

“Scusi, signorina, ma quello che ho in mano è un’ordine d’arresto” Mi ha detto un’uomo di mezza età con la barba di due giorni. Quando l’uomo si è avvicinato ero appena uscita da una libreria. Mi è passato per la testa di opporre resistenza ma poi ci ho ripensato.
In macchina sono stata affiancata da due uomini dalle spalle larghe in giacca nera. L’uomo con l’ordine d’arresto si è diretto in Engelab Avenue, sventolando il documento per rassicurarmi del fatto che non erano sequestratori . “Siamo della magistratura - ha detto - e tutto verrà fatto nel quadro della legge islamica. Non si preoccupi. Non dovrebbe durare più di un paio d’ore” Ero infastidita ma sollevata, e non particolarmente sorpresa. L’arresto e l’interrogatorio di chiunque scriva articoli critici nei confronti del regime sono diventati un luogo comune in Iran. Sono una blogger, ed ho scritto spesso con chiarezza sulla vita nel mio Paese: un rischio professionale quindi.
Arrivati a destinazione, mi hanno lasciata in piedi all’esterno, con il sole di fine dicembre che penetrava attraverso la benda sugli occhi che avevano insistito perchè mi mettessi. L’aria fredda e frizzante faceva pensare al nord di Theran, il che voleva dire Evin, la prigione più tristemente nota. Sono rimasta lì in piedi per circa mezz’ora, con i polpacci doloranti.
“Scusi - ho chiesto alla persona che mi si è rivolta dopo - Quando pensa che sarò trattenuta qui?”, “Dipende da lei - ha risposto - Se collabora, sarà breve”. Sono stata fatta scendere lungo una scala a chiocciola. Una donna con voce vellutata mi ha chiesto di spogliarmi e mi ha allungato un’uniforme carceraria.
“Ma mi hanno detto che non sarebbe durato più di qualche ora”.
Sono stata fotografata e mi hanno chiesto peso, colore degli occhi e numero di figli. “Sono single” ho risposto. Tutto questo era umiliante . “Ecco perchè procura guai al nostro sistema - mi ha detto la donna -. Se fosse sposata non avrebbe tempo di scrivere sciocchezze del genere”.
Mi hanno portata in una cella, e una pesante porta di metallo si è chiusa alle mie spalle. Era una cella di tre metri e mezzo, con un piccolo lavandino. Le pareti nude, di color crema dipinte di fresco. Piegate sul pavimento, due lenzuola grigie. Il soffitto era a sbarre. Le guardie guardavano dentro ogni venti minuti circa da un buco nella porta. Stavo raggomitolata in un lenzuolo. A casa mi aspettavano a mezzogiorno. Che cosa vogliono da me? Al mio secondo giorno di reclusione ho chiesto a una guardia se sapesse perchè ero lì. “Non lo so - ha risposto - Glielo dirà chi la interroga”. Il giorno successivo mi hanno portata in una stanza in fondo ad un lungo corridoio e mi hanno detto di sedermi.. Una mano grassa con un’anello di agata mi ha messo di fronte il modulo dell’interrogatorio. Poi ha cominciato a chiedermi del mio webblog, che ha una serie di link a gruppi femministi occidentali.
“Accetta le accuse?” “Quali accuse?”
“Di aver scritto sul suo weblog delle cose che vanno contro il sistema islamico ed incitano la gente a far cadere il sistema. Lei invita il liberalismo americano corrotto a governare l’Iran”. “Ho cercato di scrivere le mie idee e le mie opinioni sul mio weblog e di comunicare con altre persone nel mondo in lingua farsi”. Era dispiaciuto.
