nella mia vita.

Perchè voglio poter parlare liberamente ma mi censuro per non essere boicottata

Perchè IO ho le mie idee, ferree idee, urla strozzate in gola.

MA CAPITE CHE COSA SIGNIFICA NON RAGIONARE CON IL PROPRIO CERVELLO”.

31/01/2004

Sono stata cristiana,

ho frequentato gruppi buddisti,

sono stata wiccan,

ho frequentato i gruppi nativo americani.

Il tutto perchè non trovavo una mia dimensione.

Il problema non era il mio credo, ma io stessa.

Mi sono appoggiata a varie religioni perchè stavo male con me stessa

e chiedevo ad esseri superiori di aiutarmi.

Credevo che nelle preghiere ci fosse la pace.

6/11/2003

Il mio moroso stamattina al nostro risveglio

mi ha spruzzato il suo profumo in testa…uhm…seducente e deviante…

Adesso andrò in giro tutto il giorno con la voglia di abbracciarlo, accarezzarlo…

e dovrei studiare in questo momento…ma come si fà quando c’è un morbido piumino

sul letto che non aspetta altro che scaldarti?uhhhmmmmm uuuuuuhmmm

Un bicchiare di vino rosso.

E’ bastato per alterare le mie percezioni. Un sorriso mi è sembrato un ghigno, i gesti sembrano azioni epiche, le risate sono frastuoni.

Un bicchiere di vino rosso a volte ti serve per dimenticare gli eventi sconvenienti,

a volte amplifica la tua tristezza.

Un solo stupido

bicchiere di vino rosso.”

“Sono sempre stata adulta da quando mi ricordo.

Non nel senso univoco di maturità,

ma nel senso che non sono mai riuscita a vivere come una bambina.

Normale, normalissima.

Che fa i capricci.

Invece sono sempre stata obbligata a pensare oltre,

a pensare alle mie responsabilità.

Una parola che mi attanaglia.

Responsabilità.

Non fraintendiamoci, la responsabilità è una bella cosa.

Ma mi perseguita.

Da quando avevo cinque anni.

Ecco, la mia infanzia credo sia finita a cinque anni.

Poi sono diventata adulta.

E francamente adesso sono stanca.

Il paradosso è che con i miei genitori ho un rapporto conflittuale ed infantile.

Fa ridere.”

“Mi sono svegliata scura dentro, arrabbiata con il mondo intero

perchè mi hanno mandato una madre adolescente.

Una madre che aizza la madre a non parlarmi,

una madre che crede di essere una superdonna

e che sa solo il pronome IO.

Io sono, io faccio, io creo, io distruggo.

Una madre che ti fa credere una verità e poi ne scopri un’altra….”

“Nella ricerca di libertà, fuori dalla mia mente ho lasciato indietro le mie memorie. Intanto mi fotografo allo specchio e mi osservo, guardo e commento le mie imperfezioni, e mi trovo a volte troppo giovanile per essere credibile come futura letterata. Guardati in faccia, sei una bambina. Sorridi come una bambina ridi come un’infante, e se ti specchi non trovi quello che vorresti essere ma quello che sei. E che cosa posso essere a volte me lo chiedo. Chissà come sarei se lo specchio mi mostrasse quello che sono dentro. Ho paura di essere putrida dentro. Gli occhi sono lo specchio dell’anima ma io ho gli occhi marroni. Anima di merda.”

“Sputerò sangue davanti a questo pc con questa voglia irrefrenabile di scrivere e comunicare con tutti e con tutto

e magari vedere, che qualcuno incappato in tutte queste menate le trovi interessanti, mi invogli a dividere con la rete tutti i miei pensieri, e magari interagire continuamente, ma ho la sensazione a volte di parlare a vuoto, e quasi non respirare, perchè mi capita di scrivere in apnea., a arrivare nel momento in cui respiro a leggere tutto che c’è sopra…e capire che in effetti non ho scritto niente d’interessante, forse si, per uno psicanalista, che mi chiamerà e mi chiederà se voglio andare a fare sedute di psicoanalisi e voglio donare il mio unico neurone (come quello della bottiglia d’acqua…c’è qualcuno…) alla scienza…è incredibile quante cagate si possono scrivere e per qualcuno è anche arte.

un bacio, potter “

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
Le vostre opinioni
Pubblicato il venerdì 18 febbraio 2005 in: Donne e detenzione

Ultimi interventi

Vedi tutti

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No

Anteprima del commento