
da L’Unità di red nbsp;«La Sgrena credo che dovrebbe magari essere più accorta: ha detto un cumulo di sciocchezze, parla da poco accorta, si è mossa da poco accorta, ha creato enormi problemi al governo e ha creato anche dei lutti che forse era meglio evitare». Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, da Bologna commenta così, a testa bassa, insultando la giornalista rapita per cui sono scese in piazza mezzo milione di persone, le dichiarazioni della giornalista del manifesto rilasciate in serata, venerdì. Giuliana Sgrena, quando le è stato detto che a Baghdad si stava insediando la commissione d’inchiesta congiunta italo-americana sulla morte di Nicola Calipari ha ammesso di non fidarsi troppo della verità a cui poteva pervenire. «Si sa come vanno a finire queste inchieste…» era la sua considerazione. Ma forse Castelli si riferiva anche a altre parole. nbsp;«Gli americani ci hanno illuminato dopo aver sparato. Per vedere, penso, cos’avevano fatto», ha ricostruito Giuliana Sgrena dal suo letto all’ospedale militare del Celio. E altri particolari: non ha avuto la sensazione che ci fosse un’altra auto al seguito. I soldati non hanno sparato in aria prima di mirare alla macchina.
Intanto le indagini proseguono il loro corso, in cerca della “verità condivisa” di cui ha parlato Berlusconi in Parlamento, e per cercare di chiarire le troppe zone d’ombra che ancora circondano la morte di Nicola Calipari. Mentre a Baghdad si mette in moto la commissione d’inchiesta congiunta Italia – Usa, in Italia prosegue il lavoro della procura di Roma. Intanto il portavoce dell’ambasciata americana a Baghdad Bob Callahan arricchisce di nuovi particolari la versione americana: i militari americani che hanno ucciso il funzionario del Sismi Nicola Calipari, spiega, hanno sparato da un checkpoint “volante” organizzato per difendere il transito dell’ambasciatore Usa John Negroponte, che si stava recando a cena con un generale. Giuliana Sgrena, che sarà operata alla spalla all’inizio della prossima settimana, affida i suoi ricordi ad una lunga intervista pubblicata su il Manifesto: «Non ho visto posti di blocco – spiega - Certo io parlavo, guardavo Nicola, ero euforica, però mi sarei accorta se ci avessero fermato, perché avrei avuto paura». Nessun preavviso, quindi: «Le raffiche sono arrivate mentre la macchina girava, sempre dal lato destro dove era seduto Nicola. Non ho visto nessun fascio di luce, ho solo sentito le raffiche». Venerdì sera, mentre a Roma si ricorda Nicola Calipari con una fiaccolata al Campidoglio, Giuliana Sgrena parla ancora, questa volta per sfogarsi degli attacchi subiti: «Mi sento sotto accusa per essermi fatta sequestrare e poi salvare. Mi sono salvata ma mi sento vittima di cannibalismo. Infierire è assurdo, soprattutto se lo fanno persone che non hanno idea di come sia la situazione a Baghdad. Parlano di cose che non conoscono». nbsp;E dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma: «Non ho fiducia nelle inchieste perché sappiamo in molti casi come siano finite. È invece importante che, grazie alle nostre affermazioni, mie e dell’ agente del Sismi che guidava la macchina quella sera fino all’ aeroporto, si sia imposta la necessità di fare chiarezza. Altrimenti, sarebbe stato tutto archiviato nel giro di due giorni come un tragico incidente ». |

Noemi Novelli (webangel)









Anteprima del commento