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Osservatorio Crimini su Donne e Minori

Con gli occhi di un uomo.

A cura di Noemi Novelli (webangel)

Pubblicato il 13/02/2008

Lo stupro e la violenza di genere vista con gli occhi di un uomo.

foto intervento

Riporto di seguito un interessante riflessione di Enric Tello.

L'autore, di questa lettera aperta, indirizzata al Ministro degli Interni spagnolo, commentando l'omicidio e le torture perpetrate ai danni di tre ragazze, di quattordici e quindici anni, avvenuto in Spagna nel 1993, vuole offrire (non solo al Ministro degli Interni ma all'intera società maschile), una personale chiave di lettura al fenomeno della violenza di genere. La lettera lunghissima e sofferta, ( ne pubblico solo una parte), rappresenta anche un invito, rivolto agli operatori del settore, a non riversare esclusivamente sui  giudici  le responsabilità dovute al reiterarsi di crimini violenti, ma di adoperarsi per studiare strategie di prevenzione prima che il reato sia commesso.

 

 

Barcellona. Anno 1993.

"Lei ha detto sig. Ministro che gli stupratori e assassini delle tre ragazze di Alcasser, Antonia, Desirè e Miriam sono delle belve. Questo era esattamente ciò che aspettavano gli uomini, i fratelli, i padri e gli amici di tante donne e adolescenti che hanno assistito, fra lo scomodo e lo sconcertato, alla ferita sofferta dall'altro genere: il loro onore e la loro impotenza, unite improvvisamente nella consapevolezza di sentirsi potenziali violentate. Mentre la TV- spazzatura e la stampa scandalistica davano il tocco finale violentando per la seconda volta, morbosamente, il dolore dei familiari, tutti noi che apparteniamo al suo stesso genere, abbiamo sperimentato, sig. Ministro, uno strano turbamento.Da una parte è evidente che una volta diventati adulti il sesso maschile ci unisce alla condizione degli aggressori, di fronte alla generale violabilità del sesso femminile. L'appartenenza al sesso maschile, per così dire, ci protegge, rendendo improbabile per noi la possibilità di trovarci in quella condizione ( sempre che non andiamo a finire in galera o in qualche sinistra questura). Questo ci tranquilizza. Tuttavia sarebbe innammissibile che la sorte di potenziali violentate che accomuna le donne potesse far pensare a qualcuno di noi, per elementare simmetria, che anche noi uomini possiamo condividere la condizione di violentatori. Questo proprio no. Le sue dichiarazioni hanno messo ogni cosa al suo posto. Noi uomini non siamo tutti uguali. Lei l'ha detto sig. Ministro. Ci sono belve umane, incapaci di controllare i loro bassi istinti e uomini buoni e retti, pronti a usare la forza propria del loro sesso per proteggere il sesso "debole". Il padre di famiglia che sa rispettare le figlie, il fratello che cresce imparando a non sapersi estraneo alle minacce che riguardano la sorella, l'amico e il fidanzato che circondano con braccia protettrici il fragile corpo dell'amata: tutti hanno potuto riconoscere nelle sue parole il compito comune. Tutti assumiamo facilmente il ruolo di angeli custodi dell'angelo del focolare. Tutto era chiaro. Il popolo esigeva giustizia, la guardia civile agiva. I giornali pubblicavano in prima pagina i volti degli stupratori, torturatori, e assassini. La loro cattura e condanna chiuderebbe il caso, farebbe ritornare ogni cosa al suo posto, pur lasciando la ferita aperta nella vita delle famiglie. Tuttavia succede, a volte, che quando tutto diventa così chiaro siamo presi da una strana sensazione, come se tutto fosse fin troppo chiaro. Istintivamente cerchiamo delle spiegazioni possibili associando fatti diversi. Leggendo disordinatamente i giornali mi sono imbattuto nelle 20.000 donne violentate bosniache, mi sono ricordato della nostra missione in questa lotta sostenuta dal genere maschile nello sdoppiamento della sua identità tra angeli custodi e diavoli. Che cosa succede quando gli angeli si arruolano negli eserciti in guerra lasciando migliaia di donne e ragazze in terra di nessuno? Chi assume il ruolo di angelo custode e chi quello di demonio? Ho pensato che per evitare una situazione così terribile si doveva agire preventivamente. Fin da piccoli ci hanno insegnato che i demoni sono degli angeli caduti. Quindi la natura di un uomo può cambiare, l'uomo buono può trasformarsi in un uomo-lupo il dott. Jeckjll vive in mr. Hide. Mi è venuto in mente che per portare a termine la missione devo studiare attentamente i violentatori, conoscere i tratti che li distinguono, per poter individuarli prima che commettono un nuovo crimine. Ho guardato in faccia i violentatori, ho letto le loro storie pubblicate dai giornali e il mio smarrimento è aumentato. Se avessi incontrato per strada Michel Ricart avrei riconosciuto nel suo aspetto l'istinto certo dello stupratore? Come distinguerlo da tanti altri ganzi da discoteca che si mostrano aggressivi non perchè malintenzionati, ma solo per dimostrare la forza con cui potrebbero difendere le ragazze da alri uomini? Come sospettare che quel Enrique Angles, che sorride implorante accanto al volto indurito della madre, possa avere avuto a che fare con un assassino efferato quale è il fratello?

