Per stampare: Clicca qui oppure seleziona File » Stampa nel menù del tuo browser.

        -----------------------------------------------------------------------------------------------
        Questo intervento è stato stampato da Guide di Dada.Net
        raggiungibile a http://guide.dada.net
        -----------------------------------------------------------------------------------------------

By Case editrici di guidaOut
URL: http://guide.dada.net/case_editrici/interventi/2007/12/315847.shtml

Case editrici di guidaOut guida dal 11-06-2004

Ombre lucane

Una serie di racconti di Giuseppe Cerone

foto intervento

Premessa

                                                                                                                                

Muro Lucano è il nome del paese dove sono nato, in Lucania appunto. Ma queste due  parole hanno acquistato per me, per molto tempo, il significato di ostacolo, o divario, che sempre ha bloccato le aspirazioni e le iniziative della mia gente, e ne hanno denotato il carattere insicuro e diffidente, maturato attraverso i secoli. I racconti che seguono sono il riscontro di esperienze personali che si snodano attraverso molti anni e di esperienze vissute di riflesso, magari solo sentendone o leggendone, ma che coincidono con quelli che io penso  siano i tempi stessi della vita,  di un popolo come di un uomo,  quali lo stupore, la disperazione, la rabbia, l'attesa, la rassegnazione.

Amo scorgere nei Lucani, disillusi e misteriosi, e nel posto dov'essi radicarono, il richiamo della sofferenza e dell'introspezione, della solitudine e del silenzio. Partito da Muro Lucano, ho percorso un po' di strada. Ho osservato, forse anche sovraccaricato di immagini la mente, ma volevo capire. Nella convinzione che la saggezza derivasse da qualcosa al di fuori di me, ho spesso elemosinato questo 'dono prezioso', ma in realtà non ho fatto altro che verificare quanto avevo già intuito nelle lunghe ore trascorse ad attraversare e riattraversare il fiume Rescio, nella pianura antistante al mio paese, e cioè che per girare il mondo si può partire e girovagare, ma anche sedersi e aspettare.

Allora però ero insicuro e volevo rompere l'isolamento, trovare delle conferme, vincere la paura della solitudine: stupida presunzione, poiché solo nella solitudine si può vincere la paura. Ho imparato infatti che la libertà consiste nell'appoggiarsi solo a se stessi, nel non lasciarsi ingannare dagli altri, e che la via della liberazione prevede il superamento di tutti gli idoli e i ricordi, per spianarsi la strada verso il vuoto, nel vuoto.

Il bisogno di scrivere è una necessità vitale: serve a scaricare le visioni accumulate. Nostalgiche visioni di contadini lontani nel tempo e di bambini senza giocattoli e senza infanzia, di zingari senza identità. Visioni di ragazzi diretti chissà dove, verso Nord, già perduti nell'oceano delle nostre speranze; e sensazioni di tristezza lontano da casa, anche se là niente veramente mi appartiene. Paesi umidi nella nebbia e ragazze brune che rincasano e richiudono la porta, mentre piano svanisce nella strada il rumore dei tacchi sull'asfalto. Vagabondi al freddo in cerca di calore e gente umile che mi guarda con sospetto.

Il terremoto del 23 novembre 1980 è caduto soprannaturalmente a chiudere un ciclo, ma voglio sperare che, sbriciolando quel 'muro', abbia  aperto un'epoca di rinascita e di coscienza, anche se i frutti tardano a maturare.

 

Leggi i racconti