
Dal Messaggero
Più che una semplice battuta, in queste parole c’è l’essenza della pellicola: nata all’interno di un progetto per il reinserimento dei detenuti nella società, cerca di entrare nella loro quotidianità fatta di speranze, aspettative e tanta paura nel futuro.
Un futuro che per alcuni sarà meno buio, visto che in cinque hanno ottenuto un’assunzione a tempo indeterminato, merce rara in tempi di precariato. Prodotto da Carlo Angelozzi, il “corto”, nato dalla collaborazione tra la Casa circondariale di Pescara, l’assessorato alla cultura del Comune e la scuola edile, dura mezz’ora ed è preceduto da un backstage girato da Francesco Calandra. “Ho paura - dichiara nel film Raffaello, detenuto originario di Andria - di ricommettere gli stessi errori del passato senza una concreta opportunità di lavoro. Puoi non mangiare uno due tre giorni, ma al quarto ti ritrovi a compiere gli stessi reati di prima”. Il cortometraggio finisce con i detenuti a pranzo in un ristorante. Emilio, che sogna di fare il ristoratore, viene invitato dal proprietario del locale a cimentarsi in cucina.
Noemi Novelli (webangel)









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