“Queste risposte non ci porteranno da nessuna parte, e lei starà qui degli anni. Ci dica la verità. Quando ha ricevuto per scrivere queste cose offensive contro lo stato islamico? Come siete organizzati lei ed i suoi amici webloggers?” Che cosa avrei dovuto rispondere? Sapevo che mia madre doveva essere terribilmente preoccupata. Che cosa potevo dire per avere la certezza di uscire? “Non siamo organizzati contro lo Stato - ho risposto. Scrivo perchè voglio criticare il sistema. Ci sono cose nel nostro Stato che non sono corrette”. “Perchè non manda un’email direttamente all’ufficio del leader supremo? Il leader supremo prende in considerazione tutte le critiche ed adotta misure correttive”. “Non ci avevo pensato - ho risposto - Non aveva senso, naturalmente, però ho visto uno spiraglio. D’ora in poi mi rivolgerò direttamente al leader supremo e smetterò di scrivere sul mio blog”. “Ma adesso è troppo tardi”, mi ha detto.
Tornata in cella ho pianto. Dopo un’ pò, si è aperta la porta. “Può chiedere il sacro Corano per leggere passare meglio il suo tempo qui” mi ha suggerito la matrona dai capelli grigi.
All’udienza successiva, quattro giorni dopo, ho ammesso molte cose, compreso di aver avuto rapporti sessuali con il mio ragazzo, che pure ha un blog. L’ammissione mi ha riempita di sensi di colpa, sia per aver parlato di dettagli così intimi sia per averlo tradito. Adesso è mio complice nel reato di sesso extraconiugale. Sono stata in prigione trentasei giorni. Ora aspetto il processo.
Rilasciandomi mi hanno ricordato di “ringraziare Dio che l’abbiamo arrestata noi. Se l’avessero detenuta quelli del reparto di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche l’avrebbero sicuramente picchiata. Qui è stata nostra ospite”. Prima di uscire, mi è stato chiesto gentilmente di riempire un modulo con i suggerimenti per migliorare le condizioni della prigione.
Farouz Farzami (traduzione di M.Levy) Los Angeles Times
Altre donne iraniane tengono diari su internet, mantenendo naturalmente l’anonimato
“Iranian girl” questo è lo pseudonimo della donna intervistata da Costanza Ruggeri
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Analizzando il fenomeno dei blogs in Italia, è evidente che negli ultimi tempi cresce il desiderio, quasi l’esigenza specialmente nelle adolescenti, ma non solo, di avere diari on-line e di condividere con una più ampia fascia possibile di navigatori, pensieri e riflessioni. Su queste pagine virtuali i navigatori si confrontano su temi d’attualità di cultura o semplicemente parlano d’amore o del loro vissuto quotidiano. Girovagando nella rete mi sono imbattuta in vari blogs,alcuni dei quali davvero interessanti, di seguito alcuni frammenti di un diario on-line….
….il diario di una ragazza di 23 anni dalla vita normale, frequenta l’università, ha un ragazzo con cui trascorre i fine settimana, un rapporto abbastanza conflittuale con i genitori, un desiderio molto forte di comunicare…
… il blog anonimo è di una ragazza italiana. Vive a Milano,(si può capire dal suo diario on-line) fortunatamente… fosse nata in Iran avrebbe seri problemi con la legge. ..soltanto per alcune sue frasi. Una volta monitorata, può sembrarci assurdo ma potrebbe essere incriminarla per sesso extraconiugale (per l’islam fondamentalista è reato) e non solo…
4/08/2004
“A 23 anni:
sono stata buddista,
sono stata cristiana,
sono stata wiccan,
ho fatto un tatuaggio
ho lavorato tanto,
ho dato esami all’università
ho fatto viaggi,
sono stata felice,
sono stata triste,
sono stata depressa.
Ho fatto l’amore
ho fatto sesso
ho fatto casino
sono stata giornalista
sono stata centralinista
sono stata inutile
sono stata utile
sono stata picchiata
sono stata carnefice
tutto sommato sono stata molte cose
ma sono sempre stata me stessa.”
30/04/2004
“Detesto chi crede di aver trovato la luce in ideologie banali,
detesto chi crede di aver trovato la soluzione non dentro di se ma all’esterno,
detesto quelle acque chete che sembrano morte ma che interferiscono nella mia vita.
Perchè voglio poter parlare liberamente ma mi censuro per non essere boicottata
Perchè IO ho le mie idee, ferree idee, urla strozzate in gola.
MA CAPITE CHE COSA SIGNIFICA NON RAGIONARE CON IL PROPRIO CERVELLO”.
