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Lavoro, cultura, sociale e sport

Emilia Patruno premiata a Minori per "Avanzi di galera"

A cura di Noemi Novelli (webangel)

Pubblicato il 07/07/2006

A vincere è l'originalità di "Avanzi di Galera" il libro di ricette dei detenuti del carcere San Vittore. Emilia Patruno: "E' un volume di briciole di vita, un mix di sogni e ricordi".

foto intervento

 

Nella foto la giornalista Emilia Patruno già vincitrice del premio Cenacolo

 

L'intervista a Emilia Patruno. 

di

Rosanna Di Giaimo

da www.positanonews.it

 

“Avanzi di galera” (Guido Tommasi Editore) è un libro di ricette di cucina, nato tra e con i detenuti di San Vittore, premiato alla quinta edizione del Premio di Letteratura enogastronomica Minori-Costa d’Amalfi. Un volume frutto di un’idea originale che certamente ha un fondamento.

Ne parliamo con Emilia Patruno, giornalista di Famiglia Cristiana, ideatrice del progetto “Per la  comunicazione dal carcere e nel carcere”.

Ma come nasce l’idea?

“ Amo sottolineare  che è un libro di “frammenti di vita”, anzi di “briciole di vita” per usare la terminologia culinaria. Il cibo non è solo alimento che si deglutisce e che nutre. E’ un insieme di emozioni, sensazioni, di sogni e di ricordi che, all’interno di un non-luogo, diventa vita, possibilità di sperare, di vivere ancora là dove il corpo è colpito duramente. Il cibo rappresenta, così, l’unica via d’uscita ad un disagio al limite dell’umano. Mangiare è importante per tutti ma, in una dimensione esistenziale come quella carceraria, lo è ancora di più.”

Questa esperienza di “notorietà” quanto ha dato ai detenuti?

“Il carcere è il luogo dell’esclusione. Ciò che manca più di tutto è l’essere interpellato.

Essere messi insieme per un progetto ha rappresentato un divertimento, ma anche l’elaborazione di una propria esperienza umana. Dal racconto di sé, della personale tragedia è emersa una  voglia di vivere. Nelle pieghe di un luogo della non-vita, c’è vita.

La scelta della Giuria  ha significato un’attenzione verso chi, spesso, non ha più identità.

Sì, ma stasera mancano i veri autori…

“L’assenza è ovvia. Il Premio, però, è un segno che si può percorrere un cammino alternativo che è quello di “voler guardare” ciò che, invece, non si deve vedere. San Vittore è al centro di Milano a pochi passi dal Duomo. Proibire di entrare, anche solo con lo sguardo, entro muri dove si accalcano circa 1200 persone, per la società significa perdere una grande occasione di ulteriore maturazione. La scelta del cibo, come elemento comune per un confronto, ha messo ognuno di loro in grado di raccontare il meglio di sé”.  

E’ il primo esperimento letterario del genere?

“Abbiamo realizzato già un libro sul linguaggio carcerario dal titolo “Pugni nel muro” ed un gioco “Criminal Mouse” inventato dai detenuti i quali hanno scritto il regolamento del gioco stesso con la consapevolezza di essere stati fuori dalle regole”.

A parte il coraggio dell’editore Guido Tommasi nel pubblicare il libro, quanto o cosa questo lavoro ha dato a voi del progetto?

“Una enorme gratificazione nell’essere riusciti a far emergere la personalità creativa di questi individui. Credo che il mondo dietro le sbarre sia un po’ come i limoni di questa splendida costa: buccia amara e polpa acre ma che sanno concertare sapori e profumi che sono il gusto della vita”.

Pur affrontando temi più strettamente legati al turismo enogastronomico, l’edizione di quest’anno del Premio Minori ha voluto spostare l’attenzione su un mondo diverso, quello carcerario.

“Questo perché - ha sostenuto Tullio Gregory, presidente della Giuria –l’arte dei sapori non ha confini, come il turismo”. Assunto condiviso da Giuseppe Liuccio, ideatore del Premio che vuole essere - ha sottolineato ancora una volta - uno strumento per l’affermazione di un turismo di qualità.






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