
Il silenzio di Allah
Dal Corriere della Sera - 16 Aprile 2005-
“Una bellissima ragazza islamica racconta in un flash back il suo innamoramento per Raman, incontrato al Suck ..così in pochi minuti Van Gogh riesce a costruire un percorso narrativo: con il Corano disegnato sulla schiena che sussulta di dolore, la donna coperto il viso, parla con gli occhi dell’amore e parla del verdetto di consapevolezza, dei 100 colpi di frusta che riducono il suo corpo a un ammasso di umiliazioni.
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Parla del marito che più di una volta a settimana le dà un pugno sul viso. La macchina del regista ondeggia tra violenza e dolcezza, tra puro ed impuro; poi la poveretta si permette quasi una virata ironica ed insiste su Allah misericordioso, racconta che abbassa lo sguardo, ha delle fantasie sul vento che attraversa i capelli, il sole sulla pelle. In casa però confessa che è stata violentata dallo zio, fratello del padre. Confessa che si sente in gabbia….e qui c’è il colpo più violento, si stupisce del silenzio di Allah, insomma nessuno risponde… Ma non ho altro dice che tornare da te e desiderare la tomba.”
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Noemi Novelli (webangel)









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