Pantani boccia il casco

Ancora perplessità attorno alla nuova riforma.

“Siamo professionisti e dobbiamo essere liberi di indossarlo o meno”. Un contrariato Marco Pantani mette in discussione la nuova norma che obbliga i corridori a indossare l’elmetto durante ogni competizione.

Il casco proprio non si addice a Pantani, sia dal punto di vista atletico (non è abituato a indossarlo), sia da quello estetico. Il pirata non è più tale senza bandana e orecchino, celati questi ultimi da un involucro sintetico.

Adesso cerchiamo di allargare i nostri orizzonti: ogni ciclista professionista ha al seguito un numero di tifosi proporzionale alla sua popolarità. Tifosi che accompagnano ogni impresa del corridore e cercano di imitarlo nella vita quotidiana. Se pensiamo al numero degli incidenti che si registrano in bicicletta, legati ad inevitabili fatalità, ci accorgiamo per via statistica di come sia possibile preservare la propria vita indossando un semplice elmetto.

Ormai i caschi di fabbricazione odierna sono ultraleggeri e traspiranti, aerodinamici e coloratissimi. Insomma, esistono mille motivi per cui indossarli.

Oggigiorno, a causa dei giganteschi giri d’affari che ruotano attorno agli atleti, un ragazzo diventa professionista senza avere piena consapevolezza delle sue effettive responsabilità verso i tifosi, vera linfa dello spettacolo.

La formazione di un vero campione parte proprio da questo principio: il rispetto degli altri prima dei risultati.

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Pubblicato il mercoledì 14 maggio 2003 in: Tu,come la vedi?

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