
“E’ importante?”.
“Veramente, no”.
“Non importa, si tratta di maggiore ricchezza descrittiva”, disse Morris, facendo un gesto indulgente con il sigaro, “contribuisce a creare un’atmosfera reale”. (David Lodge: ‘Il professore va al congresso’, Bompiani, Milano, ‘93 - pag. 89).
Avete appena letto con quanta ironia lo scrittore inglese descrive il vezzo dei romanzieri di ‘allungare il brodo’. Agli inizi capitava anche a me di essere impaurito dalle pagine da riempire, ma ora so vhe il segreto consiste nel tagliare, perché, se si volesse aprire il rubinetto della coscienza, correremmo il rischio di non fermarci più. E invece si deve dare agli altri e a se stessi delle pause e dei silenzi.
Anche qualche citazione in una lingua diversa non guasta, se adoperata al momento giusto.
“Lew aveva adattato a laboratorio una stanzetta della sagrestia. In quel buco da eremita lucidava i candelabri, rimetteva l’olio nelle lampade ed esercitava il suo talento dipingendo su pergamena. Tutti i cartagloria alluminati della chiesa superiore erano opera sua; ed anche gli ornamenti in rosso e oro delle iscrizioni latine invocanti la purezza dell’anima e del corpo. Non che quella appesa sul lavabo della sagrestia: Da, Domine, virtutem manibus meis ad abstergendam omnem maculam, ut sine pollutione mentis et corporis valeam tibi servire”. (Henry Morton Robinson: ‘Il cardinale’, Garzanti, Milano, ‘65 - pag. 103).
“Avvolti nei loro cappotti di vello di pecora, la fronte coperta dall’alto berretto di pelo, i ’sissit’ cantavano in coro il ‘laulu’ triste. Poi il suonatore faceva scorrere le dita sui tasti dello strumento,e i ’sissit’ intonavano il ‘Rèppurin làulu, il canto careliano del cuculo, l’uccello sacro della Carelia:
siell mie pàimelauluin làuluin
min muamo mièroon sùori
Kàrialan maill kulakakoset guk-kuup”. (Curzio Malaparte: ‘Kaputt’, Garzanti, Milano, ‘68 - pag. 60).
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