31/01/2004
“Sono stata cristiana,
ho frequentato gruppi buddisti,
sono stata wiccan,
ho frequentato i gruppi nativo americani.
Il tutto perchè non trovavo una mia dimensione.
Il problema non era il mio credo, ma io stessa.
Mi sono appoggiata a varie religioni perchè stavo male con me stessa
e chiedevo ad esseri superiori di aiutarmi.
Credevo che nelle preghiere ci fosse la pace.
6/11/2003
Il mio moroso stamattina al nostro risveglio
mi ha spruzzato il suo profumo in testa…uhm…seducente e deviante…
Adesso andrò in giro tutto il giorno con la voglia di abbracciarlo, accarezzarlo…
e dovrei studiare in questo momento…ma come si fà quando c’è un morbido piumino
sul letto che non aspetta altro che scaldarti?uhhhmmmmm uuuuuuhmmm
“Un bicchiare di vino rosso.
E’ bastato per alterare le mie percezioni. Un sorriso mi è sembrato un ghigno, i gesti sembrano azioni epiche, le risate sono frastuoni.
Un bicchiere di vino rosso a volte ti serve per dimenticare gli eventi sconvenienti,
a volte amplifica la tua tristezza.
Un solo stupido
bicchiere di vino rosso.”
“Sono sempre stata adulta da quando mi ricordo.
Non nel senso univoco di maturità,
ma nel senso che non sono mai riuscita a vivere come una bambina.
Normale, normalissima.
Che fa i capricci.
Invece sono sempre stata obbligata a pensare oltre,
a pensare alle mie responsabilità.
Una parola che mi attanaglia.
Responsabilità.
Non fraintendiamoci, la responsabilità è una bella cosa.
Ma mi perseguita.
Da quando avevo cinque anni.
Ecco, la mia infanzia credo sia finita a cinque anni.
Poi sono diventata adulta.
E francamente adesso sono stanca.
Il paradosso è che con i miei genitori ho un rapporto conflittuale ed infantile.
Fa ridere.”
“Mi sono svegliata scura dentro, arrabbiata con il mondo intero
perchè mi hanno mandato una madre adolescente.
Una madre che aizza la madre a non parlarmi,
una madre che crede di essere una superdonna
e che sa solo il pronome IO.
Io sono, io faccio, io creo, io distruggo.
Una madre che ti fa credere una verità e poi ne scopri un’altra….”
“Nella ricerca di libertà, fuori dalla mia mente ho lasciato indietro le mie memorie. Intanto mi fotografo allo specchio e mi osservo, guardo e commento le mie imperfezioni, e mi trovo a volte troppo giovanile per essere credibile come futura letterata. Guardati in faccia, sei una bambina. Sorridi come una bambina ridi come un’infante, e se ti specchi non trovi quello che vorresti essere ma quello che sei. E che cosa posso essere a volte me lo chiedo. Chissà come sarei se lo specchio mi mostrasse quello che sono dentro. Ho paura di essere putrida dentro. Gli occhi sono lo specchio dell’anima ma io ho gli occhi marroni. Anima di merda.”
“Sputerò sangue davanti a questo pc con questa voglia irrefrenabile di scrivere e comunicare con tutti e con tutto
e magari vedere, che qualcuno incappato in tutte queste menate le trovi interessanti, mi invogli a dividere con la rete tutti i miei pensieri, e magari interagire continuamente, ma ho la sensazione a volte di parlare a vuoto, e quasi non respirare, perchè mi capita di scrivere in apnea., a arrivare nel momento in cui respiro a leggere tutto che c’è sopra…e capire che in effetti non ho scritto niente d’interessante, forse si, per uno psicanalista, che mi chiamerà e mi chiederà se voglio andare a fare sedute di psicoanalisi e voglio donare il mio unico neurone (come quello della bottiglia d’acqua…c’è qualcuno…) alla scienza…è incredibile quante cagate si possono scrivere e per qualcuno è anche arte.
un bacio, potter “
Noemi Novelli (webangel)









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