Certo lo sguardo di Antonio Angles è feroce. Ma appare abbastanza spesso di incrociare questo sguardo da fiera in trappola. Quali indizi possono farmi sospettare che un altro sguardo come questo sta per sequestrare, violentare, toturare e assassinare adolescenti innocenti?

Antonio Angles e Miguel Ricart "cercavano di rimorchiare" , ha detto il fratello di uno degli assassini, però non gli doveva andare così bene perchè ultimamente dicevano che" tutte le donne sono delle puttane". La forza superiore della quale si pensavano dotati non sempre dava dei risultati.

Dopo quell'esame sig. Ministro, non ho potuto evitare la sgradevole sensazione di trovarmi di fronte ad uno specchio. Uno specchio rotto e deformato, senza dubbio. Ma uno specchio che nel volto degli stupratori rifletteva schegge della mia propria mascolinità.

Il sospetto iniziale si confermava: limitando la responsabilità esclusivamente ai criminali, lei non agisce coerentemente per prevenire, come Ministro dell'Interno, la ripetizione di casi simili.

Non pensa, quantomeno, di dover dire pubblicamente che da qui in avanti considererà sospetto chiunque dica che "tutte le donne sono puttane"? Non è forse questa la traccia più evidente lasciata dagli assassini "prima" di commettere il crimine? Questo come minimo.

 Ma vorrei suggerirle qualcosa in più. Arrivato a questo punto ho pensato all'unica alternativa che mi sarebbe rimasta se mi fossi trovato in una situazione come quella della Bosnia Erzegovina: disertare. Se l'esperienza dello stupro di massa può essere assunta come estremizzazione di quanto accade nella normalità quotidiana, determinata da circostanze critiche particolari, allora forse il miglior contributo degli uomini di fronte ad altre violenze è quello di una diserzione preventiva.

Ci sono psicopatologie negli uomini e nelle donne. Diversi trascorsi psichici maschili portano allo stupro di una donna da parte di un uomo o di una ragazza o un ragazzo da parte di un uomo. Lo stupro di un uomo ad opera di un altro uomo può succedere ma è meno frequente. Quanti casi ci sono nei suoi archivi, sig. Ministro, di donne psicopatiche che abbiano violentato un uomo? e altre donne? e in che contesti? Come ogni abuso di potere lo stupro nasce da un dominio precedente, da una relazione di potere socialmente legittimata. Per questo l'evidenza dello stupro in quanto forma estrema di violenza sessuale maschile, è un'esperienza che mette in discussione anche gli uomini. Perchè mostra crudamente quanto la forma della nostra sessualità all'interno del patriarcato sia intimamente legata al dominio delle donne da parte degli uomini.

"Il patriarcato dice agli uomini che il loro bisogno di amore e rispetto si può soddisfare solo in quanto si dimostrino virili, potenti e alla fine violenti", ci ricordano Kokopeli e Lakey in un interessante saggio intitolato "Troppo potere per noi": "amare una donna significa avere potere su di lei e trattarla con violenza se necessario"..."Lo stupro è logica consegenza della sessualità maschile".

Una volta accettato interiormente il dominio come destino inevitabile del nostro essere, l'impossibilità di esercitarlo determina la paura di essere dominati. Da questa grande paura può nascere il peggio.

La prego di considerare con attenzione la possibilità di una strategia di lotta contro la violenza sessuale fondata nella seguente ipotesi: l'unica terapia efficace contro lo stupro è che le donne abbiano più potere. Concentrare la sorveglianza sulla zona genitale, dalla cintola in giù, è un grande errore metodologico in cui sono caduti sino ad oggi giudici e polizia. Perchè le donne siano rispettate dalla cintola in giù è necessario che vengano rispettate anche dalla cintola in su, che venga rispettato il loro corpo e la loro anima. Lei dovrebbe saperlo meglio di chiunque: il rispetto vero parte dall'autorevolezza non dalla protezione. Prima di scendere sul piano della genitalità bisogna agire sul piano simbolico, sull'immagine della donna nella nostra cultura.

Per rompere il binomio protezione/stupro è necessaria un' autorevolezza femminile. Questo significa che noi uomini dobbiamo imparare a rispettare le donne sino al punto da accettare l'emergere di un' autorevolezza femminile che rifletta e trasmetta l'immagine, pubblicamente condivisa, delle donne come soggetti liberi. Dobbiamo essere pronti ad accettare che ci sono donne capaci di rivestire ruoli e di definire partendo da loro stesse, il modo in cui starci.

Capisco che leggendo queste righe si sentirà un pò perplesso. Tuttavia ci pensi bene ne vale la pena.

Enric Tello.

Traduzione dallo spagnolo di Giuditta Creazzo.

Le Vostre Opinioni

Cosa ne pensi...

Opinione postata il 2008-02-13 18:41:23
Sono passati quindici anni dalla riflessione di quest'uomo illuminato, speriamo che nel frattempo in Spagna sia cambiato qualcosa, perchè in Italia non mi sembra...
  • Oggetto: Quindici anni fa... - Utente : Sara
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