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A cura di Noemi Novelli (webangel)
Pubblicato il 09/04/2005
"Il Papa apparve in Tv puntuale, la sua figura bianca, curva e sofferente quel giorno mi sembrò ancora più bella e rassicurante, un angelo venuto in soccorso di noi poveri mortali...ci fu anche chi preparò frettolosamente il suo bagaglio in sacchi neri dell'immondizia..." Aldo Rotolo ha appena finito di pagare il suo debito con la Giustizia. Da poche settimane è in libertà e si prepara a progettare un nuovo futuro. Aldo (42 anni, studi classici), nel periodo di reclusione ha collaborato con la redazione giornalistica del carcere milanese San Vittore.Di questa sua passione per il giornalismo ne vorrebbe fare una professione.
Amnistia, indulto e condono, parole che l’opinione pubblica tratta con interesse asettico, ma che qui hanno il sapore dolciastro dell’illusione. Appena un pincopallino della politica, su un gazzettino qualsiasi del territorio nazionale, dà una timida apertura alla realizzazione di un provvedimento di clemenza, il tam tam irrefrenabile delle carceri parte e non conosce ostacoli. Con uno schieramento trasversale che non fa differenze di etnia, religione e condizione sociale fa partire il passaparola, la domanda viene proposta con la frequenza assillante di un tormentone di una canzone estiva di successo: "ma secondo te prima di Natale daranno l’amnistia?" Ed ognuno ha un amico, un parente lontano che conosce il vicino di casa dell’autista di un onorevole, o il figlio di primo letto di un senatore, che gli ha assicurato che sì, si farà, che tutto è deciso ma, che ancora non viene detto per non turbare l’opinione pubblica, la sciura Maria o la zì Rosa che per antonomasia, si sa, sono contrarie a che i delinquenti tornino nelle strade delle nostre città. Se poi per "disgrazia" un quotidiano a tiratura nazionale od uno dei tg dà la notizia, la frittata è fatto e subito c’è chi in carcere si trasforma in un vero professionista della divulgazione d’informazioni sull’amnistia. Il detenuto in esame diventa un giornalista-Ansa ,circola con l’auricolare collegato ad un’efficiente radiolina walkman, perennemente sintonizzata con Radio radicale e, "chettelodicoaffà", dopo pochi giorni è l’autorevole esponente dell’ agenzia di stampa inframuraria. Inutile opporsi, o tentare di ricordargli come le esperienze passate dovrebbero consigliare un ragionevole pessimismo: spesso la disperazione è una cattiva consigliera. Io stesso ricordo bene il fatidico giorno in cui Papa Giovanni Paolo II si recò a fare visita alle Camere riunite per chiedere clemenza per i detenuti. Era il 14 Novembre 2002, attendevo impaziente la diretta tv programmata per le dieci della mattina. (Il divano di casa mia era pieno di tutti i giornali di quel giorno, senza differenze ideologiche: bastava che dicessero che l’amnistia ci sarebbe fatta, e tutto sarebbe finito per noi a tarallucci e vino, per avere asilo politico in casa mia. Sentivo un’insistente puzza di bruciato sulla mia vicenda personale, temevo che senza un’amnistia sarebbe successo quello che poi si è avverato: che finissi in gabbia per un po’. Il Papa apparve in Tv puntuale, la sua figura bianca, curva e sofferente quel giorno mi sembrò ancora più bella e rassicurante, un angelo venuto in soccorso di noi poveri mortali per fare uscire molti detenuti sofferenti e non fare entrare chi come me era diretto qui, dritto come un fuso. Disse subito alla platea dei parlamentari che l’ascoltava assorta che "un gesto di clemenza verso i detenuti mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di stimolarne l’impegno di personale recupero, in vista di un positivo reinserimento nella società". Senatori ed onorevoli si sciolsero immediatamente in un puntuale e fragoroso applauso, che io avvertii come liberatorio e di totale assenso, e che alle mie orecchie ebbe l’effetto del mitico urlo di Sandro Martellini in quella notte del 1982 con l’Italia mundial: "CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO". Era fatta, il premier Berlusconi, alle parole del Santo Padre, inquadrato dalla Tv, faceva convinto sì con la testa, ed io ebbro di felicità camminavo nervosamente nel salotto di casa, telefonando ad amici e parenti per dire che ce l’avevo fatta: non sarei entrato in galera e, promettevo a loro ed a me fioretti e voti di ringraziamento. La risposta, ad oltre un anno di distanza fu una raggelante delusione: le Camere abortirono un provvedimento dal nomignolo diminutivo: "l’indultino" che, liberò nel giro di qualche mese cinquemila persone, e ,che comunque quando fu approvato fece scatenare brindisi, urla ed abbracci nelle carceri di tutta Italia. Nessuno di noi si sentiva fuori da quei benefici e festeggiava, con i compagni di sventura, l’imminente liberazione. Ci fu anche chi preparò frettolosamente il proprio bagaglio in sacchi neri dell’immondizia, progettando, da lì a qualche giorno, meravigliose vacanze in luoghi tropicali. Si fantasticava su ore ed ore di straordinari coatti fatti dagli uffici matricola di tutti i carceri della penisola, per preparare in poche giorni le liste dei liberanti. Tutto svanì in un attimo non appena ci si rese conto della risibile portata di quel mini indulto. E’ evidente che, a favore e contro a provvedimenti di condono, oggi ci siano schieramenti trasversali che, per calcolo elettorale o tattica politica sono totalmente contrari ad amnistie o ad indulti di varia natura per cui, tra noi, gli stessi ottimisti di primo pelo ora blaterano dal più raffinato "non ci sono le condizioni politiche" al più banalotto "aspettiamo la riforma del codice". A noi non resta che spegnere il walkman, e sbuffando annoiati ,girare la pagina del giornale sui programmi tv, aspettando la prossima estate, in attesa che l’onorevole di turno faccia ripartire ,con le sue inopportune dichiarazioni, il solito ritmico urlo: A-MNI-STIA A-MNI-STIA Aldo Rotolo