
Pubblicato in precedenza con successo negli Stati Uniti da Harvard University Press, esce ora in Italia una raccolta di alcuni fra i maggiori filosofi degli ultimi decenni.
Forse la principale ragione della frattura che separa la filosofia analitica anglosassone da quella cosiddetta continentale è il credito di cui il ‘naturalismo scientifico’ gode presso molti influenti filosofi analitici come Quine, Dennett e Fodor. Secondo questa concezione esiste un unico modello di conoscenza: quello che applicato alle scienze naturali ha dato luogo a quattro secoli di trionfi. In questa prospettiva, tutte le scienze umane e la stessa filosofia vi si dovrebbero adattare. Un punto di vista antitetico è assunto dai campioni della filosofia continentale, da Heidegger a Ricoeur, da Gadamer a Derrida. Nella loro prospettiva, il naturalismo non è che una versione dello scientismo: una concezione depauperante per la comprensione del mondo.
Il punto di vista sviluppato in La mente e la natura è, in questa luce, del tutto innovativo. I contributori (compresi molti dei più celebri filosofi analitici, da Davidson a Putnam, da McDowell a Cavell), nel delineare un naturalismo liberale, difendono con forza l’irriducibile pluralità delle forme di comprensione della realtà e la costitutiva autonomia della filosofia, che dovrebbe non solo dialogare con le scienze forti, ma tornare a interagire con le arti e le scienze sociali, con il senso comune e la storia della filosofia. Questa raccolta promette di avvicinare alla nuova filosofia angloamericana anche molti scettici filo-continentali.
Mario De Caro è ricercatore in Filosofia politica all’Università Roma Tre. È autore di Dal punto di vista dell’interprete (Carocci, 1998) e Il libero arbitrio (Laterza, 2004).
David Macarthur è ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia della Sydney University. Allievo di Cavell e Putnam ha scritto numerosi saggi di epistemologia, filosofia della psicologia, storia della filosofia ed estetica.
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