Condividi la creazione della Banca del DNA?
A cura di Noemi Novelli (webangel)
Pubblicato il 25/03/2005
Enza, detenuta a Roma, attraverso le sue poesie racconta la sua prigionia fisica ma anche quella del suo cuore e della sua anima.
"Vorrei evadere dalla prigione del cuore,
da questa gabbia che mi intrappola nel tuo ricordo.
Il tuo sorriso,
i tuoi occhi profondi,
le tue mani rassicuranti....solo immagini!
Tutto mi parla di te
vorrei essere sorda ma sento.
Odo la tua voce che pronuncia il mio nome,
come un fruscio di vento
accarezza la mia anima,
placa le mie ansie,
i miei affanni.
Poi i miei occhi ti cercano e non ci sei...
....e non ci sarai mai...
La peggiore delle torture:
sapere e non voler accettare.
Voglio evadere, calarmi attraverso le sbarre di una cella troppo stretta oramai.
Perchè non sia un carcere a vita,
perchè la pena non diventi capitale devo solo dimenticarti...
avere il coraggio e la volontà di dirti addio,
di cancellare ogni traccia di te...
Enza